(AGENPARL) - Roma, 15 Febbraio 2025 - (AGENPARL) – sab 15 febbraio 2025 TLC, BEVILACQUA (M5S): GOVERNO ABBANDONA ASSET A BRAME ESTERE
NOTA STAMPA
*TLC, BEVILACQUA (M5S): GOVERNO ABBANDONA ASSET A BRAME ESTERE*
Roma, 15 febbraio. “Al di là delle garanzie offerte nei giorni scorsi dal ministro Giorgetti in Parlamento, assolutamente di protocollo, giorno dopo giorno emergono elementi che delineano la ritirata dei patrioti dallo strategico settore delle telecomunicazioni. Tanto per essere chiari, pare che i Cda di Cassa depositi e prestiti e di Poste si apprestino a suggellare un’operazione che non sembra destinata a far dormire sonni tranquilli, in tema di sviluppo tecnologico nazionale e tutela dei 17mila posti di lavoro dell’ex monopolista. Parliamo del semplice subentro di Poste a Cdp nel capitale di Tim, dove la prima rileverebbe il 9,8% oggi in mano alla seconda. Il subentro non sarebbe privo di conseguenze. Mentre infatti Cdp fa capo al Mef per l’83% del capitale, e quindi la su quota del 9,8% in Tim è oggi ben salda in mano al Tesoro, un domani cosa accadrà con la ‘privatizzanda’ Poste? Quest’ultima è al 65% dello Stato (35% Cdp e 30% Mef), ma Giorgetti in Parlamento, già a marzo 2024, annunciava la possibile cessione di tutto il 30% del Mef, in un percorso in cui temporaneamente lo Stato scenderebbe in Poste dall’attuale 65 al 51%, per poi andare ancora più giù. In conclusione, in assenza di un incremento del presidio pubblico nel capitale, il 9,8% di Tim in mano a Poste potrebbe essere molto meno tranquillizzante della stessa quota di Tim oggi custodita da Cdp. Anche perché, come emerge dalla lettura dei giornali, i francesi di Iliad non hanno alcuna intenzione di arretrare quanto al loro progetto di integrarsi con Tim, così come i francesi di Vivendi, attuali primi azionisti di Tim, non hanno alcuna intenzione di fare beneficenza con la loro partecipazione. Insomma, le brame estere restano inalterate, e certo non sembrano farsi frenare o condizionare dal semplice switch Cdp-Poste nel capitale dell’ex monopolista. E allora, dopo la figuraccia rimediata dal Governo Meloni su FiberCop, la società della rete unica tlc servita su un piatto d’argento a un consorzio guidato dagli americani di Kkr, con il Mef relegato al 16% del capitale, si consolida un arretramento del ministero dell’economia anche da Tim, ormai letteralmente preda di mercato. Se ci aggiungiamo, come il M5S denuncia da tempo, anche il ripiegamento del ministero su Sparkle e Rai Way, con operazioni finanziarie in entrambi i casi assai lontane dalle promesse iniziali e dall’applicazione del tanto sbandierato sovranismo economico e digitale, emerge come l’Esecutivo più neoliberista che si ricordi in realtà voglia fare solo cassa, raccattando pochi spiccioli da mettere sull’altare del nuovo, micidiale Patto di stabilità. Una scelta folle, di impoverimento del Paese, per giunta in un quadro economico estremamente deteriorato, con crescita azzerata, produzione industriale in calo da 23 mesi consecutivi, costi dell’energia alle stelle ed esplosione della cassa integrazione”. Lo comunica in una nota Dolores Bevilacqua, componente M5S della Commissione di vigilanza sulla Rai e vicepresidente della Commissione politiche Ue del Senato.
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Ufficio Stampa Parlamento
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