(AGENPARL) - Roma, 15 Luglio 2026 - Il clima diplomatico tra Teheran e Washington registra una nuova fase di confronto. Il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha risposto pubblicamente ai recenti commenti giunti da Donald Trump. Ha dichiarato che la nazione iraniana risponderà alle critiche “nei fatti”. In questo contesto di alta tensione verbale, il Presidente ha posto l’accento sulla solidità interna del Paese. Ha esortato al mantenimento dell’unità nazionale e della solidarietà.
Il confronto diplomatico all’ONU
Parallelamente al dibattito politico, lo scontro si è spostato nelle sedi internazionali. L’ambasciatore e rappresentante permanente dell’Iran presso le Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani, ha inviato una lettera formale al Segretario Generale dell’ONU e al Presidente del Consiglio di Sicurezza. Nella nota, Teheran ha respinto le accuse sollevate dagli Stati Uniti riguardanti il presunto trasferimento di armi in Yemen. Ha inoltre negato ogni coinvolgimento nella sicurezza regionale.
I punti della memoria iraniana
Nella memoria trasmessa al Consiglio di Sicurezza, l’Iran ha articolato la propria posizione attraverso diversi punti tecnici:
- Gestione della crisi yemenita: Teheran ha smentito di agire tramite Ansarallah. Sostiene che le decisioni delle autorità di Sana’a siano autonome e rispondano agli interessi del popolo yemenita.
- Accuse reciproche sull’instabilità: La lettera accusa Washington di essere il principale responsabile dell’instabilità in Yemen. Cita un presunto fallimento nel rispetto degli impegni presi nel Memorandum di Islamabad.
- Posizione sulle relazioni internazionali: L’Iran ribadisce il suo impegno per un processo politico inclusivo in Yemen, guidato dagli yemeniti. Sostiene la sovranità e l’integrità territoriale del Paese.
Conclusioni
Il Presidente Pezeshkian ha messo in discussione l’efficacia delle attuali dinamiche di scontro. Si è chiesto quali obiettivi concreti siano stati raggiunti finora sul terreno attraverso la pressione retorica. La posizione iraniana, come riportato nelle sedi ONU, insiste sulla necessità di una diplomazia che rispetti la sovranità delle nazioni. Continua, al contempo, a respingere le tesi di Washington circa un coinvolgimento diretto iraniano nei conflitti regionali.
