(AGENPARL) - Roma, 10 Ottobre 2026 - Washington autorizza temporaneamente alcune operazioni sul diesel russo. Il presidente annuncia nuove forniture per contenere il caro-carburante, ma Kiev denuncia un vantaggio per Mosca e gli esperti dubitano dell’impatto sui prezzi.
L’amministrazione di Donald Trump ha autorizzato temporaneamente alcune operazioni relative al diesel di origine russa, compresi la vendita, la consegna e l’importazione negli Stati Uniti. La decisione, annunciata venerdì 9 ottobre, è arrivata dopo che il presidente ha riferito di aver raggiunto un’intesa con Vladimir Putin per aumentare le forniture di carburante ai mercati americano e internazionale.
Il Dipartimento del Tesoro ha pubblicato una licenza generale che consente le operazioni indicate fino ad aprile 2027. Il provvedimento introduce un’autorizzazione circoscritta, non una cancellazione complessiva delle sanzioni contro Mosca. La mossa punta ad ampliare la disponibilità di diesel in una fase in cui i prezzi negli Stati Uniti sono saliti a livelli record, alimentando le preoccupazioni di agricoltori, autotrasportatori e imprese.
In un messaggio su Truth Social, Trump ha dichiarato di aver concluso una «discussione di grande successo» con Putin. Secondo il presidente americano, Mosca avrebbe accettato di mettere a disposizione centinaia di migliaia di tonnellate di diesel, con l’obiettivo di aumentare l’offerta sul mercato internazionale. I dettagli delle consegne, tuttavia, restano da chiarire e l’annuncio non equivale alla conferma che tutte le quantità promesse siano già disponibili o destinate direttamente agli Stati Uniti.
Trump ha sostenuto che l’intesa, insieme al controllo americano dello Stretto di Hormuz, contribuirà a far scendere rapidamente i prezzi del carburante. La previsione resta però da verificare, soprattutto alla luce dei dubbi sulla capacità russa di aumentare le esportazioni in tempi brevi.
Il caro-carburante pesa sulla Casa Bianca
La decisione arriva a poche settimane dalle elezioni di metà mandato, mentre l’amministrazione cerca di contenere gli effetti economici dell’aumento dei prezzi energetici. Secondo i dati dell’American Automobile Association il diesel negli Stati Uniti costava in media 6,27 dollari al gallone venerdì 9 ottobre: circa dieci centesimi in meno rispetto alla settimana precedente, ma 2,60 dollari in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Alla crescita dei prezzi contribuiscono diversi fattori. La guerra in corso contro l’Iran ha scosso i mercati energetici, mentre gli attacchi ucraini alle raffinerie russe hanno ridotto la capacità di lavorazione di Mosca e aggravato le difficoltà nell’approvvigionamento dei prodotti raffinati.
La Casa Bianca aveva già cercato di intervenire sul mercato. La settimana precedente Trump aveva escluso un divieto alle esportazioni statunitensi di diesel e annunciato un impegno degli alleati europei a utilizzare parte delle proprie scorte. Alcuni governi europei avevano successivamente ridimensionato la portata dell’iniziativa, sostenendo che gli impegni richiamati fossero in larga parte già previsti.
Kiev: l’intesa favorisce Mosca
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha contestato la decisione americana, accusando Washington di aver utilizzato i colloqui di pace con Kiev come una «cortina fumogena» mentre prendeva forma l’intesa energetica con la Russia. In un messaggio pubblicato su X, Zelensky ha sostenuto che l’accordo favorisca Mosca, consentendole di prolungare la guerra e riducendo il rispetto per gli Stati Uniti.
Le dichiarazioni del presidente ucraino riflettono il timore che un allentamento delle restrizioni energetiche possa offrire nuove opportunità commerciali al Cremlino proprio mentre Kiev e i suoi sostenitori cercano di limitare le risorse a disposizione della Russia per continuare l’invasione.
L’annuncio è arrivato mentre gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner erano attesi a Miami per incontrare rappresentanti ucraini e discutere nuove proposte per porre fine al conflitto. Nei giorni precedenti, il segretario di Stato Marco Rubio aveva definito la guerra una situazione di stallo, osservando che una soluzione esclusivamente militare difficilmente avrebbe concluso il conflitto.
Sanzioni, le critiche attraversano il Congresso
La scelta della Casa Bianca ha suscitato reazioni anche a Capitol Hill. I senatori democratici Chuck Schumer, Elizabeth Warren e Jeanne Shaheen hanno condannato congiuntamente la decisione, definendola un tradimento dell’Ucraina, degli alleati europei e della sicurezza nazionale americana. Nella loro dichiarazione hanno inoltre accusato Trump di cercare di correggere gli effetti economici della guerra contro l’Iran attraverso un’intesa con il presidente russo.
Critiche sono arrivate anche dal deputato repubblicano Don Bacon, che non si ricandida alle elezioni. Bacon ha definito «imbarazzante» l’atteggiamento di Trump nei confronti di Putin e ha sostenuto che gli interessi economici non dovrebbero prevalere sulle considerazioni morali.
Il confronto è reso più delicato dal fatto che, poche settimane prima, Trump aveva firmato una legge sulle sanzioni contro la Russia, pensata per rafforzare gli strumenti di pressione economica sul Cremlino e prevedere misure tariffarie nei confronti degli acquirenti di petrolio russo. La nuova licenza sul diesel non equivale all’abrogazione di quella legislazione, ma riapre il dibattito sulla portata concreta delle restrizioni e sulle modalità con cui l’amministrazione intende applicarle.
I dubbi sulla capacità russa di fornire diesel
Resta da verificare se Mosca possa rispettare gli impegni annunciati. Negli ultimi mesi la Russia ha limitato le esportazioni di diesel mentre gli attacchi ucraini hanno colpito le raffinerie, danneggiando una parte della capacità produttiva. Questo rende incerta la possibilità di aumentare rapidamente le forniture senza modificare le restrizioni all’esportazione o recuperare una quota significativa della capacità di lavorazione compromessa.
Anche gli effetti sui prezzi sono oggetto di scetticismo. Gregory Brew, analista senior dell’Eurasia Group, ha osservato che le quantità indicate nell’annuncio iniziale rappresenterebbero meno del 2 per cento della produzione statunitense di diesel, stimata in circa 3,6 milioni di barili al giorno. L’analista ha inoltre espresso dubbi sulla possibilità che la Russia riprenda a esportare prodotti raffinati su larga scala mentre le sue raffinerie continuano a subire attacchi.
Kirill Dmitriev, rappresentante speciale di Putin per gli investimenti e la cooperazione economica, ha accolto positivamente la prospettiva di una ripresa della cooperazione energetica tra Russia e Stati Uniti, sostenendo che potrebbe giovare ai mercati globali.
L’intesa resta quindi da valutare su due piani: l’effettiva capacità delle forniture russe di contribuire a ridurre il costo del diesel e le conseguenze politiche di un’autorizzazione che attenua temporaneamente alcune restrizioni. La Casa Bianca punta a contenere una pressione economica che ha ricadute interne, ma quantità disponibili, tempi delle consegne e impatto sui prezzi restano elementi decisivi ancora da verificare.
