(AGENPARL) - Roma, 7 Aprile 2026 - – “Apprendiamo dalla stampa che, fra le misure allo studio del Governo per fronteggiare l’emergenza energetica, c’è anche l’ipotesi di uno smart working ‘forzato’ per i dipendenti pubblici. Una scelta che rende bene l’idea di come l’esecutivo consideri davvero il lavoro agile: uno strumento da attivare solo all’occorrenza, una scialuppa di salvataggio e non un modello organizzativo moderno e strutturale. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un andamento contraddittorio: prima lo smart working è stato tolto persino ai lavoratori fragili, sia nel pubblico sia nel privato; poi a Palazzo Chigi è stato ridotto da due a un solo giorno settimanale e oggi torna improvvisamente utile. È un approccio miope e incoerente, che non coglie i benefici del lavoro agile in termini di sostenibilità, produttività e qualità della vita”. Così la deputata del M5S Valentina Barzotti. “Già a inizio legislatura – riprende – il M5S ha presentato, a mia prima firma, una proposta di legge per stabilire un principio chiaro: rendere lo smart working un diritto strutturale, laddove compatibile con le mansioni. Se maggioranza e Governo ci avessero ascoltato, oggi saremmo già un passo avanti, con regole certe e una visione di lungo periodo. Questa ennesima giravolta dovrebbe servire da lezione a Meloni&Co: il lavoro agile non è un interruttore da accendere e spegnere in base alle emergenze. Basta con l’ipocrisia” conclude Barzotti.
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