(AGENPARL) - Roma, 3 Aprile 2024 - (AGENPARL) – mer 03 aprile 2024 Gentile collega,
ti segnaliamo la notizia da poco pubblicata su Media Inaf riguardante la
scoperta di una sorgente singolare al punto da indurre gli scienziati a
prendere in considerazione la possibilità di dover introdurre una nuova
classe nella tassonomia delle stelle pre-sequenza principale eruttive. A
guidare il team che ha realizzato lo studio, pubblicato sulla rivista
*Astronomy
& Astrophysics*, è stata Eleonora Fiorellino, ricercatrice dell’Istituto
Nazionale di Astrofisica:
Gaia18cjb, come te nessuna mai
Di seguito riportiamo il testo completo della notizia:
INDAGINE SULLA NATURA ENIGMATICA D’UNA GIOVANE STELLA ERUTTIVA
Gaia18cjb, come te nessuna mai
Un team guidato da Eleonora Fiorellino, astronoma romana oggi all’Inaf di
Napoli, ha scoperto una sorgente singolare al punto da indurre gli
scienziati a prendere in considerazione la possibilità di dover introdurre
una nuova classe nella tassonomia delle stelle pre-sequenza principale
eruttive. Se non addirittura a ripensare da principio l’ancora enigmatico
processo di formazione stellare. Lo studio è in uscita su A&A
Marco Malaspina 03/04/2024
Rappresentazione artistica dell’episodio eruttivo di una giovane stella in
formazione. In alto: la materia proveniente dal disco polveroso e ricco di
gas (arancione) e il gas caldo (blu) fluiscono sulla stella. Al centro: ha
inizio l’outburst, il disco interno si riscalda, aumenta il flusso di
materia verso la stella e il disco si stringe verso l’interno. In basso:
l’emissione è in pieno svolgimento, la parte interna del disco si fonde con
la stella e il gas (in verde) fluisce verso l’esterno. Crediti: Caltech/T.
Pyle (Ipac)
Potrebbe essere la protagonista ideale d’un romanzo di formazione. È
giovane, è inquieta, non si lascia incasellare. È pressoché unica. Si
chiama Gaia18cjb .
Abita a qualche migliaio d’anni luce da noi in direzione della
costellazione dell’Unicorno. E diventerà una stella. Una stella singolare
al punto – ha scoperto ora un team guidato da *Eleonora Fiorellino*,
astronoma romana oggi all’Inaf di Napoli – da costringere gli scienziati a
prendere in considerazione la possibilità di dover introdurre una nuova
classe nella tassonomia di oggetti questo genere. Se non addirittura a
ripensare da principio l’ancora enigmatico processo di formazione stellare,
arrivando a ipotizzare che quella di Gaia18cjb non sia una *classe*, bensì
una *fase*: un periodo, per quanto breve, che tutte le stelle, nel corso
della loro più o meno tumultuosa adolescenza, si trovano ad attraversare.
E ‘tumultuose’ pare proprio essere un aggettivo appropriato, per queste
imprevedibili stelle in formazione. Anzi, per distinguerle dalla grande
maggioranza delle loro quiete e composte coetanee – le cosiddette stelle ad
accrescimento *steady* – gli astronomi usano per Gaia18cjb e per le sue
rare compagne il termine ‘eruttive’: *eruptive young stars*.
Quiete e meno quiete, sono tutte stelle non ancora mature, queste di cui
parliamo. In gergo tecnico si definiscono pre-sequenza principale
: stelle con
temperature attorno al milione di gradi, dunque già in grado di bruciare
deuterio ma ancora insufficienti a innescare la fusione dei normali nuclei
d’idrogeno. Anche dal punto di vista “geometrico” s’assomigliano tutte:
all’esterno c’è un guscio di polvere che alimenta, andando verso il centro,
un cosiddetto disco d’accrescimento – proprio come quello che cinge i buchi
neri, solo che qui non parliamo di stelle morte ma, appunto, di stelle
ancora non del tutto sbocciate; e nel nucleo c’è la stella vera e propria,
che si nutre di quel che il disco di accrescimento le fornisce.
Ebbene, la maggior parte delle stelle in formazione succhia materia dal
disco in modo uniforme e lineare, crescendo senza particolari sobbalzi, un
poco per volta, fino a raggiungere temperature adeguate alla fusione
nucleare dell’idrogeno. Ma alcune – a oggi se ne conoscono appena una
cinquantina – sembrano vivere la loro adolescenza, come dicevamo, in modo
assai più burrascoso.
Una cinquantina, dicevamo. Pochissime, e questo a causa dell’enorme
difficoltà di riconoscerle. In base al loro comportamento, gli astronomi le
suddividono in due classi: le Exor e le Fuor. Le prime, dall’inglese *Ex
Lupi-type objects* (prendono il nome da Ex Lupi
, una stella della costellazione del
Lupo), sono sì bulimiche ma con moderazione, potremmo dire. L’intemperanza
del loro regime d’accrescimento – dunque del ritmo al quale si nutrono di
materia – si riflette in variazioni della loro luminosità nell’ordine delle
due magnitudini e su tempi scala relativamente brevi, da qualche giorno a
qualche decina di anni. Nelle seconde invece – le Fuor, dall’inglese *FU
Orionis-type objects* (il loro prototipo è la stella variabile Fu Orionis
, nella
costellazione di Orione) – la variazione e? piu? alta rispetto alle Exor,
arriva fino a quattro o piu? magnitudini, e anche i tempi scala del
*burst* sono
maggiori, dell’ordine di centinaia di anni (almeno). E a distinguerle non
c’è solo l’andamento della curva di luminosità nel tempo – meno ripida e
meno ampia per le Exor, più ripida e più ampia per le Fuor – ma anche gli
spettri: le righe di transizione dell’idrogeno HI, per esempio, sono in
emissione per le Exor e in assorbimento per le Fuor.
Eleonora Fiorellino, ricercatrice all’Inaf di Napoli, prima autrice dello
studio su Gaia18cjb in uscita su A&A. Crediti: Inaf
Insomma, due classi di stelle di pre-sequenza principale eruttive, ben
distinte sia per l’*aspetto* – la curva di luce – che per la *firma* – lo
spettro. E Gaia18cjb?
«Gaia18cjb è un ibrido. Ha la curva di luce di una Fuor e lo spettro di una
Exor», spiega Fiorellino a *Media Inaf*. «Ce ne siamo accorti anzitutto
usando un programma di *machine learning* – sviluppato all’Osservatorio
ungherese di Konkoly, dove ho trascorso alcuni anni come ricercatrice
*postdoc* – in grado di individuare, nel database di osservazioni del
telescopio spaziale Gaia, gli oggetti
giovani che abbiamo mostrato una variabilità fotometrica maggiore di due
magnitudini, dunque oggetti potenzialmente eruttivi. Per verificare che
fosse effettivamente questo il caso, quando Gaia18cjb è emersa fra i
possibili candidati abbiamo fatto quel che si chiama in gergo
*follow-up* spettroscopico.
In particolare, abbiamo acquisito lo spettro della stella nel vicino
infrarosso con gli strumenti Luci del Large Binocular Telescope (in
Arizona), Sofi del New Technology Telescope (in Cile) ed Emir del
Gran Telescopio Canarias (alle Canarie). E abbiamo avuto la conferma:
Gaia18cjb si comporta come una Fuor, ma ha lo spettro tipico di una Exor».
Un rarissimo ibrido, dunque. Oltre a Gaia18cjb, di giovani stelle ad
accrescimento eruttivo così riluttanti a ogni classificazione se ne
conoscono a oggi due soltanto, V350Cep e V1647Ori. «Ma sono comunque
diverse da Gaia18cjb», nota Fiorellino. «Diversa è la variabilità della
loro curva di luce, diversa è l’intensità del tasso di accrescimento. E
soprattutto abbiamo i loro dati solo per la banda ottica: ancora non sono
state osservate nel vicino infrarosso».