(AGENPARL) - Roma, 11 Marzo 2026 - (AGENPARL) – Wed 11 March 2026 *Buona sera. Si prega, se possibile, di ospitare sul vostro giornale il
seguente intervento di Mena Diodato, docente universitaria e cittadina di
Maddaloni. Grazie per quanto farete. *
“Nella “nostra bella Maddaloni” fioccano, puntuali come il Festival di
Sanremo, gli appelli per “salvare” la Fondazione Villaggio dei Ragazzi,
colpita da un provvedimento regionale che taglierebbe significativamente i
fondi pubblici a sostegno della stessa.
Ora, la Fondazione ha una storia gloriosa, specchio delle luci e ombre
della Prima e pure un po’ della Seconda Repubblica. Una cosa però andrebbe
chiarita, per onestà intellettuale: la Fondazione non è un patrimonio della
città di Maddaloni, bensì l’opera coraggiosa, visionaria e solitaria di un
singolo individuo: Don Salvatore D’Angelo.
Ha ragione il sindaco: il Villaggio dei ragazzi non è proprietà della
regione, ma non è nemmeno proprietà della città. Maddaloni ha preso dalla
Fondazione; ha goduto della sua immagine, dei lustri e delle iniziative
solidaristiche, sociali e culturali animate da un singolo individuo,
lungimirante quanto pragmatico. I maddalonesi hanno beneficiato del peso
politico di Don Salvatore, della sua enorme influenza, della sua
predisposizione a intercedere e a sostenere chiunque (andandogli a genio)
ne avesse bisogno.
Come tutti gli intelletti dotati di una qualche peculiarità eccezionale che
ne esacerba gli umani limiti, Don Salvatore è stato incapace di costruire
una successione in grado di tutelare l’eredità della sua opera, nata a
Maddaloni ma aperta al mondo. Chi ne ha conosciuto le vicende, chi vi ha
partecipato, sa che la Fondazione è stata quanto di meno provinciale,
meschino e identitario si possa immaginare.
Dei contrasti, degli scandali e delle chiacchiere fondate e infondate degli
ultimi 25 anni non voglio né posso spendere parola, perché non ne so e non
ne voglio sapere nulla. Leggo periodicamente che sono a rischio gli
stipendi dei dipendenti, che le attività rischiano di non poter essere
sostenute, che è in gioco la scomparsa di questo “fiore all’occhiello”
della nostra città. Come ho detto, non credo nelle personificazioni degli
enti astratti: le città sono fatte di uomini e donne; sono questi che fanno
e disfano, individualmente e collettivamente, non i gonfaloni comunali.
A ogni modo, a fronte dei provvedimenti paventati dalla Regione, è
cominciata la corsa al premio per il taumaturgo chiamato a risollevare le
sorti della Fondazione.
Spregiudicatamente, per Don Salvatore, il fine ha sempre giustificato i
mezzi. Principio assai discutibile, retto però dalla assoluta chiarezza e
trasparenza del fine: occuparsi degli ultimi. Oggi, senza che nessuno si
preoccupi di interrogarsi su quel fine e sulle sue condizioni di esistenza,
sopravvivenza e praticabilità, il consigliere regionale A parte alla carica
(vedo io, faccio io, risolvo io); il consigliere regionale B (al quale si
ascrive la grande onta di non essere maddalonese – difficile immaginare un
abbassamento ulteriore del livello della discussione) corre ai ripari e,
per marcare il territorio a fronte di un inesistente PD cittadino, cerca di
intestarsi anch’egli la battaglia per gli interessi della Fondazione,
chiedendo tuttavia trasparenza (prima incisivamente, poi più cautamente,
ché mai si dica che il PD ha contributo alla dispersione di questo
patrimonio della città). Trasparenza che – come ricorda la segretaria
cittadina del suo partito – è un obbligo di legge, non una richiesta di
parte, né un intervento punitivo nei confronti della Fondazione.
Alla luce di un dibattito articolato sui particulari di questo o quel
consigliere (sindaco, assessore o avventore aspirante a qualche carica),
farebbe bene il presidente Fico ad affidare a un soggetto terzo il compito
di rendicontare sullo stato della Fondazione, sulle sue difficoltà e sulle
sue prospettive. Qualcuno, un terzo, appunto, che non abbia interessi
diretti o indiretti sulle magre e mercenarie vicissitudini di questa triste
città.
Come forse qualcuno sa, la Fondazione ha rappresentato un pezzo importante
della vita della famiglia di mia madre. Don Salvatore, fratello di mio
nonno, ha fatto leva sui genitori, sui fratelli e sulla sorella soprattutto
nelle fasi iniziali della sua impresa, quando si trattava – giorno per
giorno, in una città che ancora esponeva le ferite della guerra – di
mettere assieme un pranzo e una cena per decine e poi centinaia di ragazzi.
La famiglia D’Angelo – mio intendimento da sempre, che ripeterò
ossessivamente finché campo – deve rispettare il testamento di Don
Salvatore: stare fuori dalle vicende della Fondazione, che o è un’opera di
rilievo collettivo o semplicemente non è, ed è meglio che non sia. Del
resto, come pure fa notare qualcuno per innalzare i modesti meriti delle
ultime gestioni, ridurre, come si sta facendo, la Fondazione a un circolo
ricreativo o a una bocciofila è proprio il contrario di quello che è stata
e di quello che, nei caparbi intendimenti del suo fondatore, avrebbe dovuto
essere.
Fatte queste premesse, come cittadina maddalonese da sempre estranea alle
vicende della Fondazione – se non da studentessa anonima dai 14 ai 19 anni
– ma interessata alla sua sopravvivenza se e solo se alle altezze a cui era
stata portata dal suo fondatore, mi aspetto due cose.
La prima è che si apra una discussione pubblica che ci illumini sulla
funzione attuale della Fondazione. Come realizza il suo oggetto sociale?
Quale impatto pubblico ha la sua attività? Come intercetta i nuovi bisogni,
sempre meno legati all’offerta di scuole private e sempre più urgenti in
relazione all’integrazione, all’accoglienza, alla lotta contro le
discriminazioni, alle povertà materiali e immateriali?
Un tempo, per dire, la Fondazione ospitava bambini e ragazzi sottratti alla
strada e alla criminalità per educarli a una degna vita civile. Falliva,
talvolta; più spesso riusciva. Oggi non potrebbe la Fondazione accogliere
migranti, donne in difficoltà, minori non accompagnati per svolgere quella
stessa azione? Non potrebbe realizzare – la butto lì – corsi di italiano
per stranieri? Corsi di lingua per ragazzi e bambini non abbienti (fuori
dal circuito scolastico privato)? Insomma, qual è oggi il rapporto
costo/benefici della Fondazione in relazione al suo scopo sociale? Ripeto,
non cosa è stata la Fondazione – argomento su cui potrei scrivere un libro
– ma cosa è oggi e cosa ci si aspetta sarà domani?
La seconda aspettativa – utopica, lo so – è uno scatto di dignità da parte
dei politici e degli amministratori locali, che anche in quest’occasione,
in nome di un interesse bipartisan per la tutela di un presunto patrimonio
cittadino, mostrano la loro strabiliante capacità di cavalcare qualsiasi
accadimento al solo scopo di incrementare il proprio capitale di consenso.
Non una parola su quello che la Fondazione è e deve essere; solo l’impegno
a salvarla oggi, con l’ennesimo obolo, per poi vantarsene in campagna
elettorale.
Ma la Fondazione Villaggio dei ragazzi non è un casello autostradale
inaugurabile da Salvini; non è l’ospedale che apre, chiude, riapre,
richiude. È – ripeto – l’opera di un uomo la cui eredità merita rispetto;
un’eredità senza eredi, sebbene molti si sbraccino per atteggiarsi a
esecutori testamentari.
Non mi interessa – e non dovrebbe interessare a nessuno – se i soldi
pubblici (che torneranno ad alimentare quello che sembra essersi
configurato come un carrozzone dedito allo spreco) siano sbloccati per
l’intercessione del Santo consigliere di Fratelli d’Italia o del Santo
consigliere del Partito Democratico. Mi interessa che si recuperi il
rilievo pubblico della Fondazione, fattore dirimente per giustificare un
investimento pubblico.
La tutela degli stipendi dei dipendenti deve essere preoccupazione
collettiva, ma una struttura che attinge da fondi pubblici non può fermarsi
alla richiesta generica della sussistenza dei suoi dipendenti senza fornire
alcuna garanzia della ricaduta pubblica delle sue attività (non solo dentro
i confini angusti di una sempre più irrespirabile Maddaloni).
Se si tratta di tenere aperte le scuole private, bene – ma la Costituzione
(a cui Don Salvatore era devoto come al Dio al quale s’era consacrato
sacerdote) impone che queste debbano istituirsi “senza oneri per lo Stato”.
Ecco, sarebbe auspicabile che qualcuno riuscisse – almeno su questo tema –
a guardare un palmo più in là degli sciocchi tornaconti di bottega,
peraltro assai male celati.
Se volete salvare la Fondazione, lasciate che sia amministrata da terzi in
ossequio ai valori che ne hanno informato l’azione decennale. Questo si
ottiene con un’amministrazione affidata a persone lungimiranti, visionarie,
cosmopolite – per quanto mi riguarda, preferibilmente non maddalonesi, non
legati all’amministrazione comunale, provinciale o regionale, non
prestanomi, né bipartisan, bensì partigiani: schierati dalla parte della
cultura contro l’ignoranza, della solidarietà cristiana contro l’egoismo
Trending
- I cittadini europei sostengono a gran voce una più forte cooperazione dell’UE in materia di protezione civile basata sulla solidarietà: lo dimostra il nuovo Eurobarometro
- Assistenti civici, un nuovo modello di partecipazione per una città più vivibile e sicura
- L’UE annuncia l’istituzione e la composizione del gruppo consultivo PreparEU sulla preparazione europea alle catastrofi
- IL COMUNE COMUNICA – sostegno a cinque biblioteche Colibrì: giunta approva finanziamento per garantire continuità nelle aperture
- Manovra arrivata alla Camera in serata
- Comunicato Stampa 1917/2026 Martedì 3 novembre, a Palazzo Balbi, il presidente Stefani presenterà un importante Protocollo d’intesa tra la Regione e le quattro Università venete
- Agricoltura, retribuzioni contrattuali +3,3%
- Binance sotto attacco, rubati 6,3 miliardi di dollari in criptovalute: è il più grande furto digitale della storia
- PORTUALI DI TARANTO: ALTRI DUE ANNI DI TUTELA GRAZIE AL GOVERNO MELONI
- EURALLUMINA, DAL MEF 6,3 MILIONI DI EURO PER GARANTIRE LA CONTINUITÀ DEL SITO FINO AL 31 DICEMBRE. GLI ASSESSORI CANI, MANCA E LACONI: “RISULTATO IMPORTANTE, ORA ACCELERARE SULLE NUOVE PROSPETTIVE INDUSTRIALI”