(AGENPARL) - Roma, 2 Settembre 2026 - La visita ufficiale del presidente cinese Xi Jinping in Egitto segna un passaggio cruciale nello scacchiere geopolitico mediorientale. A distanza di dieci anni dal suo ultimo viaggio nel Paese e a pochi anni dall’apertura verso l’Arabia Saudita nel 2022, il leader di Pechino è atterrato al Cairo per una missione di tre giorni che va ben oltre la semplice cooperazione bilaterale.
L’incontro con il presidente egiziano Abdel Fattah el-Sissi si inserisce in un contesto globale caratterizzato da forti tensioni, in primis la minaccia di nuove sanzioni statunitensi sui legami finanziari e commerciali con l’Iran, che coinvolgono direttamente sia Pechino sia i suoi partner regionali.
Il sottotesto geopolitico: la sfida agli Stati Uniti
Dietro la facciata dei festeggiamenti ufficiali, con l’aeroporto del Cairo adornato di bandiere e la tradizionale accoglienza sul tappeto rosso, si cela una strategia di lungo periodo. La Cina mira a consolidare la propria posizione come attore stabilizzante in Medio Oriente, ponendosi in netto contrasto con gli Stati Uniti. Washington, storicamente radicata nella regione anche dal punto di vista militare, appare agli occhi di molti analisti impantanata in dinamiche di conflitto persistenti.
Come evidenziato da Amr Hamzawy, direttore del Carnegie Middle East Program, e da Kathryn Selfe in un recente documento, la Cina sta sapientemente accumulando riserve di soft power, beneficiando al contempo di una fase in cui gli Stati Uniti rischiano l’auto-sabotaggio diplomatico. Per l’Egitto, d’altra parte, il rafforzamento dei legami con la potenza asiatica rappresenta uno strumento fondamentale per diversificare le proprie alleanze strategiche ed economiche.
Dal commercio ai BRICS: i pilastri dell’alleanza Egitto-Cina
I rapporti tra i due Stati, che celebrano quest’anno il settantennale dei legami diplomatici, poggiano su basi economiche solide e in costante espansione. Sulle pagine dei giornali statali egiziani, Xi Jinping ha sottolineato la necessità di ampliare la collaborazione pragmatica attraverso lo sviluppo, mentre Abdel Fattah el-Sissi ha ribadito il pieno sostegno del Cairo al principio della “Cina unica” riguardo a Taiwan.
Negli ultimi anni l’integrazione economica ha fatto passi da gigante:
- Ingresso nei BRICS: Nel 2023 l’Egitto è entrato a far parte del blocco delle economie emergenti (insieme a Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), percepito come un contrappeso alle istituzioni occidentali come il G7.
- Belt and Road Initiative: Il Cairo ha aderito alla maxi-iniziativa infrastrutturale e commerciale promossa da Xi Jinping.
- Investimenti e interscambio: La Cina ha investito oltre 10 miliardi di dollari in Egitto, finanziando la costruzione di un hub commerciale a est del Cairo e di una linea ferroviaria elettrica nel Delta del Nilo. Il volume degli scambi commerciali bilaterali ha raggiunto i 20 miliardi di dollari, superando i 15,7 miliardi registrati tra Stati Uniti ed Egitto nel 2025.
La mediazione regionale e il ruolo chiave del Canale di Suez
La proiezione della Cina in Medio Oriente non si limita all’economia. Negli ultimi anni Pechino ha cercato di accreditarsi come mediatore politico di primo piano. Nel 2023, la diplomazia cinese ha favorito lo storico accordo per il ripristino dei legami tra Arabia Saudita e Iran, sebbene tali intese siano state successivamente messe alla prova dalle tensioni e dai conflitti esplosi nella regione, inclusi gli attacchi iraniani nel Golfo legati alla guerra in corso. Parallelamente, la Cina ha continuato a sostenere la soluzione a due stati per il conflitto israelo-palestinese, consolidando i rapporti con l’Autorità Palestinese.
In questo scenario di instabilità, il Canale di Suez assume un valore strategico inestimabile. Con le rotte petrolifere tradizionali che passano attraverso lo Stretto di Hormuz pesantemente compromesse dal conflitto con l’Iran, il controllo egiziano sul Canale di Suez lo rende una via di transito energetico vitale.
Secondo l’esperto Muhammad Zulfikar Rakhmat del Centro di studi economici e giuridici di Giacarta, Xi vede nell’Egitto una base logistica fondamentale per proiettare la propria influenza nell’intero mondo arabo e africano, approfittando di una fase in cui l’attenzione statunitense nell’area appare ridotta.
Esercitazioni militari congiunte e pressioni globali
La cooperazione tra i due Paesi ha trovato riscontro anche sul piano militare. Ad agosto, Cina ed Egitto hanno condotto esercitazioni aeree congiunte, segnando un debutto storico che ha visto l’impiego dei caccia cinesi J-16 accanto ai caccia francesi Rafale in dotazione all’aeronautica egiziana.
Il viaggio di Xi Jinping al Cairo arriva in coda alla partecipazione al vertice della Shanghai Cooperation Organization in Kirghizistan, un blocco politico-sicuritario concepito per arginare l’egemonia globale statunitense.
La missione si muove inoltre sullo sfondo della forte pressione economica esercitata dall’amministrazione Trump contro le reti finanziarie iraniane. Le sanzioni mirano a isolare Teheran dai suoi principali partner commerciali, primo fra tutti la Cina, che acquista oltre l’80% del petrolio iraniano attraverso canali indiretti. Da parte sua, Pechino ha ribadito che i propri scambi energetici con la Repubblica Islamica avvengono nel pieno rispetto del diritto internazionale, confermando la propria linea di autonomia strategica di fronte alle pressioni occidentali.
