(AGENPARL) - Roma, 18 Dicembre 2025 - (AGENPARL) – Thu 18 December 2025 Presentato oggi a Villa Lubin – in occasione della Giornata internazionale dei migranti – il Rapporto CNEL sull’immigrazione 2025 “Conoscere per includere”, un’indagine statistico-demografica dell’Organismo Nazionale di Coordinamento per le Politiche di Integrazione (ONC), presieduto dal consigliere Rosario Valastro. Il Rapporto, approvato dall’Assemblea del CNEL nella seduta di questa mattina, è stato curato dalla Fondazione ISMU, con il coordinamento di Gian Carlo Blangiardo.
Gli oltre cinque milioni di cittadini stranieri – evidenzia il Rapporto – tuttora residenti in Italia, ai quali ne vanno aggiunti circa altri due milioni che sono già divenuti italiani, testimoniano come anche nel nostro Paese i movimenti migratori internazionali siano diventati una realtà importante e per certi versi irrinunciabile. Sia come “ammortizzatore” del progressivo calo della popolazione autoctona, sia come fattore di contenimento del processo di invecchiamento demografico, con un contributo – insufficiente ma di indubbia utilità (50 mila nati nel 2024) – per arginare il drammatico crollo delle nascite cui stiamo assistendo da più di un quindicennio.
I flussi di ingresso in Italia, oltre a fungere da “leva demografica”, hanno svolto nel Paese, grazie alla presenza di una forte componente giovane e in età attiva, anche una significativa funzionalità sul piano economico. Un ambito nel quale la popolazione immigrata svolge un ruolo che non sembra tuttavia aver ancora trovato piena valorizzazione riguardo a tutte le sue potenzialità. D’altra parte, se è vero che il percorso d’inclusione degli stranieri nella nostra società procede spedito, restano alcuni punti deboli, tanto nella loro collocazione nel mercato del lavoro, quanto nel loro rapporto con/entro le istituzioni e le reti sociali.
Le principali evidenze del Rapporto ONC-CNEL
SONO 5,4 MILIONI GLI STRANIERI RESIDENTI NEL NOSTRO PAESE
Al 1° gennaio 2025 – rivela il Rapporto ONC-CNEL sull’immigrazione 2025 “Conoscere per includere” – gli stranieri residenti nel nostro Paese si stimano in 5,4 milioni, pari al 9,2% della popolazione complessiva, mentre i nuovi cittadini italiani (in precedenza stranieri) sono valutati in circa due milioni. Questa presenza, che risulta in costante aumento, avviene nel quadro di un netto declino della popolazione di cittadinanza italiana, fungendo quindi da “ammortizzatore” del regresso demografico. Dal 2012 al 2024, allorché la popolazione con cittadinanza italiana è calata di 2,27 milioni di unità, la popolazione residente straniera è aumentata di 1,10 milioni, dimezzando sostanzialmente la flessione del dato complessivo dei residenti.
IL RUOLO DELLA COMPONENTE STRANIERA COME AMMORTIZZATORE DEMOGRAFICO STA DIMINUENDO
Dal 2014 la popolazione in Italia è in diminuzione a causa di un saldo naturale negativo (più decessi che nascite) che ha trovato, diversamente da quanto accadeva negli anni precedenti, solo parziale compensazione nel contributo netto positivo sul fronte delle migrazioni internazionali. L’efficacia della componente straniera come ammortizzatore demografico sta infatti diminuendo. Mentre nel periodo 2012-2019 la crescita degli stranieri ha compensato circa il 60% delle perdite subite dalla popolazione italiana, nel successivo quinquennio 2020-2024 la stessa compensazione è avvenuta solo nella misura del 35%, a causa della pressione esercitata dal saldo naturale negativo e dalle perdite derivanti dall’emigrazione italiana. La crisi demografica è talmente incisiva che già oggi e ancor più in prospettiva negli anni a venire l’apporto migratorio positivo – se contenuto entro limiti sostenibili – appare destinato unicamente a frenare, senza poter invertire, la tendenza al ridimensionamento della popolazione totale.
LA COMUNITÀ STRANIERA PIÙ RAPPRESENTATA È QUELLA ROMENA CON 1,73 MILIONI DI RESIDENTI
La comunità straniera statisticamente più rappresentata in Italia è quella romena: 1,73 milioni di residenti al 1° gennaio 2024. Tuttavia, dopo la fase esplosiva legata all’ingresso nell’UE, i cittadini romeni residenti in Italia scendono nell’ultimo decennio per effetto dell’acquisizione della nostra cittadinanza, ma al tempo stesso si contrae anche lo stock di residenti che risultano essere nati in Romania. Diversa è invece la dinamica messa in luce da altre due importanti comunità insediate da tempo nel nostro Paese: quella albanese e quella marocchina, rispettivamente con 416 mila e 412 mila residenti al 1° gennaio 2024. Per entrambe si assiste nell’ultimo decennio al sorpasso dei nati nei rispettivi paesi sul corrispondente numero di cittadini residenti in Italia. Un effetto che si deve chiaramente all’azione dominante delle acquisizioni di cittadinanza italiana. Qualcosa di simile, si rileva in corrispondenza della comunità moldava, con 103 mila residenti al 1° gennaio 2024. Manifestazioni di crescita alimentata da flussi continui si osservano sia per un paese che ha conquistato da poco posizioni rilevanti nel nostro panorama migratorio, come il Bangladesh (193 mila residenti al 1° gennaio 2024), sia per una realtà come quella cinese (309 mila residenti) che è attiva da lungo tempo, ma mantiene una sua identità e appare meno coinvolta nel percorso di transizione alla cittadinanza italiana.
POPOLAZIONE STRANIERA CONCENTRATA NEL CENTRO-NORD
La distribuzione della popolazione straniera è fortemente asimmetrica, con una concentrazione schiacciante nelle regioni settentrionali e centrali del Paese. In termini di quota sul totale della popolazione straniera, la Lombardia è la regione che ospita la percentuale più alta di residenti stranieri (22,9%), seguita da Lazio (12,2%) ed Emilia-Romagna (10,7%). Se si analizza l’incidenza degli stranieri sulla popolazione totale regionale (italiani e stranieri), si osserva come l’Emilia-Romagna presenti l’incidenza più alta (12,6%). Seguono Toscana (11,6%) e Lazio (11,3%). All’opposto, le regioni del Sud e delle Isole mostrano percentuali sensibilmente inferiori, sia in termini di quota percentuale di stranieri sul totale nazionale, sia della loro incidenza sulla popolazione residente in loco.
CITTADINANZE DELL’EUROPA ORIENTALE A SPICCATA MAGGIORANZA FEMMINILE
Un folto gruppo di cittadinanze, soprattutto dell’Europa orientale, presenta una spiccata maggioranza femminile e tra di esse l’Ucraina costituisce il caso più rilevante con il 75,8% della popolazione residente composto da donne. Quote elevate al femminile si registrano anche per Polonia (74,4%), Moldova (66,4%), Perù (57,5%), Filippine (56,9%) e Romania (56,4%). Sono indizi di dinamiche che riflettono la predominanza di migrazioni basate su occupazioni nel settore domestico e dell’assistenza alla persona, confermando le ben note “catene della cura” che caratterizzano i flussi dall’Est Europa e da alcune regioni dell’America Latina e dell’Asia. Al contrario, le comunità provenienti dall’Asia meridionale e da alcuni Paesi dell’Africa subsahariana mostrano un forte sbilanciamento verso gli uomini: Bangladesh (solo 27,6% di donne), Pakistan (26,0%), Senegal (26,8%), Egitto (32,1%).
TRA I 15 E I 64 ANNI QUASI LA METÀ DEGLI STRANIERI POSSIEDE AL MASSIMO LA LICENZA MEDIA
Nel 2024 il livello di istruzione della popolazione straniera continua a essere mediamente più basso rispetto a quello degli italiani, sebbene negli ultimi anni si siano registrati segnali di miglioramento. Tra i 15 e i 64 anni, quasi la metà degli stranieri (48,1%) possiede al massimo la licenza media, a fronte del 34,5 per cento dei coetanei italiani. La quota di diplomati si attesta al 40,2%, mentre solo l’11,6% ha conseguito un titolo universitario; tra gli italiani, le stesse percentuali sono nettamente più alte per i livelli superiori di istruzione, con il 44,8% di diplomati e il 20,7% di laureati. Il titolo di studio, tuttavia, non ha lo stesso rendimento rispetto all’occupazione: il vantaggio dato dal possedere la laurea, rispetto ad avere al massimo la licenza media, è di circa 40 punti percentuali in termini di tasso di occupazione tra gli italiani dalla nascita, mentre scende sotto i 9 punti tra gli stranieri.
NEL SISTEMA SCOLASTICO 915 MILA STUDENTI E BAMBINI CON CITTADINANZA NON ITALIANA
Nell’anno scolastico 2022/2023 sono quasi 915 mila gli studenti e bambini con cittadinanza non italiana presenti nelle scuole italiane e nel 65,4% dei casi sono nati in Italia. Questi ragazzi spesso hanno percorsi di studio, ancor prima che di lavoro, alquanto complessi. Gli studenti italiani in ritardo sono il 7,9% contro il 26,4% degli studenti con cittadinanza non italiana. Si sono evidenziati alcuni miglioramenti negli ultimi anni, pur se la distanza con i coetanei di cittadinanza italiana resta ampia. Tra i giovani con cittadinanza straniera, il tasso di abbandono precoce degli studi è tre volte quello degli italiani (26,9% contro 9,0%).
FAMIGLIE CON STRANIERI PARI A PIÙ DEL 10% DEL TOTALE
PER LE FAMIGLIE STRANIERE SITUAZIONI DI MAGGIORE DISAGIO
Le famiglie straniere più spesso di quelle italiane devono fare fronte a situazioni di disagio. L’incidenza di povertà assoluta tra le famiglie con almeno uno straniero è pari al 30,4%. Il valore sale al 35,2% per le famiglie composte esclusivamente da persone straniere, mentre scende al 6,2% per le famiglie formate solo da cittadini italiani. Nel 2024, per le famiglie con presenza di stranieri si confermano i livelli di povertà osservati nel 2023, che risultano i più elevati dal 2014. In dieci anni, infatti, la quota di famiglie in povertà assoluta, tra quelle di soli stranieri, è aumentata di 10 punti percentuali, passando dal 25,2% del 2014 al 35,2% del 2024. Tra gli stranieri la condizione di disagio economico è particolarmente evidente nelle famiglie in cui sono presenti minori, soprattutto nel Mezzogiorno.
IN AUMENTO LE RICHIESTE DI ASILO
L’Italia ha vissuto negli ultimi decenni un’evoluzione significativa delle richieste di asilo, passando da flussi molto contenuti negli anni ’90 a un ruolo di primo piano nell’accoglienza europea a partire dalla crisi dei rifugiati del 2015-2017. Nel 2024 le richieste di asilo presentate in prima istanza in Italia sono state 151.120, con un aumento del 15,7% rispetto al 2023, quando se ne contavano 130.565. Il Bangladesh si conferma il principale Paese di provenienza (32.865 richiedenti), seguito da Perù (15.595), Pakistan (11.740), Egitto (11.595) e Marocco (9.985). Le donne richiedenti asilo sono il 19,4% del totale. Il 63,8% dei richiedenti asilo nel 2024 ha un’età compresa tra 18 e 34 anni, mentre i minori sono l’8,1% del totale. Non trascurabile anche la quota dei richiedenti con 35 anni e più, che rappresentano il 28,1% del totale.
AMPLIARE E RENDERE PIÙ EFFICACI I CANALI DI INGRESSO E DI INCLUSIONE LAVORATIVA
Il Rapporto ONC-CNEL sottolinea la necessità di ampliare e rendere più efficaci i canali di ingresso e di inclusione lavorativa di cittadini non comunitari, con un duplice obiettivo: offrire ai lavoratori non comunitari reali percorsi di integrazione e, al tempo stesso, rispondere alle esigenze di sviluppo del Paese. Ciò significa valorizzare il potenziale di chi oggi resta ai margini del mercato del lavoro, come molte donne straniere e i richiedenti asilo, che continuano a incontrare ostacoli significativi nel loro inserimento occupazionale. Esiste quindi un problema legato alla consistenza numerica dei lavoratori stranieri disponibili, ma anche un problema di qualità, poiché l’incontro tra domanda e offerta sembra non avvenire sempre in maniera ottimale e spesso a scapito della valorizzazione dei titoli di studio e del capitale umano dei migranti. Inoltre, da sempre il lavoro straniero nel nostro Paese ha messo in evidenza le fragilità del mercato del lavoro italiano con un’ampia quota di inserimenti nel segmento irregolare.
DAL 2022 LA FREQUENZA DI ACQUISIZIONI DELLA CITTADINANZA ITALIANA È AUMENTATA IN MODO CONSIDEREVOLE
Il bilancio di alcuni decenni di flussi migratori restituisce il dato di un crescente numero di immigrati, e di loro discendenti, che si sono stabiliti e che sono cresciuti nel nostro Paese, perseguendo un progetto di permanenza definitiva che ha trovato un punto di arrivo nell’acquisizione della cittadinanza italiana. Le fonti ufficiali stimano in due milioni e 90 mila gli attuali residenti divenuti italiani e valutano le acquisizioni nell’ultimo decennio (2015-2024) in oltre un milione e 600 mila. Dopo un periodo (2017-2021) che è stato caratterizzato da livelli inferiori rispetto al quinquennio precedente – risentendo sia di fattori socio-politici ed economici, sia di eventi imprevedibili come la pandemia di COVID-19 e di effetti specifici indotti da alcune novità rispetto alle modalità di acquisizione (come in caso di matrimonio) – a partire dal 2022 si è avuto modo di cogliere un cambiamento importante. La frequenza di acquisizioni è aumenta in modo considerevole ed è tornata oltre la soglia simbolica delle 200 mila unità, trovando conferma anche nel successivo biennio 2023-2024.
UN CAMBIAMENTO NELLA COMPOSIZIONE PER PAESE DI ORIGINE
In generale si può dire che il decennio 2015-2024 evidenzia un cambiamento nella composizione per Paese di origine dei nuovi cittadini italiani: accanto alle storiche collettività balcaniche e nordafricane, emergono nuovi protagonisti, in particolare provenienti dall’America Latina e dall’Asia meridionale, delineando un quadro sempre più plurale non solo delle presenze, ma anche delle collettività più integrate in Italia.
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