(AGENPARL) - Roma, 19 Ottobre 2026 - Il ministro degli Esteri francese incontra Salam, Berri e Aoun per definire gli assetti di sicurezza dopo il 2026. Beirut chiede garanzie contro un vuoto lungo il confine con Israele, mentre Francia e Italia lavorano a una forza multinazionale.
Il futuro della presenza internazionale nel Libano meridionale dopo la conclusione del mandato di UNIFIL è al centro della missione a Beirut del ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot. Parigi punta a evitare un vuoto di sicurezza lungo il confine con Israele e a garantire la prosecuzione del monitoraggio internazionale sull’attuazione della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. I colloqui, proseguiti domenica con i vertici istituzionali libanesi, riguardano anche il ritiro delle forze israeliane, il rafforzamento dell’esercito nazionale e il sostegno alla ricostruzione delle aree meridionali del Paese.
Barrot è accompagnato da Alice Rufo, ministra delegata francese presso il ministro delle Forze armate e dei veterani. La delegazione ha incontrato il presidente del Parlamento Nabih Berri e il primo ministro Nawaf Salam, dopo il colloquio di sabato con il presidente della Repubblica Joseph Aoun. Al centro dell’iniziativa diplomatica c’è la ricerca di un quadro internazionale che possa mantenere una funzione di controllo e comunicazione anche dopo la conclusione della missione delle Nazioni Unite.
La questione è diventata urgente dopo la decisione del Consiglio di sicurezza dell’agosto 2025 di porre fine al mandato di UNIFIL entro la fine del 2026. Il Libano teme che l’uscita dei caschi blu, prima della piena attuazione della risoluzione 1701, possa lasciare le aree di confine prive di un presidio internazionale in grado di segnalare le violazioni e contribuire a contenere nuove escalation.
Beirut chiede garanzie per il dopo-UNIFIL
Nel corso dell’incontro al Grand Serail, Salam ha sottolineato la necessità di preservare una presenza internazionale nel Libano meridionale con il compito di monitorare gli sviluppi sul terreno, segnalare le violazioni e mantenere aperti i canali di comunicazione. Secondo il primo ministro, un nuovo mandato del Consiglio di sicurezza dovrebbe impedire che la fine della missione attuale produca un vuoto di sicurezza o favorisca l’emergere di una nuova situazione di instabilità lungo il confine.
Salam ha espresso apprezzamento per il sostegno della Francia, in particolare per gli sforzi diplomatici volti a ottenere il ritiro completo di Israele dal territorio libanese e a rafforzare l’autorità dello Stato sull’intero Paese. Un elemento centrale resta il potenziamento delle capacità dell’esercito libanese, chiamato ad assumere maggiori responsabilità nella sicurezza nazionale e nel controllo del territorio.
Il rafforzamento delle forze armate libanesi è strettamente legato alla questione della presenza internazionale. Beirut punta a consolidare il ruolo delle proprie istituzioni, ma ritiene necessario che la transizione successiva a UNIFIL avvenga attraverso accordi capaci di mantenere un meccanismo di monitoraggio e prevenire incidenti lungo la linea di confine.
La discussione riguarda anche il recupero delle aree meridionali colpite dal conflitto. Salam ha richiamato l’attenzione sul ripristino dei servizi essenziali, sul sostegno ai residenti affinché possano restare nelle proprie comunità e sul rafforzamento della presenza delle istituzioni pubbliche. La stabilizzazione del territorio, nella prospettiva del governo libanese, non può limitarsi agli aspetti militari, ma deve comprendere il ritorno delle condizioni necessarie alla vita quotidiana e alla ripresa economica.
Nel confronto con la delegazione francese sono state affrontate anche le riforme finanziarie ed economiche del governo e la necessità di raggiungere un accordo con il Fondo monetario internazionale. La ripresa del Libano resta infatti legata alla capacità di affrontare le fragilità strutturali dell’economia e di ricostruire la fiducia degli investitori e dei partner internazionali.
Barrot ha ribadito l’impegno della Francia a favore della sovranità e della stabilità libanesi, confermando il sostegno alle istituzioni statali e alle forze armate. Parigi si è inoltre detta disponibile a contribuire alla definizione dei futuri assetti internazionali di sicurezza, accompagnando questo percorso con iniziative a sostegno delle riforme, della ripresa economica e della ricostruzione.
Berri difende il ruolo dei caschi blu
Nel successivo incontro con Barrot e Rufo, il presidente del Parlamento Nabih Berri ha insistito sulla necessità di mantenere la presenza di UNIFIL. Al colloquio, dedicato agli sviluppi politici e di sicurezza e alle relazioni bilaterali, ha partecipato anche l’ambasciatore francese in Libano, Patrick Durel.
Berri ha ringraziato la Francia e il presidente Emmanuel Macron per il sostegno al Libano, rendendo omaggio ai militari francesi caduti e al contributo del personale della missione delle Nazioni Unite in oltre 48 anni di attività. Ha richiamato in particolare il ruolo svolto dai caschi blu nell’attuazione delle risoluzioni 425 e 1701, sottolineando che il loro contributo non si è limitato alle operazioni militari e di sicurezza, ma ha compreso anche attività umanitarie, culturali, economiche e sociali.
Secondo Berri, le istituzioni libanesi e l’opinione pubblica sostengono il mantenimento della forza internazionale. Il presidente del Parlamento ha chiesto un’iniziativa coordinata da parte di Francia, Unione europea, comunità internazionale e attori regionali per evitare che la scadenza del mandato lasci il sud del Paese senza un adeguato meccanismo di sorveglianza, prima che la risoluzione 1701 sia pienamente attuata.
Berri ha inoltre sostenuto che il Libano ha rispettato le disposizioni della risoluzione, mentre Israele continuerebbe a violarne i termini attraverso operazioni militari e l’occupazione di porzioni del territorio meridionale. Nella sua ricostruzione, gli sforzi internazionali dovrebbero concentrarsi sulla cessazione degli attacchi israeliani e sull’applicazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite, anziché consentire che vengano ulteriormente indebolite.
La posizione di Berri riflette la preoccupazione che il passaggio da una missione delle Nazioni Unite a un nuovo assetto possa ridurre la capacità di documentare le violazioni e mantenere canali di comunicazione tra le parti. Per Beirut, la continuità del monitoraggio internazionale rappresenta un elemento essenziale per limitare i rischi di un’escalation e accompagnare il rafforzamento delle istituzioni nazionali.
Aoun apre a soluzioni alternative
Il presidente Joseph Aoun aveva affrontato la questione già sabato, durante il colloquio con Barrot e Rufo. Aoun ha accolto con favore gli sforzi diplomatici francesi presso le Nazioni Unite e il Consiglio di sicurezza per individuare accordi capaci di evitare un vuoto di sicurezza dopo la conclusione del mandato di UNIFIL.
Pur confermando la preferenza di Beirut per un’estensione della missione delle Nazioni Unite, il presidente ha espresso disponibilità a valutare soluzioni alternative, purché consentano di mantenere una presenza internazionale nel sud del Paese.
Aoun ha inoltre sottolineato l’importanza di evitare una situazione nella quale l’esercito libanese possa trovarsi in uno scontro diretto con le forze israeliane nelle aree occupate. Il tema evidenzia la delicatezza della transizione: il rafforzamento delle forze armate nazionali dovrà procedere parallelamente alla definizione di garanzie di sicurezza e di meccanismi internazionali in grado di ridurre il rischio di incidenti.
La posizione del presidente lascia aperta la strada a un compromesso tra la richiesta libanese di mantenere UNIFIL e l’eventualità di un nuovo dispositivo internazionale. Resta tuttavia da definire la struttura di un eventuale meccanismo alternativo, il suo mandato e le modalità con cui potrebbe operare sul terreno.
Francia e Italia lavorano a una forza multinazionale
La Francia ha già indicato, insieme all’Italia, la volontà di lavorare alla creazione di una forza multinazionale destinata a succedere alla missione delle Nazioni Unite. L’iniziativa, annunciata a giugno, punta a individuare una soluzione che consenta di preservare una presenza internazionale nel Libano meridionale anche dopo la fine del mandato di UNIFIL.
Il futuro dispositivo dovrebbe rispondere alla necessità di mantenere un quadro di sicurezza lungo il confine e sostenere la sovranità libanese, evitando che la conclusione della missione lasci le istituzioni nazionali senza un adeguato supporto internazionale. La definizione di un nuovo assetto richiede tuttavia un confronto tra i Paesi coinvolti e un quadro istituzionale che ne stabilisca compiti, responsabilità e modalità operative.
Il nodo centrale resta il rapporto tra il nuovo dispositivo, l’esercito libanese e l’attuazione della risoluzione 1701. La presenza internazionale dovrà inserirsi in un percorso che consenta allo Stato libanese di rafforzare il controllo del territorio, mentre resta aperta la questione del ritiro israeliano e della cessazione delle violazioni denunciate da Beirut.
La missione di Barrot si colloca dunque in una fase decisiva per il futuro della sicurezza nel sud del Libano. Parigi cerca di mantenere un ruolo diplomatico centrale nella definizione degli accordi successivi a UNIFIL, mentre il governo e le istituzioni libanesi chiedono garanzie contro un vuoto di sicurezza. La sfida sarà trasformare le consultazioni in un quadro internazionale condiviso, capace di accompagnare il rafforzamento dell’esercito libanese e di sostenere l’attuazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite.
