(AGENPARL) - Roma, 1 Novembre 2026 - Il presidente del Consiglio presidenziale Mohamed al-Menfi e il capo dell’Alto Consiglio di Stato Mohamed Takala rilanciano il dialogo per arrivare alle elezioni presidenziali e parlamentari. Al centro dei colloqui l’indipendenza della magistratura, l’unificazione delle istituzioni e l’attuazione dell’accordo del 30 agosto, che prevede un percorso elettorale entro un massimo di 24 mesi. L’ONU sostiene la mediazione, ma rimangono importanti ostacoli politici e istituzionali.
La Libia tenta di compiere un nuovo passo verso il superamento della lunga crisi politica e istituzionale che continua a dividere il Paese. Domenica 1° novembre 2026, il presidente del Consiglio presidenziale libico Mohamed al-Menfi e il presidente dell’Alto Consiglio di Stato Mohamed Takala hanno discusso degli sforzi necessari per raggiungere un accordo politico nazionale capace di aprire la strada alle elezioni presidenziali e parlamentari.
L’incontro arriva in una fase particolarmente delicata del processo di riconciliazione, dopo mesi di negoziati patrocinati dalle Nazioni Unite e il raggiungimento, lo scorso 30 agosto, di un’intesa preliminare sulla riorganizzazione della Commissione elettorale nazionale e sulle condizioni giuridiche per lo svolgimento delle consultazioni.
Secondo quanto riportato il 1° novembre da media locali, il colloquio tra al-Menfi e Takala ha affrontato gli ultimi sviluppi politici e le iniziative necessarie per riprendere il processo negoziale, raggiungere un’intesa nazionale complessiva e favorire una transizione verso istituzioni democraticamente elette.
I due leader hanno insistito in particolare sulla necessità di proteggere la magistratura da interferenze politiche e preservare l’unità delle istituzioni sovrane.
La questione giudiziaria è ormai considerata uno degli elementi decisivi per la riuscita del processo elettorale: senza autorità giudiziarie riconosciute e indipendenti, eventuali controversie sui candidati, sulle procedure di voto e sui risultati potrebbero riaprire le divisioni tra le principali fazioni libiche.
L’iniziativa si inserisce nella tabella di marcia promossa dalla Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia, nota come UNSMIL, che punta a superare lo stallo istituzionale attraverso un accordo sulle leggi elettorali, l’unificazione delle autorità di governo e un processo di dialogo nazionale più inclusivo.
L’incontro non equivale però alla firma di un nuovo accordo definitivo né alla convocazione ufficiale delle elezioni. Rappresenta piuttosto un tentativo di consolidare il consenso politico necessario per attuare gli impegni già raggiunti.
Il vertice tra al-Menfi e Takala: verso una soluzione politica condivisa
Il confronto tra i due esponenti istituzionali ha avuto come obiettivo principale la ricerca di una soluzione politica libica alla crisi del Paese.
Secondo il comunicato del Consiglio presidenziale al-Menfi e Takala hanno esaminato le condizioni necessarie per riattivare il dialogo politico e arrivare a un accordo nazionale complessivo.
Al centro della discussione figura la necessità di evitare che la frammentazione delle istituzioni continui a impedire l’organizzazione delle elezioni.
La Libia è infatti caratterizzata dalla presenza di autorità e strutture politiche concorrenti che rivendicano competenze differenti, rendendo particolarmente difficile assumere decisioni riconosciute sull’intero territorio nazionale.
L’obiettivo richiamato dai due leader è quello di costruire un quadro istituzionale condiviso nel quale le decisioni sulle elezioni, sulle nomine pubbliche e sulle procedure costituzionali siano adottate nel rispetto delle competenze previste dalla legge.
La richiesta di una soluzione nazionale assume anche un significato diplomatico.
La mediazione delle Nazioni Unite resta fondamentale, ma il processo potrà consolidarsi soltanto se le principali istituzioni libiche accetteranno di assumersi la responsabilità politica dell’attuazione degli accordi.
Al-Menfi e Takala hanno quindi posto l’accento sull’importanza di preservare il ruolo delle istituzioni, evitando che siano utilizzate come strumenti nelle controversie tra le fazioni.
Non si tratta del primo incontro tra i due esponenti.
Il 19 ottobre al-Menfi e il vicepresidente del Consiglio presidenziale Abdullah al-Lafi avevano già incontrato Takala a Tripoli per discutere della situazione politica, economica e della sicurezza nazionale.
In quella occasione era stata ribadita la necessità di una soluzione basata sul consenso, sulla partecipazione delle componenti nazionali e sul rispetto della volontà dei cittadini.
La continuità di questi contatti dimostra il tentativo di mantenere aperto un canale istituzionale anche in presenza delle divisioni che caratterizzano il sistema politico libico.
L’indipendenza della magistratura diventa una priorità nazionale
Uno degli aspetti più rilevanti dell’incontro del 1° novembre riguarda la difesa dell’indipendenza giudiziaria.
Al-Menfi e Takala hanno sottolineato che la magistratura deve rimanere estranea agli schieramenti politici e alle dispute tra le istituzioni.
Secondo la ricostruzione di alcuni media entrambi hanno descritto il sistema giudiziario come un pilastro costituzionale della stabilità nazionale e una garanzia per lo Stato di diritto, i diritti individuali e le libertà fondamentali.
Il richiamo assume un’importanza particolare in un Paese nel quale la divisione politica e territoriale ha contribuito a indebolire il funzionamento delle istituzioni.
La magistratura dovrebbe garantire l’applicazione uniforme della legge, indipendentemente dalle aree del territorio controllate dai diversi centri di potere.
La sua frammentazione rischia invece di produrre decisioni contrastanti e controversie sulle competenze dei tribunali.
In vista delle elezioni, tali problemi potrebbero avere conseguenze ancora più rilevanti.
Le autorità giudiziarie sono infatti chiamate a pronunciarsi su eventuali ricorsi relativi all’ammissione dei candidati, alla legalità delle procedure elettorali e alla contestazione dei risultati.
Se le decisioni dei tribunali non vengono riconosciute da tutte le parti, anche l’esito di un voto potrebbe diventare oggetto di un nuovo conflitto istituzionale.
Per questo motivo, l’indipendenza della magistratura non viene considerata soltanto una questione interna al settore giudiziario, ma una condizione necessaria per garantire elezioni credibili.
La stessa rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la Libia, Hanna Serwaa Tetteh, ha evidenziato il problema durante il suo intervento al Consiglio di Sicurezza del 14 ottobre 2026.
Tetteh ha sottolineato che il percorso elettorale non può essere separato dalle difficoltà istituzionali più ampie, compresa la frammentazione della magistratura.
Il rischio delle istituzioni parallele: perché la Libia fatica a trovare un accordo
La richiesta di proteggere l’unità delle istituzioni sovrane riguarda uno dei problemi strutturali della crisi libica.
Dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011, il Paese ha attraversato una lunga fase di instabilità, caratterizzata dalla presenza di governi concorrenti, conflitti armati e difficoltà nel costruire istituzioni statali riconosciute da tutte le principali componenti politiche.
Attualmente, la divisione più importante riguarda il rapporto tra le autorità con sede nella Libia occidentale e quelle che esercitano il proprio potere nell’est del Paese.
A Tripoli opera il Governo di Unità Nazionale, guidato dal primo ministro Abdul Hamid Dbeibah e riconosciuto dalle Nazioni Unite.
Nella Libia orientale opera invece il Governo di Stabilità Nazionale, guidato da Osama Hammad, sostenuto dalla Camera dei Rappresentanti e dalle forze militari comandate da Khalifa Haftar.
Questa configurazione, analizzata nel rapporto del Security Council Report dell’agosto 2026, continua a rappresentare un ostacolo alla realizzazione di una transizione politica unitaria.
Le due aree del Paese dispongono di differenti strutture di potere e non condividono sempre le stesse priorità istituzionali.
La divisione interessa anche il controllo delle risorse pubbliche, gli apparati amministrativi e gli equilibri della sicurezza.
È in questo contesto che al-Menfi e Takala hanno richiamato la necessità di rispettare le competenze legali delle istituzioni sovrane.
L’obiettivo è evitare la nascita o il consolidamento di ulteriori centri decisionali paralleli che potrebbero compromettere il processo elettorale.
La difficoltà principale consiste nel costruire regole comuni tra attori che, pur riconoscendo formalmente l’importanza delle elezioni, mantengono interessi politici e istituzionali differenti.
Il comitato 4+4: il principale strumento di mediazione tra le istituzioni rivali
Un ruolo centrale nel processo politico è svolto dal comitato di dialogo conosciuto come 4+4, o Smaller Convening, istituito nell’ambito delle iniziative promosse dalle Nazioni Unite.
Il meccanismo ha iniziato i propri lavori il 29 aprile 2026 a Roma, con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete ai principali ostacoli che impediscono lo svolgimento delle elezioni.
Secondo la ricostruzione pubblicata dal Security Council Report, il comitato comprende otto rappresentanti, due per ciascuna delle quattro principali istituzioni coinvolte nel negoziato: il Governo di Unità Nazionale, l’Alto Consiglio di Stato, la Camera dei Rappresentanti e l’Esercito Nazionale Libico.
Quest’ultimo rappresenta la componente militare legata alle autorità della Libia orientale.
La composizione del gruppo è particolarmente importante perché permette di riunire allo stesso tavolo delegati provenienti dalle principali strutture di potere del Paese.
Il formato ristretto è stato concepito per rendere le trattative più operative rispetto ai precedenti tentativi di negoziato, spesso ostacolati da divergenze sulle procedure e sulla rappresentanza delle parti.
Il comitato non costituisce un governo e non sostituisce formalmente le istituzioni libiche.
Il suo compito è elaborare intese politiche e tecniche che dovranno essere riconosciute e attuate dagli organismi competenti.
Da aprile, i rappresentanti hanno affrontato questioni riguardanti la Commissione elettorale nazionale, le leggi per le consultazioni e l’unificazione delle autorità esecutive.
Il risultato più significativo è arrivato il 30 agosto, quando è stato firmato un accordo sostenuto dalle Nazioni Unite.
L’accordo storico del 30 agosto: elezioni entro un massimo di 24 mesi
Il 30 agosto 2026, i rappresentanti del comitato 4+4 hanno raggiunto un’intesa che potrebbe rappresentare una svolta nel lungo processo di transizione libico.
La cerimonia di firma si è svolta a Tripoli, presso la sede della Missione di sostegno delle Nazioni Unite.
Secondo il comunicato ufficiale dell’UNSMIL del 30 agosto, l’intesa riguarda due dei principali obiettivi della tabella di marcia delle Nazioni Unite: la ricostituzione del consiglio direttivo dell’Alta Commissione elettorale nazionale e la risoluzione delle controversie ancora aperte sul quadro costituzionale e legislativo delle elezioni.
L’accordo prevede inoltre un percorso per arrivare alle consultazioni presidenziali e parlamentari entro un periodo non superiore a 24 mesi.
Le elezioni dovrebbero essere organizzate sotto un’unica autorità esecutiva e con istituzioni nazionali unificate.
Si tratta di un impegno politico importante perché cerca di affrontare contemporaneamente tre problemi: chi organizzerà il voto, quali regole saranno applicate e quale autorità sarà responsabile della transizione.
La ricostruzione pubblicata da Reuters il 30 agosto ha evidenziato che l’intesa è stata raggiunta dopo anni di divisioni che avevano impedito l’organizzazione di consultazioni nazionali.
Il termine di 24 mesi, tuttavia, non equivale a una data elettorale già fissata.
Per arrivare alle urne occorreranno ulteriori passaggi normativi, istituzionali e operativi.
Le Nazioni Unite hanno chiarito che la firma rappresenta un punto di partenza per una nuova fase di attuazione, non la conclusione definitiva del processo negoziale.
La Commissione elettorale nazionale: il primo nodo da risolvere
La riorganizzazione dell’Alta Commissione elettorale nazionale, conosciuta con la sigla HNEC, rappresenta uno dei principali elementi dell’accordo.
La Commissione è l’organismo incaricato di gestire gli aspetti tecnici e amministrativi delle consultazioni.
Le sue competenze comprendono l’organizzazione del voto, la gestione delle procedure elettorali, l’amministrazione delle operazioni di scrutinio e la pubblicazione dei risultati secondo la normativa applicabile.
Per funzionare efficacemente, l’istituzione deve poter operare in un contesto di indipendenza e con un riconoscimento sufficientemente ampio da parte delle forze politiche.
La sua composizione è stata però oggetto di controversie tra le autorità libiche.
L’accordo del 30 agosto prevede la ricostituzione del consiglio dei commissari, con l’obiettivo di superare tali divergenze.
Nel suo intervento al Consiglio di Sicurezza del 14 ottobre, Hanna Tetteh ha spiegato che le disposizioni concordate tengono conto delle precedenti decisioni della Camera dei Rappresentanti e dell’Alto Consiglio di Stato.
La scelta della dirigenza considera inoltre la necessità di mantenere un equilibrio geografico nella rappresentanza delle principali istituzioni.
L’obiettivo non è soltanto ottenere una Commissione tecnicamente efficiente, ma anche costruire un’autorità riconosciuta dalle diverse componenti nazionali.
Senza tale riconoscimento, anche un processo di voto organizzato correttamente potrebbe essere contestato politicamente.
Il problema delle leggi elettorali: perché il voto del 2021 non si è mai svolto
La Libia avrebbe dovuto tenere elezioni presidenziali il 24 dicembre 2021.
La consultazione, tuttavia, venne rinviata a tempo indeterminato a causa di controversie sulle norme applicabili e sull’ammissibilità di alcuni candidati.
Il mancato accordo sul quadro giuridico impedì di procedere con un voto riconosciuto dalle principali istituzioni.
La vicenda rappresenta ancora oggi un precedente importante.
Come ricordato nell’analisi di Reuters sull’accordo del 30 agosto 2026, il fallimento delle elezioni del 2021 costituisce uno dei principali motivi per cui le Nazioni Unite insistono sulla definizione preventiva di regole condivise.
Le controversie riguardano diversi aspetti fondamentali: i requisiti per presentare una candidatura, le procedure di contestazione, il rapporto tra elezioni presidenziali e legislative e le responsabilità delle istituzioni durante la transizione.
Le divergenze sul quadro giuridico non sono una questione puramente tecnica.
Le regole elettorali possono incidere direttamente sulle possibilità di partecipazione dei candidati e sulla distribuzione del potere dopo il voto.
Per questa ragione, l’accordo del 30 agosto punta a individuare un compromesso prima dell’avvio delle operazioni elettorali.
L’obiettivo è evitare che si ripeta la situazione del 2021, quando il processo raggiunse una fase avanzata senza riuscire a superare le contestazioni fondamentali.
Il confronto di Londra del 28 ottobre: la magistratura al centro dei negoziati
Il vertice tra al-Menfi e Takala arriva pochi giorni dopo un altro appuntamento significativo.
Mercoledì 28 ottobre, il comitato 4+4 si è riunito a Londra sotto la presidenza della rappresentante speciale delle Nazioni Unite Hanna Tetteh.
Secondo quanto riportato da The Libya Observer il 29 ottobre, i partecipanti hanno concordato di ampliare le consultazioni con le diverse componenti del sistema giudiziario.
L’obiettivo è individuare soluzioni che favoriscano l’unificazione della magistratura e ne garantiscano l’indipendenza.
Il comitato ha sottolineato che un sistema giudiziario unitario costituisce una condizione essenziale per elezioni credibili, i cui risultati possano essere accettati dalle diverse parti.
La decisione rappresenta un ampliamento del negoziato rispetto alle questioni originariamente concentrate sulla Commissione elettorale e sulle leggi per il voto.
È emersa infatti la consapevolezza che la preparazione delle elezioni non può essere separata dal funzionamento complessivo dello Stato.
Anche le controversie giudiziarie devono poter essere risolte attraverso autorità indipendenti e riconosciute.
Il comitato ha inoltre deciso di proseguire il confronto con gli altri attori politici libici per ottenere un sostegno più ampio all’accordo del 30 agosto.
Si tratta di un passaggio importante perché il consenso degli otto rappresentanti non garantisce automaticamente l’adesione di tutte le componenti politiche e militari del Paese.
La tabella di marcia delle Nazioni Unite: tre pilastri per superare la crisi
Il processo negoziale si inserisce nella tabella di marcia presentata dall’UNSMIL nell’agosto 2025.
Secondo la pagina ufficiale delle Nazioni Unite dedicata alla roadmap politica libica, la strategia si basa su tre obiettivi complementari.
Il primo consiste nell’elaborare un quadro giuridico e costituzionale che consenta di organizzare elezioni presidenziali e parlamentari credibili.
Il secondo riguarda l’unificazione delle istituzioni attraverso una nuova autorità di governo capace di operare sull’intero territorio nazionale.
Il terzo prevede un dialogo strutturato su questioni fondamentali per il futuro del Paese, comprese governance, economia, sicurezza e riconciliazione nazionale.
Questa impostazione nasce dall’esperienza dei precedenti tentativi di transizione.
Le Nazioni Unite ritengono che concentrarsi esclusivamente sulla fissazione di una data elettorale non sia sufficiente.
Un’elezione può contribuire a superare una crisi politica soltanto se il suo risultato viene riconosciuto e se esistono istituzioni capaci di garantirne l’applicazione.
Per questo motivo, il percorso prevede tappe successive e reciprocamente collegate.
La riforma della Commissione elettorale dovrebbe consentire di affrontare gli aspetti organizzativi del voto.
L’accordo sulle norme dovrebbe ridurre le controversie sulla partecipazione e sui risultati.
L’unificazione dell’esecutivo dovrebbe infine garantire che le istituzioni responsabili della transizione possano esercitare le proprie funzioni senza essere ostacolate da autorità concorrenti.
Parallelamente, il dialogo nazionale dovrebbe coinvolgere anche rappresentanti della società civile, donne, giovani, comunità locali e altre componenti della popolazione.
L’obiettivo è costruire un processo politico che non rimanga limitato alle principali élite istituzionali e militari.
Il sostegno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite
L’accordo del 30 agosto ha ricevuto anche il sostegno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
L’8 settembre 2026, i membri del Consiglio hanno accolto favorevolmente l’intesa raggiunta dai rappresentanti libici, sottolineando l’importanza di proseguire verso elezioni nazionali libere, trasparenti e inclusive.
Nel comunicato ufficiale delle Nazioni Unite dell’8 settembre, il Consiglio ha evidenziato la necessità che tutte le principali istituzioni libiche sostengano l’accordo e ne favoriscano l’attuazione.
La posizione delle Nazioni Unite è significativa perché il processo libico necessita di una cornice diplomatica capace di sostenere il dialogo tra attori che mantengono forti divergenze.
Il sostegno internazionale, tuttavia, non può sostituire le decisioni delle autorità nazionali.
La rappresentante speciale Hanna Tetteh ha sottolineato che la responsabilità dell’attuazione degli accordi rimane nelle mani dei libici.
Questo principio è essenziale per evitare che la transizione venga percepita come un processo imposto dall’esterno.
Anche la missione UNSMIL riconosce che il percorso rimane esposto a ostacoli e ritardi.
Nella sua relazione al Consiglio di Sicurezza del 14 ottobre, Tetteh ha espresso un giudizio favorevole sui progressi raggiunti, ma ha ricordato che l’accordo rappresenta un’intesa politica che deve ancora essere trasformata in decisioni concrete.
Il nodo dell’esecutivo unico: chi governerà durante le elezioni?
Una delle questioni più delicate riguarda la costituzione di un’unica autorità esecutiva.
L’accordo del 30 agosto prevede che le elezioni si svolgano sotto un governo capace di esercitare le proprie funzioni sull’intero territorio nazionale.
Il problema è tutt’altro che semplice.
L’attuale Governo di Unità Nazionale, guidato da Abdul Hamid Dbeibah, mantiene la propria sede a Tripoli e controlla importanti strutture amministrative nella parte occidentale della Libia.
Le autorità orientali sostengono invece una diversa struttura governativa, legata alla Camera dei Rappresentanti e al comando militare di Khalifa Haftar.
Come evidenziato dal Security Council Report nell’analisi sulla Libia, le divergenze riguardano anche l’eventuale formazione di un governo provvisorio incaricato di preparare le consultazioni.
Le autorità orientali e la Camera dei Rappresentanti hanno sostenuto l’esigenza di creare un nuovo esecutivo unificato.
Il Governo di Unità Nazionale ha invece manifestato riserve su formule che potrebbero comportare una sostituzione anticipata della propria leadership.
La controversia riguarda quindi la legittimità delle istituzioni durante la fase precedente alle elezioni.
Un esecutivo unico dovrebbe garantire condizioni amministrative e politiche uniformi, ma la sua formazione richiederebbe un accordo sulla distribuzione delle competenze e sulla composizione del governo.
Senza un compromesso, il rischio è che le parti condividano formalmente l’obiettivo delle elezioni, ma rimangano divise sull’autorità incaricata di organizzarle.
Sicurezza e controllo del territorio: il problema delle forze armate divise
Accanto alle questioni istituzionali, la Libia deve affrontare il problema della frammentazione del settore della sicurezza.
Le diverse regioni del Paese sono caratterizzate dalla presenza di forze armate, apparati di sicurezza e gruppi armati che non rispondono a un comando nazionale pienamente unificato.
La situazione costituisce un ostacolo importante per l’organizzazione delle elezioni.
Una consultazione nazionale richiede infatti la possibilità di aprire i seggi, garantire la sicurezza del personale elettorale e permettere agli elettori di votare senza intimidazioni.
La presenza di forze concorrenti può complicare queste operazioni, soprattutto nelle aree in cui gli equilibri di potere risultano più instabili.
La roadmap ufficiale dell’UNSMIL riconosce espressamente la necessità di affrontare le questioni della sicurezza insieme a quelle politiche ed economiche.
Il problema non riguarda soltanto la prevenzione degli scontri durante il voto.
Occorre anche garantire che le autorità responsabili della sicurezza rispettino il risultato delle consultazioni e accettino le decisioni adottate dalle istituzioni competenti.
In assenza di un quadro condiviso, un processo elettorale potrebbe produrre un nuovo confronto sulla legittimità del potere invece di risolvere la crisi.
La presenza del comando militare orientale nel comitato 4+4 rappresenta quindi un elemento rilevante, perché consente di coinvolgere nel negoziato anche una delle principali componenti del sistema di sicurezza libico.
Tale partecipazione, però, non equivale alla completa unificazione delle forze armate.
Economia e petrolio: l’unificazione delle istituzioni riguarda anche le risorse dello Stato
Il dialogo politico è strettamente collegato anche alla situazione economica.
La Libia dispone di importanti riserve di petrolio e gas naturale, che costituiscono una componente fondamentale delle entrate pubbliche.
La distribuzione delle risorse e il controllo delle istituzioni economiche sono da tempo elementi centrali dei rapporti tra le principali fazioni.
Le divisioni politiche possono influire sulla gestione dei bilanci, sull’erogazione degli stipendi pubblici e sulla continuità dei servizi.
Il 19 ottobre, durante il precedente incontro tra al-Menfi, al-Lafi e Takala, era stata affrontata anche la questione della stabilità finanziaria.
I partecipanti avevano discusso della necessità di rafforzare la stabilità economica e affrontare il problema di una scala salariale unificata per il settore pubblico.
Il tema assume una particolare rilevanza in un Paese nel quale le strutture amministrative sono rimaste divise per anni.
Un sistema di gestione delle risorse condiviso potrebbe contribuire a ridurre le tensioni tra regioni e istituzioni.
Viceversa, controversie sulla distribuzione delle entrate potrebbero ostacolare il processo di unificazione politica.
La roadmap delle Nazioni Unite comprende per questo motivo anche interventi di governance economica, considerati parte integrante delle condizioni necessarie per una transizione sostenibile.
Il ruolo della società civile: le elezioni non possono dipendere soltanto dalle élite politiche
Un altro tema centrale riguarda la partecipazione dei cittadini.
Il comitato 4+4 riunisce rappresentanti delle principali istituzioni rivali, ma la popolazione libica comprende gruppi sociali, comunità locali e realtà politiche che non partecipano direttamente a questo formato negoziale.
Le Nazioni Unite ritengono quindi necessario affiancare alle trattative istituzionali un dialogo più ampio.
Secondo la strategia pubblicata dall’UNSMIL, il processo dovrebbe includere partiti politici, associazioni civiche, mondo accademico, giovani, donne e persone con disabilità.
L’obiettivo è affrontare anche le cause strutturali della crisi, comprese le difficoltà della governance, la riconciliazione nazionale e la distribuzione delle risorse.
Un percorso limitato alle intese tra i principali centri di potere potrebbe infatti produrre un compromesso istituzionale senza necessariamente generare una maggiore fiducia della popolazione.
Il coinvolgimento della società civile è quindi importante per costruire un consenso sul significato delle elezioni e sulle regole della futura rappresentanza politica.
Le consultazioni nazionali potranno contribuire alla stabilità soltanto se una parte sufficientemente ampia dei cittadini riterrà il processo credibile e inclusivo.
Perché il 2026 potrebbe rappresentare una fase importante della transizione
L’attuale percorso negoziale presenta alcuni elementi differenti rispetto ai tentativi precedenti.
Il primo è l’accordo del 30 agosto, che affronta contemporaneamente la riorganizzazione della Commissione elettorale e le controversie sul quadro giuridico.
Il secondo è il coinvolgimento nel comitato 4+4 delle principali istituzioni delle due aree del Paese.
Il terzo riguarda l’integrazione della questione giudiziaria nei negoziati.
Il quarto elemento è il sostegno delle Nazioni Unite a un processo articolato, che collega elezioni, unificazione istituzionale e dialogo nazionale.
Tuttavia, permangono importanti motivi di incertezza.
Le istituzioni devono ancora tradurre gli impegni politici in decisioni operative.
Restano aperte le divergenze sulla formazione dell’esecutivo unico e sulla distribuzione delle competenze.
La magistratura deve superare la frammentazione che rischia di compromettere la risoluzione delle controversie elettorali.
Infine, occorre garantire condizioni di sicurezza adeguate e il riconoscimento dei risultati da parte delle principali forze politiche e militari.
L’incontro del 1° novembre tra al-Menfi e Takala dimostra che il dialogo prosegue, ma non consente ancora di considerare superati questi ostacoli.
Le prossime tappe: dall’accordo politico alle decisioni concrete
Il futuro del processo dipenderà dalla capacità delle istituzioni di attuare gli impegni concordati.
La riorganizzazione della Commissione elettorale dovrà essere completata attraverso procedure riconosciute dalle parti.
Le controversie sulle leggi elettorali dovranno essere risolte in modo da stabilire regole chiare per le candidature e per lo svolgimento del voto.
Il confronto sulla magistratura dovrà individuare soluzioni in grado di garantire decisioni giudiziarie indipendenti e riconosciute.
Parallelamente, sarà necessario affrontare la questione dell’esecutivo unico e della gestione della sicurezza.
La dichiarazione dell’UNSMIL sul documento del 30 agosto sottolinea che la responsabilità principale non consiste più soltanto nel raggiungere intese, ma nel trasformarle in azioni concrete.
Il termine massimo di 24 mesi rappresenta un obiettivo politico importante, ma il suo rispetto dipenderà dai progressi raggiunti nelle prossime fasi.
Non è ancora possibile affermare che le elezioni si svolgeranno certamente entro agosto 2028, né indicare una data di voto ufficialmente stabilita.
La riuscita del percorso richiederà ulteriori accordi e la loro effettiva applicazione.
La Libia cerca una via d’uscita da oltre un decennio di divisioni
L’incontro tra Mohamed al-Menfi e Mohamed Takala rappresenta un nuovo tentativo di consolidare il dialogo politico libico e riportare al centro della discussione l’obiettivo delle elezioni nazionali.
Il messaggio emerso dal vertice è che una transizione credibile non può essere costruita esclusivamente attraverso un accordo sulla data del voto.
Servono istituzioni unificate, una magistratura indipendente, norme elettorali riconosciute e un sistema di sicurezza capace di garantire lo svolgimento delle consultazioni.
L’accordo del 30 agosto e il lavoro del comitato 4+4 hanno introdotto una cornice negoziale più definita, sostenuta dalle Nazioni Unite.
La riunione di Londra del 28 ottobre ha rafforzato l’attenzione sulla questione giudiziaria, mentre il vertice del 1° novembre ha ribadito la necessità di proteggere le istituzioni sovrane da interferenze e conflitti politici.
La Libia dispone dunque di una nuova opportunità per affrontare la propria crisi istituzionale, ma il passaggio più difficile resta quello dall’accordo politico alla sua attuazione.
Dopo il fallimento delle elezioni del 2021 e anni di divisioni tra autorità concorrenti, la popolazione continua ad attendere la possibilità di scegliere democraticamente i propri rappresentanti.
Il successo del nuovo percorso dipenderà soprattutto dalla disponibilità delle principali forze politiche e militari ad accettare regole comuni e a riconoscere l’esito delle future consultazioni.
Solo in questo modo le elezioni potranno contribuire non semplicemente a rinnovare gli incarichi istituzionali, ma a ricostruire una legittimità nazionale condivisa.
