(AGENPARL) - Roma, 21 Giugno 2023 - (AGENPARL) – mer 21 giugno 2023 *COMUNICATO STAMPA*
*Chiude “Rural Social ACT”. Cia, costruita rete per lotta più forte a
caporalato*
*Ultima tappa per il progetto con 30 partner che promuove l’inclusione e
l’inserimento lavorativo dei migranti tramite l’agricoltura sociale *
Roma, 21 giu – Continuare a fare rete e costruire azioni durature e piani
sempre più strutturali per sostenere l’inserimento socio-lavorativo dei
migranti, nel segno dell’inclusività a trazione agricola. Questo il
messaggio e l’auspicio uscito dal seminario finale di “Rural Social ACT”,
il grande progetto di promozione dell’agricoltura sociale per contrastare
caporalato e agromafie, con Cia-Agricoltori Italiani capofila e 30 partner
tra associazioni e cooperative.
Sede dell’ultima tappa Grottaferrata, in provincia di Roma,
negli spazi di Agricoltura Capodarco, con i lavori aperti dal presidente
della coop Salvatore Stingo. “Oggi chiudiamo un progetto che ci ha
impegnato per oltre due anni -ha detto-. Un progetto ambizioso, sia per il
tema delicato che per la governance collettiva. Anche le tempistiche sono
state difficili, partendo nel post Covid. Eppure siamo riusciti ad andare
avanti, con i seminari e i laboratori di occupabilità, mettendo insieme le
diversità e rendendole costruttive, come fa sempre l’agricoltura sociale,
che arricchisce le persone e i territori”. Adesso “servono più progetti del
genere, pratici, concreti, non di principio -ha continuato Stingo- per
entrare sempre meglio nei luoghi e nei bisogni, sviluppando l’offerta
occupazionale per le categorie svantaggiate”.
D’accordo Paola Berbeglia, presidente di CReA onlus e Concord
Italia: “Dobbiamo diventare ancora più strumenti di percorsi di inclusione
per i migranti -ha spiegato- anche utilizzando in modo nuovo la
progettazione FAMI (Fondo Asilo Migrazione e Integrazione), ovvero pensando
ai rifugiati non solo come target, ma come alleati, co-programmanti sui
territori per le attività e il lavoro. Rural Social ACT ha lavorato in
questo senso e ora bisogna insistere”.
Secondo Maria Carmela Macrì, ricercatrice del CREA, “questo
progetto ci ha dato la possibilità di capire le criticità del settore e
provare a migliorarle. Partendo dalla formazione -ha evidenziato- che è
fondamentale sia in senso professionalizzante che sui diritti. Occorre
perseverare, fare in modo che progetti del genere diventino più
strutturati, per poter avere effetti durevoli”. Altrettanto importate, ha
aggiunto, “è stato avere un’organizzazione come Cia a capo di Rural Social
ACT, nell’ottica di sensibilizzare le imprese agricole sul tema”.
Proprio su questo è intervenuto anche Corrado Franci,
coordinatore nazionale del progetto: “Aiutare i migranti, favorendo
percorsi di integrazione socio-lavorativa, serve a tutti i soggetti
coinvolti, anche alle aziende, perché non solo restituisce dignità al
lavoro e combatte l’illegalità, ma può colmare la carenza di manodopera sui
campi -ha dichiarato-. Ma il contrasto al caporalato deve essere in tutti i
settori, non solo in agricoltura, coinvolgendo nell’assistenza anche chi è
invisibile, perché non è in regola, e quindi è più esposto”. Allo stesso
tempo, è indispensabile “la sensibilizzazione dei consumatori all’acquisto
consapevole dei prodotti garantiti anche per la legalità del processo
produttivo, pur se tale opzione comporta qualche maggior costo, perché
finalmente sui banchi dei supermercati si iniziano a trovare prodotti NO
CAP e, quindi, la scelta diventa possibile, ed etica”. Per il futuro, ha
ribadito Franci, “l’augurio è continuare a lavorare insieme, e che la rete
che abbiamo costruito sopravviva al progetto”.
D’altra parte, ha evidenziato Elisa De Fina della DG
Immigrazione del Ministero del Lavoro, “Rural Social ACT è un patrimonio su
cui fondare la prossima progettazione, una grande esperienza che fa da
fertilizzante per far germogliare nuove azioni”.
A tenere le conclusioni dei lavori è stato il presidente
nazionale di Cia, Cristiano Fini, che ha voluto ringraziare tutti i partner
presenti per l’impegno e la dedizione. “Siamo l’unica organizzazione
agricola che si è fatta capofila di un progetto del genere -ha ricordato-.
Questo perché Cia ha nel suo dna il valore della legalità e si batte contro
tutti quei fenomeni, come il caporalato, che mortificano la dignità e i
diritti dei lavoratori e creano distorsioni nel mercato facendo concorrenza
sleale”. È chiaro che “bisogna continuare su questa strada, creando con le
istituzioni percorsi e soluzioni condivise per imprenditori e lavoratori
agricoli”. Ma progetti come Rural Social ACT, ha chiosato Fini, “sono
indispensabili anche per sensibilizzare i cittadini-consumatori sulla
cultura del cibo, che non può prescindere da chi lo produce e come; un
lavoro che andrebbe premiato pure sul fronte dei prezzi, con il
riconoscimento di un più giusto reddito”.
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*Settore Comunicazione e Immagine *| Cia-Agricoltori Italiani
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