(AGENPARL) - Roma, 19 Ottobre 2026 - Il presidente ucraino denuncia ritardi nella consegna di intercettori già pagati attraverso il programma PURL. Kyiv riceverebbe appena 12 missili al mese, mentre crescono le tensioni con Washington
La crisi nei rapporti tra Ucraina e Stati Uniti si estende alle forniture di missili destinati alla difesa aerea. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato Washington di ritardare la consegna di intercettori Patriot già finanziati attraverso il programma PURL, il meccanismo coordinato dalla NATO che consente agli alleati di acquistare armamenti statunitensi destinati a Kyiv. Secondo il capo dello Stato ucraino, soltanto una parte delle forniture previste avrebbe ricevuto l’autorizzazione americana, mentre le altre rimarrebbero in sospeso per ragioni che non sarebbero di natura tecnica. Le dichiarazioni, contenute in un’intervista rilasciata a Bloomberg e pubblicata il 18 ottobre, aprono un nuovo fronte di tensione tra le due amministrazioni, in una fase in cui l’Ucraina continua a dipendere dai sistemi di difesa occidentali per contrastare gli attacchi missilistici russi.
Il punto centrale della denuncia riguarda la natura delle forniture contestate. Zelensky non parla di nuovi aiuti militari richiesti gratuitamente agli Stati Uniti, ma di armamenti per i quali, sostiene, il pagamento è già stato effettuato. Il programma PURL, acronimo di Prioritised Ukraine Requirements List, è stato concepito per permettere ai partner dell’Ucraina di finanziare l’acquisto di equipaggiamenti militari americani sulla base delle necessità individuate da Kyiv. Il sistema coinvolge quindi diversi Paesi nel finanziamento delle forniture, ma mantiene un ruolo determinante degli Stati Uniti nelle procedure necessarie al trasferimento del materiale. È proprio su questo passaggio che si concentra la contestazione del presidente ucraino, secondo il quale alcune consegne resterebbero ferme nonostante la disponibilità delle risorse economiche.
Zelensky ha spiegato che una parte delle forniture è stata autorizzata, mentre altre attendono ancora il via libera di Washington. A suo giudizio, il ritardo non sarebbe riconducibile a ostacoli tecnici, ma a decisioni assunte dalle autorità americane. La distinzione è politicamente rilevante, anche se le motivazioni indicate dal presidente ucraino non risultano confermate in modo indipendente. Nelle informazioni disponibili non emerge una spiegazione ufficiale dettagliata da parte della Casa Bianca o del Pentagono sulle specifiche autorizzazioni contestate. Rimane quindi necessario distinguere il fatto che Zelensky abbia denunciato il blocco di alcune forniture dalla sua interpretazione delle ragioni che lo avrebbero determinato.
Dodici intercettori al mese, la denuncia di Zelensky
Il presidente ucraino ha fornito anche una cifra per descrivere la riduzione delle consegne. Secondo quanto dichiarato nell’intervista, gli Stati Uniti starebbero attualmente inviando all’Ucraina soltanto dodici missili intercettori Patriot al mese, un quantitativo che Zelensky ha indicato come pari a circa un quarto del ritmo registrato durante l’amministrazione di Joe Biden. Il dato non è accompagnato da una conferma pubblica del Dipartimento della Difesa americano, ma rappresenta uno degli elementi più significativi della denuncia perché permette di comprendere la dimensione della carenza segnalata da Kyiv.
I sistemi Patriot costituiscono una componente essenziale della difesa aerea ucraina, soprattutto per la capacità di contrastare alcune tipologie di missili balistici impiegati dalla Russia. La disponibilità dei lanciatori, tuttavia, non è sufficiente a garantire la protezione del territorio se non viene accompagnata da un flusso regolare di intercettori. Ogni attacco può richiedere il lancio di più missili difensivi e le scorte devono essere continuamente reintegrate. Una riduzione prolungata delle forniture obbliga quindi i comandi militari a selezionare con maggiore attenzione gli obiettivi da proteggere, privilegiando le infrastrutture considerate strategiche e le aree più esposte.
La questione assume particolare importanza in relazione agli attacchi russi contro il sistema energetico ucraino. Centrali elettriche, sottostazioni e altre infrastrutture necessarie alla distribuzione dell’energia sono obiettivi particolarmente sensibili, perché il loro danneggiamento può produrre conseguenze estese sulla popolazione e sulle attività economiche. Per Kyiv, la disponibilità di intercettori non rappresenta dunque soltanto un’esigenza militare, ma anche una condizione per limitare gli effetti dei bombardamenti sulla vita civile, soprattutto con l’avvicinarsi dei mesi invernali.
Il problema è aggravato dalla difficoltà di sostituire rapidamente i Patriot con altri sistemi. La difesa aerea ucraina comprende apparati di diversa provenienza, ma non tutti dispongono delle stesse capacità contro le minacce balistiche. Inoltre, gli intercettori utilizzati dai Patriot sono prodotti attraverso una filiera industriale complessa e sono richiesti anche da altri Paesi, circostanza che rende particolarmente importante la continuità delle forniture già programmate. Anche quando il finanziamento è disponibile, eventuali ritardi nelle autorizzazioni o nelle consegne possono avere conseguenze operative immediate.
La proposta di Kyiv sugli attacchi al petrolio russo
La controversia sui Patriot si intreccia con un altro elemento del confronto tra Zelensky e l’amministrazione di Donald Trump: gli attacchi ucraini contro le infrastrutture petrolifere russe. Kyiv considera queste operazioni uno strumento per colpire le capacità economiche e logistiche di Mosca, mentre Washington ha manifestato preoccupazione per le possibili conseguenze sul mercato energetico e per il loro impatto sui tentativi diplomatici di arrivare a una soluzione negoziata della guerra.
Nell’intervista a Bloomberg, Zelensky ha riferito di aver avanzato una proposta precisa agli interlocutori americani: l’Ucraina avrebbe interrotto gli attacchi contro le infrastrutture russe legate alla produzione di diesel in cambio di ulteriori missili Patriot destinati alla protezione delle proprie installazioni. Secondo la ricostruzione del presidente ucraino, tuttavia, Washington avrebbe insistito soprattutto sulla cessazione degli attacchi, senza garantire un corrispondente rafforzamento della difesa aerea di Kyiv.
La proposta mostra come la disponibilità degli intercettori sia diventata parte integrante del confronto politico tra i due governi. Per l’Ucraina, sospendere le operazioni contro il settore petrolifero russo senza ottenere maggiori garanzie difensive significherebbe rinunciare a uno strumento di pressione militare ed economica senza ridurre la vulnerabilità delle proprie infrastrutture. Dal punto di vista statunitense, invece, la questione degli attacchi energetici si inserisce in un quadro più ampio, nel quale pesano la stabilità dei mercati, il rapporto con Mosca e la volontà dell’amministrazione Trump di favorire una conclusione negoziata del conflitto.
Le divergenze non riguardano quindi soltanto il numero di missili da consegnare, ma il rapporto tra il sostegno militare americano e le scelte operative dell’Ucraina. Zelensky sostiene che la protezione delle infrastrutture nazionali debba essere garantita prima di chiedere a Kyiv di limitare le proprie azioni contro obiettivi russi. La posizione espressa nell’intervista riflette il timore che eventuali concessioni unilaterali possano indebolire la capacità negoziale ucraina senza produrre un cambiamento corrispondente nella condotta militare di Mosca.
Le accuse di pressione politica e il dialogo con Trump
Il presidente ucraino ha inserito i ritardi nelle forniture in una valutazione più generale dei rapporti con Washington. A suo giudizio, alcune decisioni americane sembrerebbero esercitare una pressione sull’Ucraina affinché accetti condizioni sfavorevoli per la conclusione della guerra. Zelensky ha affermato di ritenere che siano state compiute iniziative volte a convincere Kyiv alla capitolazione, pur precisando di non voler credere che i partner statunitensi considerino accettabile una fine del conflitto ottenuta a spese dell’Ucraina. Le nuove accuse arrivano dopo le tensioni emerse nelle ultime ore tra Kyiv e Washington sulla condivisione delle informazioni di intelligence, già al centro di un precedente approfondimento di Agenparl
Si tratta di accuse politicamente significative, che devono però essere attribuite al presidente ucraino e non considerate una dimostrazione delle intenzioni dell’amministrazione americana. Trump ha più volte sostenuto la necessità di raggiungere un accordo con la Russia e ha accusato Zelensky di non mostrare sufficiente disponibilità a porre fine alla guerra. Le due amministrazioni continuano così a presentare interpretazioni differenti delle condizioni necessarie per arrivare a una soluzione diplomatica: Washington insiste sull’opportunità di mantenere aperto il negoziato, mentre Kyiv chiede che qualsiasi intesa sia accompagnata da garanzie concrete per la propria sicurezza.
Nonostante il deterioramento del clima politico, i contatti tra le due parti proseguono. Zelensky ha riferito di aver discusso con Jared Kushner e Steve Witkoff, coinvolti nelle iniziative diplomatiche dell’amministrazione Trump, la possibilità di organizzare un nuovo incontro nel corso della settimana. Il presidente ucraino ha inoltre espresso la speranza che le relazioni con Washington possano migliorare dopo le elezioni americane di metà mandato, ritenendo che l’attuale campagna elettorale contribuisca a rendere più difficile il confronto.
Resta però irrisolta la questione immediata delle forniture. Per Kyiv, il problema non è soltanto ottenere nuovi impegni finanziari dai partner, ma assicurarsi che gli armamenti acquistati possano essere effettivamente consegnati nei tempi necessari. La denuncia di Zelensky mette in evidenza una vulnerabilità del meccanismo PURL: il finanziamento internazionale può sostenere gli acquisti, ma non elimina la dipendenza dalle decisioni statunitensi sulle autorizzazioni e sui trasferimenti.
Il confronto sui Patriot rappresenta quindi un banco di prova concreto per i rapporti tra Ucraina e Stati Uniti. Al di là delle accuse reciproche e delle prospettive diplomatiche, la questione riguarda la capacità di garantire continuità a una componente essenziale della difesa aerea ucraina. Zelensky chiede che le forniture già finanziate vengano autorizzate e consegnate, mentre resta da chiarire quale risposta arriverà da Washington. In assenza di un’intesa, la disponibilità degli intercettori rischia di diventare uno dei principali punti di attrito tra i due governi, proprio mentre la protezione delle infrastrutture ucraine continua a dipendere dalla regolarità degli approvvigionamenti militari occidentali.
