(AGENPARL) - Roma, 4 Marzo 2026 - (AGENPARL) – Wed 04 March 2026 *COMUNICATO STAMPA*
*Iran: Cia, subito un freno a crisi energetica. Dl Bollette cambi passo*
*Agroalimentare Made in Italy a rischio tempesta perfetta tra aumento costi
di produzione, blocco fertilizzanti e stallo dazi Usa*
Roma, 4 mar – L’ennesima emergenza geopolitica, con la guerra in Iran e la
chiusura dello stretto di Hormuz, non può trascinare il Paese nel vortice
di una nuova crisi energetica e dei prezzi, per una dipendenza da materie
prime strategiche che va urgentemente affrontata sia a livello europeo che
italiano, a tutela di famiglie e imprese, della tenuta del comparto
agricolo e della sicurezza alimentare globale. Il Governo, dunque, riveda
subito le sue scelte politiche e cambi passo, a partire dal Dl Bollette. A
dirlo, è il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano
Fini, esprimendo preoccupazione per l’escalation di fuoco in Medio Oriente
e la stabilità mondiale a repentaglio.
DL BOLLETTE – Ancora una volta, gli eventi mostrano la vulnerabilità
italiana rispetto all’approvvigionamento di gas e petrolio e la necessità
di mettere concretamente in piedi un modello alternativo che il Dl Bollette
-precisa Cia- sta di fatto disincentivando, a cominciare dal taglio degli
aiuti alle imprese agricole produttrici di biogas.
“Attenzione -aggiunge Fini- il provvedimento è attualmente in Parlamento
per la sua conversione in legge e si può invertire la rotta a sostegno dei
costi energetici agricoli e della transizione green nazionale. Il Dl
Bollette può essere davvero di visione di fronte a un cotesto incerto e che
negli ultimi giorni si è ulteriormente e drammaticamente aggravato. Servono
misure straordinarie e immediate contro il caro-bollette e a salvaguardia
della produttività agricola, di nuovo tragicamente centrale, con i costi
energetici (a partire dal gasolio agricolo) che sono tornati
inesorabilmente a salire, mettendo ulteriormente a rischio la sostenibilità
economica delle imprese. Eppure -aggiunge Fini- il comparto primario resta
l’arma di ricatto nei conflitti e non la risorsa vitale per l’umanità
intera e per questo da preservare”.
FERTILIZZANTI – Per lo stesso motivo, il governo deve sollecitare l’Europa
per un intervento rapido sulla disponibilità di fertilizzati, che in buona
parte transitano da Hormuz, ribadendo un vincolo pericoloso con quelle aree
di guerra, come da Russia e Bielorussia. Vista la situazione, poi, spingere
per piani strategici di stoccaggio e pretendere la sospensione immediata
del CBAM, il Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere
applicata sui fertilizzanti, una mannaia sui rincari alle porte.
DAZI USA – L’Italia non molli neanche sul fronte dazi Usa. L’ultima follia
di Trump con tariffe globali al 10% è bastata a creare altra incertezza
alla dogana per migliaia di aziende agroalimentari esportatrici in Usa di
un patrimonio da 8 miliardi di euro. Aziende già colpite dalle perdite che,
a partire dalla seconda parte dello scorso anno, hanno totalizzato circa
400 milioni di euro in meno sul 2024. I nuovi dazi, infatti, contromossa
alla bocciatura della Corte Suprema delle sue tariffe di agosto al 15% –
andando a sommarsi alle aliquote di base stabilite dal WTO secondo il
principio MFN (Nazione più favorita) e con variazioni prodotto per prodotto
– potrebbero rivelarsi un’ulteriore batosta o, nei casi più ottimistici,
una parziale riduzione delle forti perdite accumulate nei mesi post Accordo
di agosto Usa-Ue. Il vino potrebbe recuperare qualcosa dell’attuale perdita
competitiva e insieme a pasta, olio e aceto con un “dazio misto” scendere
sotto il 15% (valore superiore rispetto al periodo “pre-Trump”), mentre si
prefigura un duro colpo per i formaggi con un rincaro esplosivo fino al 25%
del valore del prodotto. Anche le conserve e i pelati ne uscirebbero molto
penalizzate, superando la soglia del 21% di tariffa totale. Senza
dimenticare l’effetto deprezzamento valore del dollaro.
“Va chiarito che l’alternativa assoluta non può essere esplorare altri
mercati -commenta Fini- perché quello statunitense non è sostituibile per
vini, formaggi e salumi italiani. Bene ha fatto il Parlamento Ue a bloccare
il voto sull’accordo di quote agevolate per l’import di prodotti
statunitensi. Dalla Commissione -conclude- l’Italia deve, invece,
pretendere di più”.
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*Settore Comunicazione e Immagine *| Cia-Agricoltori Italiani
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