(AGENPARL) - Roma, 27 Agosto 2026 - TRIPOLI – La Libia deve raggiungere un consenso nazionale capace di porre fine alla lunga fase di transizione, preservare le istituzioni dello Stato e aprire la strada allo svolgimento simultaneo di elezioni presidenziali e parlamentari, senza esclusioni. È il messaggio lanciato dal presidente del Consiglio presidenziale, Mohammed Al-Manfi, che ha indicato nel ritorno alle urne, nella trasparenza istituzionale e nella tutela delle risorse pubbliche i pilastri necessari per superare definitivamente l’attuale impasse.
In un intervento pubblicato mercoledì sera sulla piattaforma X, Al-Manfi ha messo in guardia da qualsiasi tentativo di consolidare una politica del fatto compiuto a scapito dello Stato di diritto, avvertendo che soluzioni prive di una solida legittimità rischierebbero di riportare il Paese «al punto di partenza» della crisi.
Elezioni simultanee per chiudere la fase di transizione
Al centro della posizione di Al-Manfi vi è la necessità di costruire un’intesa nazionale sufficientemente ampia da consentire alla Libia di superare l’eccezionalità politica e istituzionale che caratterizza il Paese da anni.
Secondo il presidente del Consiglio presidenziale, il percorso dovrebbe condurre a elezioni presidenziali e parlamentari simultanee, garantendo la partecipazione politica senza esclusioni e permettendo ai cittadini di determinare attraverso il voto la futura leadership e rappresentanza del Paese.
La priorità, nella visione espressa da Al-Manfi, non è dunque creare una nuova architettura transitoria, ma stabilire le condizioni politiche, giuridiche e istituzionali necessarie per arrivare alle urne e restituire alle istituzioni una legittimità derivante direttamente dal voto popolare.
Al-Manfi chiede trasparenza sugli accordi che riguardano il futuro della Libia
Particolarmente netto il richiamo alla trasparenza nei rapporti tra gli attori libici e la comunità internazionale.
«È inaccettabile rendere disponibili a determinate parti internazionali documenti e accordi libici relativi al futuro del Paese prima di presentarli in modo trasparente al popolo libico, alle sue istituzioni ufficiali e alle sue forze nazionali», ha affermato Al-Manfi.
Il principio rivendicato è quello della titolarità libica del processo politico: le intese che incidono sul futuro dello Stato devono essere conosciute, discusse e valutate innanzitutto all’interno del Paese, senza percorsi paralleli o accordi percepiti come imposti dall’esterno.
Il ruolo dell’UNSMIL: facilitare, non sostituirsi ai libici
Al-Manfi ha affrontato anche il ruolo della Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), ribadendo che la missione deve continuare a operare come facilitatore di un processo la cui responsabilità politica rimane nelle mani delle parti libiche.
Il sostegno delle Nazioni Unite, nella prospettiva delineata dal presidente del Consiglio presidenziale, deve accompagnare il dialogo senza sostituirsi alla volontà nazionale.
Al-Manfi ha inoltre insistito sulla necessità che ogni iniziativa dell’UNSMIL sia caratterizzata da imparzialità e trasparenza, evitando che le modalità di gestione del processo possano diventare esse stesse oggetto di controversia.
Istituzioni sovrane e Commissione elettorale: «No a competenze ambigue»
Un altro passaggio centrale riguarda la solidità giuridica di qualsiasi futura intesa.
Per Al-Manfi, il successo di un accordo dipende dalla chiarezza delle sue basi giuridiche e delle competenze attribuite alle istituzioni, dal rispetto dei riferimenti costituzionali e dalla capacità dell’intesa stessa di resistere a eventuali contestazioni legali.
Non basta quindi raggiungere un compromesso politico: occorre che questo sia concretamente applicabile, giuridicamente sostenibile e capace di garantire continuità istituzionale.
Il principio riguarda in modo particolare le istituzioni sovrane, compresa la Commissione elettorale. Secondo Al-Manfi, qualsiasi accordo relativo a tali organismi non può poggiare su un fatto compiuto né su attribuzioni di competenze ambigue o prive di una solida base legale.
La questione è determinante in vista di future elezioni: la credibilità del voto dipende infatti anche dalla certezza delle regole e dalla legittimità degli organismi chiamati ad applicarle.
La questione economica e la tutela dei fondi pubblici
Il messaggio di Al-Manfi non si è limitato alla dimensione politica. Il presidente del Consiglio presidenziale ha collegato la crisi istituzionale alle crescenti difficoltà economiche e finanziarie del Paese.
La protezione dei fondi pubblici e il contenimento dell’erosione delle risorse dello Stato rappresentano, secondo Al-Manfi, una priorità che non può più essere rinviata.
Il richiamo arriva in un contesto caratterizzato da crescenti pressioni finanziarie e da uno squilibrio tra risorse disponibili e livello della spesa pubblica. Nel suo intervento, Al-Manfi ha richiamato anche le contestazioni che hanno portato a chiedere le dimissioni del governatore della Banca Centrale della Libia.
La gestione delle finanze pubbliche diventa così parte integrante della questione politica: senza trasparenza, disciplina di bilancio e responsabilità istituzionale, la stabilità economica rischia di deteriorarsi ulteriormente, con conseguenze dirette sulle condizioni di vita dei cittadini.
Il diritto dei libici a manifestare e chiedere un cambiamento
Al-Manfi ha riconosciuto anche il diritto dei cittadini a esprimere le proprie posizioni e manifestare pacificamente, esercitando una pressione popolare responsabile sulle istituzioni.
Secondo il presidente del Consiglio presidenziale, i libici hanno il diritto di difendere le risorse nazionali, protestare contro il deterioramento delle condizioni economiche e, soprattutto, rivendicare la possibilità di scegliere attraverso le urne chi dovrà governare il Paese.
Il richiamo attribuisce al voto una funzione che va oltre la semplice competizione elettorale: le elezioni diventano lo strumento attraverso cui ricostruire la legittimità dello Stato e ricomporre il rapporto tra cittadini e istituzioni.
Trasparenza, responsabilità ed elezioni per una nuova fase
Il messaggio di Al-Manfi delinea quindi tre condizioni fondamentali per uscire dall’impasse: trasparenza nel processo politico, disciplina nella gestione del denaro pubblico e ricorso alla volontà popolare attraverso elezioni nazionali.
La sfida, secondo questa impostazione, consiste nell’evitare che la ricerca di un nuovo compromesso produca semplicemente un’altra fase provvisoria, perpetuando un sistema di transizione che avrebbe dovuto essere temporaneo.
Per Al-Manfi, la strada deve invece condurre a un consenso nazionale che protegga le istituzioni, definisca regole giuridicamente solide e permetta lo svolgimento simultaneo delle elezioni presidenziali e parlamentari.
L’obiettivo finale è chiudere la transizione, non ridisegnarla ancora una volta: restituire ai cittadini libici, attraverso il voto, la decisione sul futuro politico del Paese.
