(AGENPARL) - Roma, 13 Luglio 2026 - La situazione in Yemen è precipitata. A sole 48 ore dalle dichiarazioni del Primo Ministro ad interim del governo di Sana’a, Mohammed Ahmed Miftah — che in questa intervista definiva “irreversibile” la fine del blocco aereo e marittimo — l’aeroporto internazionale della capitale è stato teatro di un pesante attacco aereo in una grande escalation contro il principale aeroporto civile del paese.
La sfida logistica e il raid Il Ministro dei trasporti e dei lavori pubblici dello Yemen, il maggiore generale Mohammed Ayash Quhim, ha riferito che un aereo iraniano è atterrato sano e salvo sulla terra d’origine nonostante gli attacchi aerei che hanno preso di mira l’aeroporto internazionale di Sana’a all’inizio della giornata. A bordo viaggiavano:
- Una delegazione ufficiale yemenita.
- Numerosi civili rimasti bloccati.
- Pazienti che necessitavano di cure.
Nonostante il tentativo di impedire l’operazione, l’aereo è riuscito ad atterrare, segnando un duro colpo per il regime saudita e i suoi delegati. Gli osservatori hanno sottolineato che l’attacco all’aeroporto ha “aperto le porte dell’inferno” per Riyadh e le sue forze mercenarie.
Le parole di Miftah e il cambio di rotta Solo pochi giorni fa, Miftah aveva ribadito la ferma volontà del governo di Sana’a di riaffermare la propria sovranità, ringraziando apertamente il supporto di Teheran per il superamento dell’isolamento imposto dal 2015. Quella dichiarazione non è stata percepita solo come un messaggio politico, ma come una sfida diretta all’ordine consolidato nella regione. L’attacco di oggi rappresenta, secondo gli osservatori locali, la reazione immediata e violenta a questa nuova assertività del governo della capitale.
Fine della tregua? Il portavoce delle forze armate yemenite, il generale di brigata Yahya Sare’e, ha avvertito che l’aggressione saudita “non sarebbe stata senza risposta”, promettendo una replica all’aggressione. Il clima tra le fazioni è di scontro aperto: i funzionari di Sana’a denunciano l’uso del blocco aeroportuale come arma di pressione economica e ritengono che il raid odierno ponga di fatto fine a ogni residuo processo di de-escalation che teneva in piedi la fragile tregua avviata nel 2022.
La regione si trova ora di fronte a un’escalation che trascende i confini locali, collegandosi strettamente alle tensioni marittime di cui abbiamo discusso nei giorni scorsi. L’aeroporto funge da vitale linea di salvezza umanitaria per pazienti, civili e viaggi internazionali. Il governo di Sana’a ha tracciato una linea: il controllo delle proprie infrastrutture è la nuova priorità, e le parti in campo sembrano non avere più margini per una mediazione diplomatica.
