(AGENPARL) - Roma, 1 Novembre 2026 - Il richiamo alle agevolazioni commerciali ripreso oggi da Hiiraan Online riporta al centro il rapporto con l’UE. Dopo il Forum economico di Mogadiscio, la partita riguarda finanziamenti, qualità dei prodotti e capacità di trasformare i contatti tra imprese in vendite.
La Somalia può vendere in Europa senza pagare dazi su prodotti ammessi al regime preferenziale dell’Unione. Lo ricorda un articolo pubblicato oggi, 1° novembre, da Hiiraan Online, che riprende una comunicazione attribuita alla delegazione UE a Mogadiscio. È una possibilità importante per le imprese somale, ma non nasce oggi: esiste già. La notizia riapre piuttosto una domanda che i numeri rendono difficile eludere: perché un mercato accessibile sulla carta resta ancora così lontano per molti produttori?
Nel 2025 l’Unione europea ha acquistato dalla Somalia merci per circa 8 milioni di euro, mentre ne ha vendute al Paese per circa 119 milioni. Il divario, documentato dalla Direzione generale Commercio della Commissione europea nella scheda aggiornata al 20 maggio 2026, racconta una relazione nella quale Mogadiscio continua soprattutto a comprare. Per cambiare questo rapporto, la rinuncia europea ai dazi deve incontrare imprese in grado di produrre, certificare e consegnare ciò che i clienti chiedono.
È il passaggio sul quale si è concentrato anche il Forum economico UE-Somalia del 5 e 6 ottobre a Mogadiscio. Secondo il resoconto pubblicato il 12 ottobre da UNIDO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale, centinaia di aziende somale e decine di imprese europee si sono incontrate per discutere investimenti e possibili collaborazioni. Agricoltura, energia, servizi digitali e logistica erano al centro del confronto. Il richiamo commerciale ripreso oggi arriva dunque mentre sono in corso iniziative per avvicinare due economie che, negli scambi effettivi, restano distanti.
Una porta già aperta
Il regime si chiama Everything But Arms, letteralmente tutto tranne le armi. Consente ai Paesi meno sviluppati di esportare nell’UE prodotti ammissibili senza dazi e contingenti, escludendo armi e munizioni. La Somalia figurava già fra i beneficiari africani nella documentazione europea del novembre 2025. Non si tratta quindi di un nuovo accordo ottenuto dal governo somalo, ma di un vantaggio esistente che Bruxelles torna a promuovere, secondo quanto riferito dalla stampa locale.
Per un’impresa, la differenza può essere concreta: un dazio risparmiato può aiutare a rendere competitivo il prezzo. Il beneficio, però, comincia a contare soltanto quando la merce può essere effettivamente venduta. L’acquirente deve ricevere un prodotto conforme alle regole europee, accompagnato dai documenti necessari e disponibile nei tempi concordati.
La Commissione, attraverso Access2Markets, chiarisce che l’origine preferenziale va dimostrata e che continuano ad applicarsi i requisiti previsti per ciascun prodotto. Una spedizione in partenza da un porto somalo non ottiene automaticamente il trattamento agevolato. Occorre che le merci soddisfino le regole di origine, oltre alle condizioni sanitarie e di sicurezza pertinenti.
È qui che la politica commerciale incontra il lavoro quotidiano di chi produce. La disponibilità di un mercato diventa un’opportunità economica quando un’azienda riesce a sostenere i costi e gli impegni necessari per raggiungerlo.
Il limite non è soltanto alla dogana
Gli stessi documenti europei aiutano a capire perché il problema non possa essere risolto con un annuncio. Nella presentazione del Forum di ottobre, la Commissione indica tre difficoltà ancora presenti nell’economia somala: accesso limitato ai finanziamenti, mercati frammentati e vincoli di sicurezza.
Per un produttore che voglia crescere, questo significa affrontare questioni che precedono l’arrivo della merce in Europa. Servono risorse per investire, collegamenti affidabili e condizioni che consentano di programmare le forniture. Il rischio commerciale non scompare quando il dazio è azzerato: si sposta sulla capacità di rispettare un contratto.
Il Forum ha cercato di intervenire su questo terreno, mettendo in contatto imprese, associazioni e istituzioni e discutendo possibili strumenti finanziari. UNIDO ha collegato l’iniziativa a un progetto finanziato dall’UE per migliorare la sicurezza alimentare e facilitare il commercio nelle filiere agroalimentari somale. La logica è comprensibile: aiutare le aziende a soddisfare gli standard richiesti e, nello stesso tempo, avvicinarle a chi potrebbe comprare.
Sono attività meno visibili di una concessione tariffaria, ma decisive per darle un effetto. La qualità senza clienti non genera esportazioni; un compratore interessato non basta se la produzione non riesce a garantire continuità.
I numeri dietro la promessa
La debolezza del rapporto commerciale emerge anche dalla sua evoluzione. Le importazioni europee dalla Somalia, pari a circa 37 milioni di euro nel 2022, sono scese fortemente nei due anni successivi. La crescita del 4,4% registrata nel 2025 rappresenta un recupero modesto. Inoltre, circa l’83% degli acquisti europei riguarda prodotti primari: il peso delle lavorazioni e dei manufatti resta limitato.
C’è poi una distinzione che ridimensiona l’idea secondo cui togliere i dazi possa cambiare da solo le prospettive somale. GSP Hub, il portale finanziato dalla Commissione e gestito da BKP Economic Advisors, osserva che molte merci somale entrano già nell’UE senza dazi attraverso le tariffe ordinarie. Fra gli esempi cita il sesamo. Per questi prodotti, l’EBA non offre lo stesso vantaggio aggiuntivo che avrebbe su merci normalmente tassate.
Il portale, le cui analisi non costituiscono una posizione ufficiale dell’UE, stima che nel 2025 circa il 14% delle importazioni dalla Somalia fosse ammissibile alle preferenze EBA e indica un utilizzo pari al 2% delle importazioni ammissibili. Il dato non permette di individuare da solo le difficoltà di ogni azienda, ma mostra quanto poco venga impiegato lo strumento disponibile.
La domanda diventa allora quali produzioni possano crescere e quale assistenza serva per portarle sul mercato. Una promozione generica delle agevolazioni deve lasciare spazio a un lavoro sulle singole filiere.
Una relazione da rendere più equilibrata
Per Mogadiscio, aumentare le esportazioni significherebbe dare alle imprese maggiori possibilità di investimento e creare reddito attraverso la produzione. Per l’Europa, acquistare di più dalla Somalia renderebbe la partnership economica meno sbilanciata e darebbe sostanza all’impegno per lo sviluppo del settore privato.
La programmazione della Commissione comprende già interventi su infrastrutture, formazione, energia e accesso ai finanziamenti. Tra quelli indicati figurano la riabilitazione di 350 chilometri di canali irrigui lungo i fiumi Shabelle e Juba e il sostegno ad agricoltura, pesca e allevamento. Collegare questi interventi a sbocchi commerciali sostenibili è il compito che può trasformare la cooperazione in attività economica duratura.
Non è ancora il risultato del Forum di ottobre: gli incontri documentati non dimostrano che siano stati conclusi contratti o avviate nuove esportazioni. Offrono però un punto dal quale seguire ciò che accadrà.
L’articolo di oggi ha quindi un valore se viene letto come un richiamo a un’opportunità da utilizzare. La prova, per Bruxelles e Mogadiscio, arriverà quando alle agevolazioni seguiranno aziende capaci di vendere con regolarità e compratori disposti a tornare. È lì che l’accesso al mercato europeo potrà cominciare a cambiare il rapporto economico con la Somalia.
