(AGENPARL) - Roma, 19 Ottobre 2026 - Il ministro degli Esteri iraniano accusa il presidente francese di sostenere la guerra contro Teheran e lo invita ad ascoltare i manifestanti. Macron aveva collegato il rincaro dei carburanti al conflitto nel Golfo, distinguendo le rivendicazioni sociali dalle violenze.
PARIGI — Le proteste contro il caro vita in Francia diventano terreno di scontro diplomatico tra Parigi e Teheran. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha attaccato Emmanuel Macron dopo il discorso alla nazione del 18 ottobre, nel quale il presidente francese aveva richiamato le conseguenze economiche del conflitto nel Golfo Persico sulle famiglie e sulle imprese francesi.
In un messaggio sui social, ripreso dalle agenzie iraniane, Araghchi ha accusato Macron di aver sostenuto le operazioni contro l’Iran e di cercare ora di attribuire alla guerra le difficoltà interne della Francia. Il ministro ha inoltre sostenuto che i cittadini francesi chiedano cambiamenti profondi, richiamando anche la libertà di riunione. Si tratta delle accuse formulate dal rappresentante di Teheran, non di una ricostruzione condivisa delle responsabilità del conflitto.
L’intervento iraniano cerca di trasformare la crisi sociale francese in un argomento contro la politica estera dell’Eliseo: Parigi, secondo Araghchi, non potrebbe separare le conseguenze economiche della guerra dalle posizioni assunte nei confronti di Teheran.
Il discorso pubblicato dall’Eliseo permette di precisare il punto su cui si concentra la polemica. Macron ha collegato al conflitto nel Golfo le preoccupazioni per il costo della vita e per i carburanti, affermando che la Francia ne subisce le conseguenze pur non avendovi partecipato.
Il presidente ha però distinto esplicitamente le persone scese in piazza con rivendicazioni legittime da quelle responsabili di distruzioni e saccheggi. Ha attribuito gli episodi violenti a gruppi dell’estrema sinistra radicale affiancati da delinquenti, chiedendo indagini e conseguenze giudiziarie. Nel medesimo intervento ha riconosciuto le difficoltà degli studenti e annunciato un confronto con rappresentanti sociali e istituzionali. Presentare le sue parole come un’attribuzione indistinta delle rivolte alla guerra trascura quindi una parte essenziale del discorso.
La distinzione ha un rilievo politico concreto: riconoscere le ragioni economiche di una protesta non equivale a giustificare le violenze, né a stabilire che tutti i partecipanti condividano obiettivi o comportamenti.
La risposta di Araghchi inserisce gli eventi francesi nella contrapposizione tra Iran e potenze occidentali. Il richiamo alla libertà di riunione ribalta contro Parigi un tema abitualmente sollevato nei confronti delle autorità iraniane: il diritto dei cittadini a contestare il potere senza subire repressioni.
L’agenzia statale IRNA ha accompagnato la reazione del ministro con un linguaggio apertamente polemico, descrivendo come patetico il collegamento proposto da Macron tra la guerra e il malcontento in Francia. Questa formulazione riflette la posizione editoriale dell’agenzia iraniana.
Sul versante francese, le manifestazioni contro il caro vita e le condizioni del sistema scolastico sono state accompagnate da gravi disordini. Secondo la ricostruzione dell’Associated Press pubblicata domenica, gli arresti erano almeno 2.400. Edifici pubblici e attività commerciali sono stati attaccati; tra gli episodi più rilevanti figura l’incendio del municipio di Limoges. Le responsabilità individuali restano oggetto degli accertamenti delle autorità.
Questi elementi non consentono di attribuire indistintamente le violenze a categorie religiose, comunità immigrate o all’insieme dei manifestanti. Le qualificazioni politiche avanzate durante lo scontro pubblico richiedono riscontri investigativi quando diventano accuse su organizzatori e responsabili.
L’appello di Araghchi al rispetto della protesta si confronta con la repressione delle mobilitazioni iraniane del gennaio 2026. Il bilancio delle vittime è stato oggetto di ricostruzioni fortemente divergenti.
Il 25 gennaio, Time ha riferito che due alti funzionari del ministero della Sanità iraniano avevano prospettato fino a 30.000 morti nelle sole giornate dell’8 e 9 gennaio. La rivista ha precisato di non poter verificare indipendentemente quella cifra, molto superiore sia al bilancio ufficiale sia ai casi allora documentati dagli attivisti. Il dato va pertanto presentato come una stima attribuita, non come un totale definitivamente accertato.
Lo scontro tra Araghchi e Macron mette così in evidenza due questioni intrecciate: gli effetti economici internazionali della guerra e l’uso politico delle proteste interne agli altri Paesi. Per la Francia, tuttavia, il confronto diplomatico non risolve le domande sollevate nelle piazze: potere d’acquisto, prospettive dei giovani e capacità delle istituzioni di garantire contemporaneamente sicurezza e diritto di manifestare.
