(AGENPARL) - Roma, 17 Settembre 2026 - *Electrolux. Ciriani (FdI-ECR): "La mobilitazione va portata sotto i
palazzi di Bruxelles"*
*Secondo l'eurodeputato, se la protesta resta confinata davanti agli
stabilimenti o rivolta soltanto a Roma, si rischia di colpire il bersaglio
sbagliato*
"Esprimo piena vicinanza ai lavoratori Electrolux che in questi giorni
stanno manifestando per difendere il proprio posto di lavoro e chiedere
all'azienda un progetto industriale serio. Electrolux ha responsabilità
precise ed è inaccettabile che oggi si nasconda dietro le difficoltà del
settore senza aver fatto abbastanza per prevenire una crisi di questa
portata. Ma sarebbe un errore pensare che una crisi di questa portata possa
essere risolta semplicemente con una telefonata del Governo". Lo
dichiara *Alessandro
Ciriani*, eurodeputato di Fratelli d'Italia-ECR.
"Il problema è molto più profondo e riguarda la perdita di competitività
dell'intera industria europea – continua -. I nostri produttori devono fare
i conti con costi energetici, logistici e delle materie prime molto più
alti rispetto ai concorrenti asiatici, mentre anni di politiche europee
hanno ulteriormente appesantito il sistema produttivo. ETS, CBAM e le
scelte folli del Green Deal incidono sulla capacità delle imprese di
produrre, investire e mantenere posti di lavoro. Sono proprio queste regole
che stiamo cercando di correggere in Europa. Per questo la protesta deve
cambiare bersaglio e arrivare con forza a Bruxelles. I lavoratori devono
chiedere conto anche a chi oggi marcia al loro fianco nei cortei ma poi,
nelle istituzioni europee, sostiene provvedimenti che vanno nella direzione
opposta rispetto a ciò che sindacati e imprese chiedono sui territori".
"Serve una grande mobilitazione comune di lavoratori e imprese, sul modello
di quella degli agricoltori, capace di portare davanti alle istituzioni
europee la voce di chi produce e di chi lavora – conclude Ciriani -. Se la
protesta resta confinata davanti agli stabilimenti o rivolta soltanto a
Roma, si rischia di colpire il bersaglio sbagliato. È a Bruxelles che
bisogna far capire che il sistema produttivo europeo non è più disposto a
subire politiche che ne compromettono la competitività".
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