(AGENPARL) - Roma, 30 Ottobre 2026 - Alta tensione davanti al Ministero dei Trasporti dopo il secondo grave incidente ferroviario dell’anno. Scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, mentre aumentano le polemiche sulla sicurezza della rete ferroviaria e sulle responsabilità politiche del ministro Óscar Puente.
La Spagna è scossa da una nuova tragedia ferroviaria e da un’ondata di polemiche contro il governo socialista guidato da Pedro Sánchez. Il gravissimo incidente avvenuto mercoledì 28 ottobre 2026 nei pressi di Urda, nella provincia di Toledo, ha provocato almeno 69 morti e circa 200 feriti, riaccendendo il dibattito sulla sicurezza delle infrastrutture ferroviarie nazionali.
La rabbia per l’accaduto è esplosa nella serata di mercoledì a Madrid, dove oltre mille persone si sono radunate nei pressi del Ministero dei Trasporti per chiedere le dimissioni del ministro Óscar Puente e denunciare quelle che considerano gravi responsabilità nella gestione del sistema ferroviario.
La manifestazione, promossa da organizzazioni della destra radicale, tra cui Falange e Revuelta, e raggiunta anche dai partecipanti a un corteo del sindacato Solidaridad, vicino a Vox, si è conclusa con scontri e cariche della Polizia Nazionale.
Madrid, tensione davanti al Ministero dei Trasporti: interviene la polizia
La protesta si è svolta davanti alla sede del Ministero dei Trasporti, dove i manifestanti hanno scandito slogan contro il governo Sánchez e contro Óscar Puente, accusato di non aver garantito adeguati livelli di sicurezza sulla rete ferroviaria nazionale.
Tra le parole d’ordine riportate dalla stampa spagnola figuravano accuse particolarmente dure nei confronti del ministro, oltre a richieste di dimissioni e di accertamento delle responsabilità per la tragedia.
Secondo quanto riferito dall’agenzia EFE e da Cadena SER, durante la concentrazione sono state esibite bandiere spagnole, simboli falangisti e bandiere franchiste. Sono stati inoltre scanditi slogan di matrice fascista e contro esponenti politici, migranti e giornalisti.
Dopo quasi due ore di manifestazione, la situazione è degenerata quando alcuni partecipanti si sono avvicinati al cordone di sicurezza predisposto dalle forze dell’ordine.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, durante i disordini sono stati lanciati bengala e altri oggetti. La polizia antisommossa ha risposto con cariche e gas lacrimogeni, disperdendo infine la concentrazione.
Alcuni partecipanti hanno contestato l’intervento degli agenti, sostenendo di essere stati trattati con eccessiva durezza. Le autorità, secondo la ricostruzione diffusa da EFE, sono invece intervenute dopo episodi di violenza e tensione nei pressi del dispositivo di sicurezza.
La tragedia di Urda: due treni ad alta velocità coinvolti nella collisione
L’incidente che ha scatenato le proteste si è verificato mercoledì mattina, intorno alle 8:53, lungo la linea ferroviaria ad alta velocità Madrid-Siviglia.
Un treno AVE della compagnia Renfe ha tamponato un convoglio Iryo che si trovava fermo sullo stesso binario nei pressi della stazione di Urda.
L’impatto è stato devastante. Alcuni vagoni sono deragliati e i soccorritori hanno lavorato a lungo tra i rottami per recuperare le vittime e assistere i feriti.
Secondo il bilancio aggiornato il 29 ottobre dalle autorità della Castiglia-La Mancia, le vittime sono salite a 69, mentre 50 feriti risultavano ancora ricoverati in ospedale.
La tragedia ha colpito profondamente l’opinione pubblica spagnola, anche perché arriva appena nove mesi dopo il disastro ferroviario di Adamuz, avvenuto a gennaio e costato la vita a 46 persone.
Il sistema di sicurezza fuori uso e l’ipotesi dell’errore umano
Uno degli aspetti più controversi riguarda il funzionamento dei sistemi di sicurezza ferroviari e la gestione delle comunicazioni tra il centro di controllo e i macchinisti.
Secondo la ricostruzione fornita dal ministro Óscar Puente, intorno alle 8:30 del mattino si sarebbe verificato un guasto al sistema di controllo e segnalamento LZB, provocando l’arresto di diversi convogli.
Nonostante la presenza di un treno Iryo fermo sul binario e il segnale rosso, dal centro di controllo di Adif, presso la stazione madrilena di Atocha, sarebbe stata autorizzata la ripresa della marcia del convoglio AVE.
Il treno avrebbe così percorso circa 25 chilometri prima di raggiungere e colpire il convoglio fermo.
Puente ha definito inspiegabile la decisione di consentire la ripartenza in condizioni che avrebbero richiesto particolari precauzioni.
L’ipotesi iniziale di un errore umano ha però sollevato nuovi interrogativi. La Guardia Civil sta indagando non soltanto sulla decisione dell’operatore, ma anche sulle circostanze tecniche e organizzative che potrebbero aver contribuito all’incidente.
Le responsabilità definitive non sono state ancora accertate e non è possibile attribuire la tragedia esclusivamente a un singolo errore o al presunto sottofinanziamento ferroviario.
Le accuse al governo socialista: manutenzione e infrastrutture sotto esame
La collisione ha riacceso le critiche contro la gestione delle ferrovie da parte del governo di Pedro Sánchez.
Al centro delle polemiche ci sono le condizioni della rete ferroviaria, la manutenzione dei sistemi di segnalamento e i ritardi negli interventi di modernizzazione.
Secondo quanto riportato dal quotidiano conservatore ABC, il sistema LZB utilizzato sulla linea Madrid-Siviglia risalirebbe a una tecnologia sviluppata decenni fa e il suo ammodernamento avrebbe accumulato ritardi rispetto ai programmi annunciati.
Il giornale ha inoltre criticato il ministro Puente, accusandolo di dedicare eccessiva attenzione alle polemiche politiche e alla comunicazione sui social network rispetto alla gestione delle infrastrutture.
Si tratta di accuse giornalistiche e politiche, che non costituiscono di per sé una dimostrazione delle cause dell’incidente.
Il dibattito riguarda tuttavia una questione concreta: se il guasto iniziale e la successiva collisione siano riconducibili a una concatenazione di errori individuali, carenze tecnologiche, problemi procedurali o inefficienze organizzative.
Anche esponenti sindacali del settore ferroviario hanno chiesto di non limitare l’indagine alla condotta di un singolo operatore, ma di approfondire l’affidabilità complessiva dei sistemi di sicurezza.
L’opposizione chiede responsabilità politiche
La tragedia si inserisce in un clima politico già teso, in vista delle elezioni anticipate del 29 novembre 2026.
Il leader del Partito Popolare, Alberto Núñez Feijóo, ha sollecitato l’assunzione di responsabilità politiche per il secondo disastro ferroviario mortale in meno di un anno.
Pur senza formulare inizialmente una richiesta esplicita di dimissioni del ministro, Feijóo ha contestato il modo in cui Puente ha attribuito rilevanza all’errore di un operatore del centro di controllo.
Il governo, da parte sua, sostiene la necessità di chiarire tutte le circostanze dell’accaduto e di individuare le misure necessarie per impedire il ripetersi di simili tragedie.
Sánchez promette maggiore sicurezza: la Spagna attende risposte
Giovedì 29 ottobre, Pedro Sánchez ha preso parte alle attività istituzionali collegate alla gestione dell’emergenza, ribadendo l’impegno dell’esecutivo a rafforzare la sicurezza ferroviaria.
L’obiettivo dichiarato è evitare che incidenti di questa gravità possano ripetersi, mentre proseguono le indagini e le operazioni di assistenza alle persone coinvolte.
La morte di 69 persone ha però aperto una crisi che supera il confronto tra maggioranza e opposizione.
La questione centrale riguarda la fiducia dei cittadini in uno dei sistemi ferroviari ad alta velocità più importanti d’Europa, oggi chiamato a confrontarsi con due tragedie devastanti avvenute nello stesso anno.
Le proteste di Madrid, le cariche della polizia e le accuse rivolte al governo mostrano quanto il disastro sia diventato anche un caso politico nazionale.
Rimane fondamentale distinguere tra la legittima richiesta di chiarimenti e responsabilità, le contestazioni delle organizzazioni politiche coinvolte nella manifestazione e gli episodi di violenza verificatisi durante il corteo.
Per le famiglie delle vittime e per l’opinione pubblica spagnola, la priorità resta conoscere la verità su quanto accaduto e ottenere garanzie concrete sulla sicurezza dei trasporti.
