(AGENPARL) - Roma, 27 Agosto 2026 - Roma, 27 ago. – "Il dibattito sull'intelligenza artificiale si è concentrato sull'allarme di Bill Gates e sui posti di lavoro a rischio. I dati raccontano un'altra storia. Un'analisi della Banca centrale europea rileva che l'uso dell'IA sul lavoro nell'area euro è passato dal 26% dei lavoratori nel 2024 al 52% di quest'anno, con un risparmio medio di circa tre ore alla settimana. Sull'intera forza lavoro l'effetto scende sotto il 4% delle ore lavorate. La stessa BCE avverte che il tempo liberato si traduce in produttività solo quando viene impiegato per produrre di più. Oggi l'IA funziona come moltiplicatore individuale di produttività. Il salto organizzativo deve ancora arrivare, e il guadagno che ne deriva finirà dove lo mandano le scelte politiche e contrattuali. Il problema italiano è di ritardo e di dimensione d'impresa. Secondo l'ISTAT, nel 2025 il 16,4% delle imprese con almeno dieci addetti utilizzava almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, dopo l'8,2% del 2024. Le grandi imprese superano il 53%, le piccole e medie restano sotto il 16%. Il divario tra le due categorie è arrivato a trentasette punti e continua ad allargarsi. Pesano competenze, investimenti, accesso ai dati e capacità di integrare l'IA nei processi. Il rischio concreto per il Paese è che altrove crescano produttività e salari mentre le nostre imprese restano ferme, e che l'intelligenza artificiale diventi un ulteriore fattore di divisione tra chi è grande e chi è piccolo. Gates propone di riservare agli esseri umani fino al 40% degli attuali posti di lavoro. La strada seria è un'altra: definire i criteri prima delle percentuali. Le decisioni che incidono sui diritti, la relazione di cura, l'educazione, la sicurezza e il controllo democratico devono restare in capo a persone responsabili, con la possibilità concreta di contestare una decisione automatizzata. Il confronto si sposta così dalla difesa astratta dei posti di lavoro alla qualità del lavoro e al controllo della tecnologia. Va riconosciuto a Gates di aver messo sul tavolo anche la tassazione dell'automazione, una proposta che in Italia il Governo non ha ancora il coraggio di mettere in agenda. Le preoccupazioni di Gates possono essere genuine. Il problema è chi scrive le regole", dichiara Antonino Iaria, deputato del Movimento 5 Stelle e capogruppo in Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni. "Se il quadro normativo viene disegnato sulla misura di chi possiede già modelli, cloud e data center, si ottiene una barriera all'ingresso che consolida le posizioni dominanti e lascia fuori le imprese europee e italiane. Le tutele sui diritti restano intoccabili. Le rendite vanno aggredite. Governare la transizione significa mettere risorse dove servono. Formazione continua lungo tutta la vita lavorativa, investimenti su scuola e università, incentivi mirati alle piccole imprese e ai professionisti per portare l'IA dentro i processi produttivi, sostegno ai modelli aperti come condizione di autonomia tecnologica europea. Sul lato infrastrutturale serve una regia pubblica su data center, consumi elettrici e idrici, localizzazione. Gli incrementi di produttività vanno redistribuiti, a partire da una tassazione più equa di chi realizza profitti miliardari nel digitale.
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