(AGENPARL) - Roma, 30 Gennaio 2025 - (AGENPARL) – gio 30 gennaio 2025 [image: Lipu 6×6.jpg]
comunicato stampa
*CACCIA, STAGIONE ALLA CONCLUSIONE*
*E ITALIA VERSO IL DEFERIMENTO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA*
*PER USO DI PIOMBO NELLE ZONE UMIDE.*
*INTANTO GOVERNO E PARLAMENTO SPINGONO*
*SU NORME PIU’ PERMISSIVE E DELEGITTIMAZIONE DI ISPRA.*
*Lipu: “Le Regioni, favorite dal Governo, ignorano le indicazioni di
scienza ed Europa. Umbria, Trento, Calabria e Puglia maglie nere. Lo
scontro dei prossimi mesi sarà ancora più duro”.*
“Caccia in periodi vietati per specie come tordi, cesene e uccelli
acquatici; sentenze del Tar non rispettate; proposte in Parlamento di
deregulation venatoria e delegittimazione del ruolo dell’Ispra. L’Italia
della caccia, pur in declino socioculturale, non smentisce la propria
tendenza alla violazione delle regole”.
Lo dichiara la Lipu – BirdLife Italia al termine della stagione
venatoria 2024/2025, che chiude oggi, 30 gennaio.
E’ stata un’altra stagione caratterizzata da infrazioni della Direttiva
comunitaria e iniziative parlamentari pro deregulation, ma anche della
svolta verso un nuovo deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia
europea.
Lo scorso novembre la Commissione europea ha infatti trasmesso al Governo
italiano il parere motivato nell’ambito della procedura d’infrazione in
materia di controllo faunistico e mancato divieto all’utilizzo di munizioni
contenenti piombo nelle zone umide. Una situazione che, in assenza di
correttivi, vedrà il deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia e il
relativo giudizio.
L’inattività del Governo è completa quanto il comportamento della maggior
parte delle regioni, le quali, ignorando le indicazioni di Ispra e della
Commissione europea, che un anno fa aveva avviato una Procedura pilot per
violazione della Direttiva Uccelli, hanno consentito la caccia a tordi e
cesene e alle specie acquatiche in alcuni casi fino al 31 gennaio, quindi
in periodo di migrazione prenuziale, vietato dalla normativa, anziché
chiudere la stagione entro il 10 gennaio per tordi e cesene ed entro il 20
gennaio per gli uccelli acquatici.
Particolarmente grave il comportamento della Provincia autonoma di Trento,
che ha modificato i calendari venatori allungando, nel mese di gennaio, la
stagione di caccia alla cesena. Ancor più grave il comportamento della
Calabria, che, nonostante il pronunciamento del Tar, non ha fermato la
stagione, e ancora quello dell’Umbria, intervenuta tardivamente a chiudere
la caccia nonostante la pronuncia del Consiglio di Stato.
Gravissimo altresì l’operato della Puglia, ricorsa per l’ennesima volta
allo stratagemma della modifica del calendario in extremis, per consentire
la caccia ai tordi e alla beccaccia fino a fine gennaio rendendo
impraticabili i ricorsi al Tar. Un atteggiamento che si ripete da anni e
che prefigura fattispecie ben oltre la cattiva amministrazione.
A tutto ciò fa da supporto l’orientamento filovenatorio del Governo e di
vari parlamentari, che, nonostante il fallimento della proposta di legge
Bruzzone, hanno apportato una nuova modifica alla legge 157/92, di
indebolimento dei ricorsi alla giustizia amministrativa, e stanno lavorando
per sottrarre all’Ispra le competenze in materia di tutela della fauna per
affidarle a un istituto sotto il controllo del ministero dell’Agricoltura.
Come dire: le regole per i cacciatori le stabiliscono i cacciatori.
“Il quadro sconfortante della caccia italiana – dichiara *Giovanni
Albarella, responsabile Antibracconaggio e attività venatoria della Lipu *-
dice di un fenomeno che, proprio perché al crepuscolo sociale e culturale,
non ha più timore di apparire estremo. Nei prossimi mesi assisteremo a
tentativi ancora più gravi, sotto forma di attacchi alla scienza, agli
uccelli selvatici e all’Europa. Questo raddoppierà gli sforzi della Lipu
per fermare una deriva che dura da decenni e che continua a fare seri danni
alla già sofferente natura del nostro Paese”.
30 gennaio 2025
*UFFICIO STAMPA LIPU-BIRDLIFE ITALIA*
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