(AGENPARL) - Roma, 21 Ottobre 2026 - Tre ore di colloqui a San Pietroburgo, una nuova disponibilità russa a sedersi al tavolo con Stati Uniti e Ucraina, ma anche un giudizio negativo sulle proposte elaborate da Kiev e dai suoi partner europei. La missione dell’inviato americano Steve Witkoff presso Vladimir Putin si conclude con un’apertura diplomatica che non cancella le distanze tra le parti. Mosca indica la metà di novembre come possibile momento per riprendere i negoziati trilaterali, sospesi da febbraio, mentre Volodymyr Zelensky insiste sulla necessità di fermare i combattimenti lungo l’attuale linea del fronte. Il confronto si sposta così dal principio della disponibilità a trattare alle condizioni concrete di un eventuale accordo: sicurezza dopo la guerra, territori occupati, ricostruzione e garanzie internazionali.
Il risultato dell’incontro è stato illustrato da Yuri Ushakov, consigliere del Cremlino per la politica estera, al termine del faccia a faccia tra Putin e Witkoff al Palazzo di Costantino. Secondo Ushakov, il presidente russo ha espresso un assenso di principio alla ripresa del formato negoziale che coinvolge Mosca, Washington e Kiev. Il tema centrale della nuova tornata dovrebbe essere la costruzione di un sistema di sicurezza per Russia e Ucraina dopo la conclusione del conflitto. La disponibilità russa rappresenta un passaggio rispetto allo stallo degli ultimi mesi, ma non comprende un’accettazione delle proposte americane né un’intesa sulle condizioni per interrompere le ostilità.
Da Oslo a San Pietroburgo, la missione di Witkoff
Il colloquio con Putin è stato preceduto da una serie di consultazioni svolte il 20 ottobre a Oslo, dove Witkoff ha incontrato Zelensky e rappresentanti dei governi norvegese e finlandese. Alle discussioni hanno partecipato interlocutori europei impegnati nella definizione di una possibile cornice negoziale. Sul tavolo sono stati posti diversi elementi di un accordo complessivo: garanzie di sicurezza per l’Ucraina, prospettive di ricostruzione economica, futuro dei territori occupati e organizzazione della sicurezza europea nel periodo successivo alla guerra. L’obiettivo della missione americana era verificare se queste proposte potessero costituire una base di confronto accettabile anche per Mosca.
La valutazione del Cremlino è stata tutt’altro che entusiasta. Ushakov ha riconosciuto che Witkoff ha presentato alcuni elementi nuovi nelle posizioni ucraine ed europee, giudicandoli però di utilità limitata per la soluzione della crisi. È una precisazione che ridimensiona la portata dell’apertura russa: Putin accetta di discutere, ma non considera ancora sufficienti le condizioni presentate dall’altra parte. La prossima tornata, se confermata, dovrà quindi affrontare divergenze che il colloquio di San Pietroburgo non ha risolto. Anche la data rimane indicativa: le comunicazioni del Cremlino collocano la possibile ripresa intorno alla metà di novembre, senza un calendario definitivo annunciato dalle tre delegazioni.
Zelensky indica il congelamento del fronte come punto di partenza
La posizione ucraina è stata chiarita da Zelensky nelle dichiarazioni rilasciate nella stessa giornata. Il presidente ha indicato il congelamento del conflitto lungo l’attuale linea del fronte come un possibile passo iniziale verso il negoziato, senza presentarlo come una soluzione definitiva della questione territoriale. Per Kiev, interrompere i combattimenti dovrebbe permettere di discutere le condizioni politiche della pace senza che le operazioni militari continuino a modificare la situazione sul terreno. La proposta non implica automaticamente il riconoscimento delle conquiste territoriali russe, ma apre il problema di come distinguere una tregua militare da un accordo politico permanente.
Zelensky insiste inoltre sulle garanzie di sicurezza. L’Ucraina chiede che un’eventuale intesa non si limiti alla cessazione delle ostilità, ma preveda strumenti capaci di scoraggiare nuove offensive e di assicurare il sostegno internazionale nel periodo successivo alla guerra. Le consultazioni di Oslo hanno affrontato proprio questo punto, insieme alla ricostruzione e alla futura architettura di sicurezza europea. Le dichiarazioni del presidente ucraino precedono la comunicazione finale del Cremlino e non costituiscono dunque una risposta diretta all’apertura annunciata da Ushakov. Consentono però di comprendere quali condizioni Kiev intenda portare a un eventuale nuovo tavolo.
Due concezioni della sicurezza ancora distanti
La principale difficoltà riguarda il contenuto dell’accordo che Russia e Ucraina sarebbero chiamate a negoziare. Mosca propone di discutere un sistema di sicurezza per entrambi i Paesi dopo la guerra; Kiev chiede garanzie che proteggano la propria sovranità e impediscano una ripresa dell’aggressione. Le due formulazioni possono apparire compatibili sul piano generale, ma rinviano a richieste politiche e strategiche differenti. Restano inoltre aperte le questioni territoriali, il controllo delle aree occupate e il rapporto tra un eventuale cessate il fuoco e la definizione di un assetto di pace duraturo.
Il problema non riguarda soltanto ciò che le parti sono disposte a firmare, ma anche il modo in cui gli impegni potrebbero essere verificati. Un congelamento del fronte richiederebbe regole per la sospensione delle operazioni, meccanismi di controllo e procedure per affrontare eventuali violazioni. Le garanzie successive alla guerra comporterebbero invece decisioni sul ruolo degli Stati Uniti, dei Paesi europei e delle istituzioni internazionali. Nessuno di questi aspetti risulta definito dall’incontro del 21 ottobre. La disponibilità a riprendere i negoziati apre quindi una possibilità diplomatica, senza fornire ancora una risposta ai problemi che hanno impedito un’intesa nelle precedenti tornate di Abu Dhabi e Ginevra.
Washington tratta anche sul terreno economico
La visita di Witkoff ha avuto una dimensione più ampia del dossier ucraino. Secondo Reuters, Putin e l’inviato americano hanno discusso anche dell’attuazione di un’intesa del 9 ottobre tra Mosca e Washington relativa alle forniture di gasolio russo ai mercati internazionali. Il tema energetico si inserisce in un confronto bilaterale nel quale l’amministrazione Trump cerca risultati diplomatici mentre valuta il futuro dei rapporti economici con la Russia. La presenza di Kirill Dmitriev, rappresentante russo impegnato nei contatti economici e finanziari con gli Stati Uniti, conferma il rilievo attribuito da Mosca a questo versante delle relazioni.
Nella stessa giornata è arrivato anche un gesto nei confronti di Washington: la liberazione del cittadino americano Stephen Hubbard, insegnante in pensione detenuto in Russia dopo essere stato accusato di aver combattuto come mercenario in Ucraina, accusa da lui contestata. Trump aveva sollevato personalmente la questione con Putin. Il rilascio è stato accolto positivamente dall’inviato americano e rappresenta un risultato concreto dei contatti bilaterali, distinto però dal negoziato sulla guerra. Non dimostra che Mosca e Washington abbiano raggiunto un’intesa sull’Ucraina, ma segnala la volontà di mantenere aperti canali di collaborazione su singoli dossier.
Iran e possibile incontro con Trump nell’agenda russa
Putin ha affrontato con Witkoff anche la crisi iraniana, ribadendo, secondo Ushakov, la disponibilità della Russia a favorire una soluzione politica attraverso il dialogo con Teheran. Il Cremlino considera l’Iran un partner strategico e sostiene che gli strumenti diplomatici per affrontare la crisi non siano esauriti. Il riferimento aggiunge un ulteriore livello alla missione americana: Mosca propone di discutere contemporaneamente della guerra in Ucraina, degli equilibri regionali in Medio Oriente e dei rapporti economici con gli Stati Uniti.
Prima dell’incontro, Putin aveva inoltre dichiarato di voler condividere con Witkoff alcune considerazioni sulla possibilità di un faccia a faccia con Donald Trump in Cina. L’ipotesi rimane separata dalla ripresa dei negoziati trilaterali sull’Ucraina e non risulta accompagnata dall’annuncio di una data o di un accordo definitivo. La sua presenza nell’agenda di San Pietroburgo mostra tuttavia come il Cremlino intenda collocare il confronto con Washington in una prospettiva più ampia, nella quale la gestione del conflitto ucraino si intreccia con altre questioni strategiche.
Il prossimo passaggio dipenderà dalle condizioni del negoziato
Il risultato della giornata è dunque più articolato della sola disponibilità russa a tornare al tavolo. Witkoff ha portato a Putin le proposte discusse con Kiev e gli europei; Mosca ha accettato in linea di principio di riprendere i colloqui, ma ha espresso riserve sostanziali sui contenuti; Zelensky ha indicato nel congelamento del fronte e nelle garanzie di sicurezza i presupposti di una soluzione negoziata. Nel frattempo, Russia e Stati Uniti hanno mantenuto aperto il confronto su energia, Iran e questioni bilaterali, ottenendo anche il rilascio di un cittadino americano.
La verifica decisiva arriverà quando le parti dovranno trasformare queste dichiarazioni in un’agenda condivisa. Non basterà concordare una nuova riunione: servirà stabilire quali proposte discutere, quale rapporto prevedere tra tregua e soluzione territoriale e quali garanzie possano essere considerate accettabili. Il colloquio di San Pietroburgo riapre una prospettiva diplomatica, ma lascia ancora irrisolta la questione centrale: a quali condizioni Russia e Ucraina sarebbero realmente disposte a fermare la guerra.
