(AGENPARL) - Roma, 21 Aprile 2022 - (AGENPARL) – gio 21 aprile 2022 I DATI SULLA GESTIONE DEI
RIFIUTI URBANI IN ITALIA
GREEN
COORDINAMENTO
Francesca Mazzarella
Luca Mariotto
GRUPPO DI LAVORO
Edoardo Agostini
Andrea Bordin
Andrea Di Piazza
Alessandro Fessina
Rita Mileno
Bernardo Piccioli Fioroni
Riccardo Viselli
CONTRIBUTI ESTERNI
Valeria Frittelloni (ISPRA)
Andrea Massimiliano Lanz (ISPRA)
Costanza Mariotta (ISPRA)
Gabriella Aragona (ISPRA)
GRAFICA E STAMPA
Pubblimedia srl
�� &#x/Att;¬he;
 [/;ott;&#xom ];&#x/BBo;&#xx [6;	.56;T 3;.78;$ 8;.41;8 4;	.19;† ];&#x/Sub;&#xtype;&#x /Fo;&#xoter;&#x /Ty;&#xpe /;&#xPagi;&#xnati;&#xon 0;&#x/Att;¬he;
 [/;ott;&#xom ];&#x/BBo;&#xx [6;	.56;T 3;.78;$ 8;.41;8 4;	.19;† ];&#x/Sub;&#xtype;&#x /Fo;&#xoter;&#x /Ty;&#xpe /;&#xPagi;&#xnati;&#xon 0; &#x/MCI;
 0 ;&#x/MCI;
 0 ;PREMESSA E PUNTI CHIAVE
Green Book
è la monografia completa del settore rifiuti urbani in Italia.
Il volume è strutturato in 3 sezioni, in ognuna delle quali vengono affrontati specifici aspetti del settore ambiente.
Gli ambiti trattati sono: il contesto normativo di riferimento, gli aspetti di governance locale e gestionali, i risultati
conseguiti d
agli operatori del comparto sotto il profilo economico e patrimoniale, la spesa sostenuta dalle utenze
finali destinatarie del servizio di igiene urbana. Infine, attraverso l’esame della documentazione dei bandi di
gara, sono stati analizzati gli affidame
nti di tali servizi.
All’edizione 2022 del Green Book contribuisce anche ISPRA, con un’analisi delle esportazioni e importazioni di
rifiuti urbani e speciali, e un focus sul ruolo dell’innovazione tecnologica nel settore, con particolare riferimento
filiera della plastica.
I punti chiave che emergono dall’indagine sono:
Nel marzo del 2020 il Parlamento europeo ha votato il nuovo
Piano d’azione per l’economia circolare
chiedendo agli Stati membri misure aggiuntive per sviluppare
un sistema economico e sociale
pienamente circolare entro il
, ovvero
un sistema fondato sul riciclo, dove la produzione di rifiuti è
ridotta al minimo ed è praticato il loro utilizzo come una risorsa. Rispetto al raggiungimento di questi
obiettivi il quadro europeo mostra una situazione piuttosto eterogenea, con Paesi a di
fferenti velocità
La direttiva quadro 2008/98/CE prevedeva, entro il 2020, una percentuale di riciclo dei rifiuti urbani
pari ad almeno il 50%,
in termini di peso della preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti
provenienti dai nuclei dom
estici (quali carta, metalli, plastica e vetro). E nel 2020, la preparazione per il
riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani è arrivata a quota 54,4% raggiugendo l’obiettivo europeo (ISPRA).
A livello comunitario
, nel comparto rifiuti si contano,
2019, 50.628 imprese
, per un valore della
produzione pari a circa
167 miliardi di euro
. Nel 2020,
in Italia
, il settore ha registrato
miliardi di euro
valore della produzione
in linea con gli altri anni (circa lo 0,8% del PIL) e occupato oltre 95.000 addetti
diretti (1,6% del comparto industria).
In Italia, le regioni centro meridionali presentano ancora un deficit impiantistico
importante, che non
consente la chiusura del cic
lo di gestione dei rifiuti. In questo senso,
il PNRR fornisce concrete opportunità
per ridurre il service divide
che distingue il territorio italiano, grazie a possibili investimenti mirati a
migliorare i sistemi di raccolta e gestione dei rifiuti. A quest
o si aggiunge che nel 2022 è stata pubblicata
dal MITE la proposta di Programma nazionale di gestione dei rifiuti (PNGR), che costituisce una delle riforme
strutturali per l’attuazione del PNRR.
�� &#x/Att;¬he;
 [/;ott;&#xom ];&#x/BBo;&#xx [6;	.56;T 3;.78;$ 8;.41;8 4;	.19;† ];&#x/Sub;&#xtype;&#x /Fo;&#xoter;&#x /Ty;&#xpe /;&#xPagi;&#xnati;&#xon 0;&#x/Att;¬he;
 [/;ott;&#xom ];&#x/BBo;&#xx [6;	.56;T 3;.78;$ 8;.41;8 4;	.19;† ];&#x/Sub;&#xtype;&#x /Fo;&#xoter;&#x /Ty;&#xpe /;&#xPagi;&#xnati;&#xon 0; &#x/MCI;
 2 ;&#x/MCI;
 2 ;• Il deficit impiantistico contribuisce al differenziale di spe
per il servizio di igiene urbana tra le varie
macroaree del Paese, a causa del maggiore costo sostenuto per il trasporto dei rifiuti verso impianti fuori
regione: difatti nel 2020 la TARI al Sud ha raggiunto mediamente un costo di 359 euro, al Centro di
334 euro
e al Nord di 282 euro.
L’analisi dei sistemi di governance e degli schemi amministrativi adottati dai singoli Stati membri
dell’Unione europea, non sembra individuare ancora soluzioni univoche per una efficace gestione del ciclo
dei rifiuti. In I
talia,
il processo di attuazione della governance locale rimane ancora incompleto
in molte
Regioni. Ad oggi
solo in 12 Regioni gli EGA risultano operativi in tutti gli ATO previsti
, mentre nelle
restanti aree si osservano situazioni di parziale operatività
o totale inoperatività. Laddove gli EGA non
risultano operativi, i Comuni rappresentano gli enti territorialmente competenti.
Il comparto in Italia si conferma caratterizzato da un’alta
frammentazione
verticale e orizzontale della
gestione.
Oggi risultano
attivi più di 7.000 gestori
(enti locali e aziende) di cui il 70% eroga una sola
attività, mentre il ciclo integrato è svolto da appena il 2,4% dei gestori, ovvero circa 170 soggetti (dati
ARERA).
L’osservatorio gare di Utilitatis ha analizzato
2.092
bandi
per l’affidamento dei servizi di gestione dei rifiuti
urbani, espletati dal 2014 al 2021. Un dato significativo che esce dall’analisi è che l’85% dei bandi analizzati
prevede l’affidamento del servizio per
un solo Comune
, e ha una
durata inferiore ai
5 anni.
Il secondo periodo regolatorio (MTR2)
definisce i
criteri per le tariffe di accesso
agli impianti di
trattamento e smaltimento, e con l’emanazione del Testo unico per la regolazione della qualità del servizio
di gestione dei rifiuti urbani (TQRIF)
si configura un quadro unico tra: qualità ambientale del servizio,
qualità contrattuale e qualità tecnica. Una prima stima individua tra i 10,3 e i 12,6 miliardi di euro le
entrate
tariffarie del servizio
integrato di igiene ambientale assoggettate a rego
lazione. Le delibere dei piani
economici finanziari (PEF) approvati per il 2020 da ARERA mostrano incrementi non superiori al 2% per il
45% delle predisposizioni, mentre nei restanti casi gli incrementi più elevati adottati dagli Enti
territorialmente comp
etenti (ETC) manifestano la dinamicità del settore in termini di variazione del
perimetro del servizio e miglioramento della qualità.
La sezione curata da ISPRA fornisce informazioni relative ai
flussi transfrontalieri di rifiuti urbani e
speciali
per il b
iennio 2019
2020. Nel 2020, sono stati esportati oltre 4,2 milioni di tonnellate di rifiuti (4,4
milioni nel 2019) a fronte di un’importazione di circa 7 milioni di tonnellate (nel 2019 erano 7,2 milioni).
Dall’analisi si evince che
i rifiuti urbani import
ati in Italia sono destinati totalmente al recupero di
materia, mentre oltre il 36% di quelli esportati è destinato a recupero energetico.
Di seguito si riporta la sintesi dei principali risultati emersi dall’analisi condotta.
EXECUTIVE
SUMMARY
�� GREEN BOOK 2022
��&#x/MCI;
 1 ;&#x/MCI;
 1 ;IL NUOVO
PARADIGMA
PRODUTTIVO:
L’ECONOMIA
CIRCOLARE
OBIETTIVI
ECONOMIA
CIRCOLARE:
% RICICLAGGIO
55% ENTRO IL 2025
60% ENTRO 2030
65% ENTRO 2035
La Banca mondiale prevede che nei prossimi quarant’anni il consumo complessivo di
risorse quali le biomasse, i combustibili fossili, i metalli e i minerali raddoppierà, e
parallelamente la produzione annuale di rifiuti aumenterà del 70% entro il
2050.
azioni Unite stimano che entro il 2050 il mondo consumerà risorse pari alle risorse di
pianeti.
FIGURA
L’ECONOMIA CIRCOLARE
Fonte:
Parlamento europeo
L’economia circolare è un modello produttivo che punta all’eliminazione dell’utilizzo
di materie prime vergini per la produzione di beni e la fornitura di servizi, sostituendolo
con l’utilizzo sostenibile di
materie prime seconde
, in un contesto di totale
ripensamento dei modelli di
business
attuali nella direzione della minimizzazione degli
sprechi di materia ed energia.
Il nuovo obiettivo dell’Unione europea è dunque creare un sistema economico e
so??e?ond?o?ul?i??o,?vit?do??p?duzione?i?if
?t?e?t??za?o?uest?come
?a?isorsa.?n??sto?enso,?????imi?nni ???is?zion??rop??a?niziato?
consid?ar????tion?d??ifi?i?on?i?com??a?u?tion??gata??plic??t?
alla salute pubblica e all’ambiente, ma come uno dei se
ttori chiave all’interno della
politica dell’uso efficiente e sostenibile delle risorse. Per questa ragione, al termine di
un lungo
istituzionale, è stata attuata la revisione delle principali direttive sui rifiuti,
ridisegnando profondamente il relat
ivo quadro normativo.
�� GREEN BOOK
CONFERIMENTO IN
DISCARICA: 10%
ENTRO I 2035,
STATO ATTUALE IN
ITALIA 20%
3,4 MILIONI DI
TONNELLATE
ALL’ANNO DI
PLASTICA
RACCOLTA
SI CONFERMA LA
GENERALE
CORRELAZIONE
POSITIVA TRA PIL
PRO CAPITE E
PRODUZIONE DI
RIFIUTI
Le novità principali introdotte dalle nuove direttive riguardano in particolare: I) il
raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio dei rifiuti urbani fissati al 55% per il 2025,
al 60% per il 2030 e al 65% per il 2035, II) il limite
di conferimento in discarica del 10%
dei rifiuti entro il 2035, III) il rafforzamento dei sistemi di responsabilità estesa del
produttore (EPR), IV) la definizione dei rifiuti urbani, precedentemente assente nella
normativa comunitaria, che permette un co
nfronto più equo dei dati quantitativi
raccolti dai vari Paesi membri.
Per avere un’idea delle
performance
nazionali si consideri che, con riferimento al 2020,
l’Italia dichiara un tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani pari al 54,4% secondo la
metodologia 2 (percentuale di riciclaggio di rifiuti domestici e simili costituiti da carta,
I rifiuti solidi urbani (RSU) rappresentano circa il 10% del totale dei rifiuti prodotti
nell’Unione europea
UE27 (fonte: Eurostat, 2018). La loro gestione è un tema
fondam?ta???l?politic? com?itari?anc???oprattutto??ch????ponsabi?tà
l servizio di raccolta è generalmente affidata agli enti locali, in maniera diretta o
tramite un operatore (pubblico o privato), e inoltre perché il settore richiede ingenti
investimenti pubblici. Da questo punto di vista, le sfide più importanti sono due:
ridurne la produzione e allineare gli obiettivi di gestione ai principi dell’economia
circolare. La riduzione della produzione di rifiuti abbraccia i concetti di prevenzione e
riuso, in tal senso molti Stati membri hanno sviluppato delle
policies ad hoc
anche se
la quantità di rifiuti urbani pro capite è in generale aumento nei Paesi dell’Unione.
L’implementazione di un modello economico basato sulla circolarità richiede
strumenti di
governance
efficaci e un’innovazione tecnologica tale da assicurare un
iciclo di alta qualità.
�� GREEN BOOK
LE SFIDE
COMUNITARIE PER
GESTIONE DEI
RIFIUTI: RIDURNE
LA PRODUZIONE E
ALLINEARE GLI
OBIETTIVI DI
GESTIONE AI
PRINCIPI
DELL’ECONOMIA
CIRCOLARE
DIFFUSIONE DI
UNA GOVERNANCE
MULTI
LIVELLO
A LIVELLO
EUROPEO NEL
COMPARTO
RIFIUTI SONO
ATTIVE 50.628
AZIENDE CON UN
VALORE DELLA
DUZIONE DI
167 MLD
FIGURA
VARIAZIONE DELLA PRODUZIONE PRO CAPITE DEI
RIFIUTI URBANI E DEL PIL PRO CAPITE NELL’UNIONE EUROPEA
(CONFIGURAZIONE A 27) NEL PERIODO 2010
Fonte:
Eurostat
e degli schemi amministrativi adottati dai singoli Stati membri,
considerando s
oprattutto la ripartizione delle responsabilità tra i diversi attori, non
sembrano emergere soluzioni preferenziali o preferibili per una più efficace gestione
del ciclo dei rifiuti. Le
best practices
a livello comunitario sono quei Paesi che hanno
puntato
sulla valorizzazione economica dei propri rifiuti, conservando le risorse
materiali nel ciclo di produzione dei prodotti, riducendo la dipendenza dalle materie
prime e minimizzando lo smaltimento definitivo.
La maggior parte dei Paesi dell’UE ha un sistem
a di
governance
multi
Nel comparto rifiuti, a livello europeo, nel 2019 erano attive 50.628 imprese per un
vo?m?d???ro
duzione?a???i??167?ili?di?i?u?.??uesto?olu???no
contribuito per il 42% i gestori della raccolta, per il 30% le aziende dedicate al recupero
attività di al
tro tipo (come le bonifiche ambientali).
Secondo i dati
Eurostat,
negli ultimi anni il volume di investimenti nel settore rifiuti è
cresciuto costantemente raggiungendo il massimo nel 2019 con circa 19,3 miliardi di
euro. La maggior parte degli investiment
i riguarda la filiera della raccolta (il 45% del
totale), a seguire i sistemi di trattamento e smaltimento (il 29% del totale), il recupero
di materia (il 23%) e una minima parte i servizi residui. Nei prossimi anni saranno
necessari ulteriori investimenti
per raggiungere i vari obiettivi di raccolta e riciclaggio
dei rifiuti solidi urbani. In particolare, come calcolato da uno studio della Commissione
europea,
si stima che i costi di investimento totali dal 2020 al 2035, per raggiungere i
�� GREEN BOOK
SECONDO
EUROSTAT GLI
INVESTIMENTI NEL
SETTORE RIFIUTI
AMMONTANO A
19,3 MLD NEL 2019
IL COMPARTO
RIFIUTI IN ITALIA
NEL 2020 HA
FATTO
REGISTRARE 13
MLD DI
FATTURATO CON
OLTRE 95MILA
ADDETTI
PREVALGONO LE
AZIENDE DI
PICCOLE
DIMENSIONI
target
previsti,
ammontino a 31,5 miliardi di euro, il che rappresenta una spesa media
annua di 2,1 miliardi di euro.
FIGURA
ANDAMENTO TEMPORALE DEGLI INVESTIMENTI NEL
SETTORE RIFIUTI NELL’UE27; RIPARTIZIONE PERCENTUALE
DEGLI INVESTIMENTI PER
TIPOLOGIA NEL 2019
Fonte:
Eurostat
Tornando all’Italia, considerando le sole aziende attive nel comparto, il settore nel
2020 ha registrato 13 miliardi di euro di fatturato (circa lo 0,8% del PIL) e occupato oltre
95.000 addetti diretti (1,6% del
comparto industria). Tale ammontare è realizzato
prevalentemente da aziende di grandi dimensioni che in termini numerici risultano in
minoranza, mentre prevalgono le aziende di piccole dimensioni. In termini
dimensionali il 51% dei gestori registra un fatt
urato inferiore a 10 milioni di euro annui,
mentre il 3% degli operatori ha un fatturato superiore a 100 milioni di euro,
corrispondente al 37% del fatturato di settore.
FIGURA
DISTRIBUZIONE DEGLI OPERATORI E DEL
FATTURATO
L’analisi evidenzia che gli operatori della raccolta e del ciclo integrato rappresentano
il 70% degli operatori totali, registrano il 75%
del fatturato e occupano il 90% degli
addetti. In maniera complementare, la categoria dei gestori di impianti comprende il
restante 30%, genera il 25% del fatturato complessivo e impiega il 10% della forza
lavoro.
�� GREEN BOOK
GLI OPERATORI
DELLA RACCOLTA
E CICLO
INTEGRATO
CONTRIBUISCONO
NOTEVOLMENTE
IN TERMINI DI
RICAVI E FORZA
LAVORO
IMPIEGATA
RISPETTO AL
TOTALE DEL
SETTORE
DIMENSIONE
AZIENDALE E LA
TIPOLOGIA DI
ATTIVIT
SVOLTA
INFLUENZANO LE
PERFORMANCE
ECONOMICHE DEI
GESTORI
FIGURA
DISTRIBUZIONE DEL NUMERO DI OPERATORI, DEL
FATTURATO E DEGLI ADDETTI DEL SETTORE DELL’IGIENE
URBANA PER TIPOLOGIA DI ATTIVITÀ [Anno 2020]
Fonte: Utilitatis ed elaborazione su dati AIDA BvD.
L’analisi finanziaria, condotta su un campione di 469 aziende
monoutility
, evidenzia
come sia la dimensione aziendale che la tipologia di attività svolta influenzino le
performance
economiche dei gestori. La classificazione per attività evidenzia una
reddi
tività del capitale proprio e degli investimenti maggiore per gli operatori che
gestiscono gli impianti (ROE=9,7%; ROI=2,8%), mentre gli operatori della raccolta/ciclo
integrato fanno registrare un indice di redditività delle vendite superiore (ROS=3,5%).
FIGURA
INDICI DI REDDITIVITÀ DEL CAMPIONE MONOUTILITY
PER ATTIVITÀ [Anno 2020]
Fonte: Utilitatis ed elaborazione su dati AIDA BvD.
Con riferimento all’economicità della gestione, nel 2020 il campione di gestori
monoutility
ha registrato mediamente livelli di marginalità da cui non emergono
indicazioni univoche sulla correlazione tra classi dimensionali
fattur
�� GREEN BOOK
SI OSSERVA UNA
GENERALE
CAPACITÀ DEL
COMPARTO DI FAR
FRONTE AI VARI
COSTI LEGATI SIA
ALLA GESTIONE
CARATTERISTICA
CHE ALLA
GESTIONE EXTRA
ARATTERISTICA.
DEFICIT
IMPIANTISTICO
NEL CENTRO
DOVE I
QUANTITATIVI DI
RIFIUTI RACCOLTI
SUPERANO I
QUANTITATIVI DI
RIFIUTI TRATTATI
performance
economiche. I gestori top registrano i più alti valori sia di EBITDA che EBIT
(rispettivamente pari a 15,6% e 6,7%), mentre i gestori di piccole dimensioni fanno
registrare il miglior margine in riferimento al risultato finale della gesti
one (6,5%).
Mediamente, gli indicatori analizzati segnalano una generale capacità del comparto di
far fronte ai costi legati sia alla gestione caratteristica che alla gestione extra
caratteristica.
FIGURA
MARGINALITÀ DEL CAMPIONE MONOUTILITY PER
DIMENSIONE [Anno 2020]
Fonte: Utilitatis ed elaborazione su dati AIDA BvD.
Come è noto, diverse aree del Paese presentano un deficit impiantistico che non
consente la chiusura del ciclo di gestione, fattore che le rende dipendenti da altre
regioni o da Paesi esteri. Confrontando infatti i flussi di rifiuto organico e rifiuto
fferenziato raccolti e trattati nelle rispettive macro aree, si osserva come le regioni
del Centro
Sud abbiano difficoltà a garantire il recupero e lo smaltimento dei propri
rifiuti prodotti.
FIGURA
CONFRONTO TRA FORSU, RUR RACCOLTI E TRATTATI
PER AREA GEOGRAFICA [Anno 2020; 1.000 t]
[Anno 2020]
Fonte: Utilitatis ed elaborazione su dati
ISPRA
Mettendo infatti in relazione i quantitativi raccolti e avviati agli impianti di trattamento
in ciascuna area geografica per la frazione organica, è evidente la profonda differenza
tra le ripartizioni geografiche sia a livello di quantitativi trattati, sia
a livello di tipologia
organica viene infatti avviata prevalentemente a impianti di compostaggio
(rispettivamente 78% e 82% dei quantitativi trattati) mentre nell’area del
Nord a
impianti integrati di trattamento aerobico e anaerobico (il 59% dei quantitativi
trattati). Passando ad analizzare i numeri relativi al rifiuto urbano residuo (RUR)
FORSU
raccolto e trattato per area geografica
RUR raccolto e trattato per area geografica
�� GREEN BOOK
DAL PNRR 2,5 MLD
€ PER
INCENTIVARE LA
CIRCOLARITÀ
PRESENTATA LA
PROPOSTA DI
PROGRAMMA
NAZIONALE DI
GESTIONE DEI
RIFIUTI (PNGR)
raccolto e trattato, bisogna evidenziare l’alta quota di RUR avviata in discarica ne
ripartizioni Centro e Sud, che, in entrambi i casi, supera abbondantemente il 50% del
totale (rispettivamente 70% e 63%). Il Nord, al contrario, mostra una bassa quota di
conferimento in discarica e un altissimo ricorso al recupero energetico
(inceneri
mento) proveniente dalla RUR (93%)
In quest’ottica, dal PNRR può nascere un’opportunità soprattutto con l’ambito di
intervento n.1, orientato a “
migliorare la capacità di gestione efficiente e sostenibile dei
rifiuti e il paradigma dell’economia circolare
(dotazione finanziaria di 2,1 miliardi di
euro) e n. 3 dedicato a “
sviluppare progetti integrati
” (dotazione finanziaria di 370
milioni di euro), contenuti nella componente del piano M2C1, dedicata all’economia
circolare e agricoltura sostenibile. Gli inv
estimenti contenuti in questa componente
del PNRR mirano a incentivare la circolarità delle risorse e, nello specifico, a migliorare
i sistemi di raccolta e gestione dei rifiuti in tutto il territorio nazionale, contribuendo a
ridurre quel
service divide
he separa il territorio italiano.
Nel 2022 è stata pubblicata dal MITE la proposta di
Programma nazionale di gestione
dei rifiuti
(PNGR), che costituisce una delle riforme strutturali per l’attuazione del PNRR
a sostegno dei 2 ambiti di intervento descrit
gestionali e impiantistici che
i indirizzo per Regioni e Province
0/*)*( $)(/ -$$+$)$!$5$*)  ”” ./$*)  $-$!$0/$)/-*LS( .$”
pubblicazione del PNGR definitivo, le Regioni e le Province autonome saranno infatti
tenute ad approvare o adeguare i rispettivi piani
regionali di gestione dei rifiuti.
Il PNGR individua i criteri per la definizione delle macroaree (nell’ambito delle quali,
previo accordo tra Regioni, può essere garantit
il principio di prossimità
) partendo dal
principio secondo cui ogni Regione deve ga
rantire la piena auto
sufficienza
per la
gestione: I) dei rifiuti urbani non differenziati, II) dei rifiuti derivanti da trattamento dei
rifiuti urbani, III) de
gli scarti da raccolta differenziata
e IV)dei
rifiuti organici.
TABELLA 1|
CRITERI PER LA
DEFINIZIONE DELLE MACROAREE
FLUSSO
POSSIBILIT
PER DEFINIRE ACCO
DI MICROAREA
Rifiuti urbani indifferenziati
Macroaree possibili solo per
gestione dei flussi per il
Scarti da raccolta differenziata
Macroaree possibili solo per
gestione dei flussi per il recupero
Rifiuti derivanti dal trattamento
dei rifiuti urbani indifferenziati
Macroaree possibili solo per
gestione dei flussi per il recupero
Frazione organica
Macroaree non possibili
Fonte: Utilitatis ed elaborazione su
�� GREEN BOOK
IL TRASPORTO
TRANSFRONTALIE
RO DEI RIFIUTI
URBANI E SPECIALI
NORMATIVA
TRASVERSALE
EUROPEA
PERCORSI
AUTORIZZATIVI
SPEDITI CON IL
D.L.
SEMPLIFICAZIONI
La sezione a cura di ISPRA relativa ai flussi transfrontalieri di rifiuti evidenzia che in
Italia, nel 2020, sono state esportate oltre 4,2 milioni di tonnellate di rifiuti (erano 4,4
milioni nel 2019) a
fronte di un’importazione di circa 7 milioni di tonnellate (erano 7,2
milioni nel 2019). Prevalente in tutti e due i flussi la quota dei rifiuti speciali, con i rifiuti
urbani che costituiscono il 13,8% dei rifiuti complessivamente esportati e solo il 3,4%
dei rifiuti importati. Andando ad analizzare le categorie merceologiche, risulta che tra
i rifiuti urbani esportati molti di questi sono prodotti dal trattamento meccanico,
mentre tra i rifiuti urbani importati le principali categorie sono rappresentate d
a vetro
e plastica. Dall’analisi di ISPRA si evince quindi che i rifiuti urbani importati in Italia
sono destinati totalmente al recupero di materia, mentre invece oltre il 36% di quelli
esportati è destinato a recupero energetico. Per quanto riguarda inve
ce i rifiuti
+ -$*’*.$‚.$(+*-/)/ .*//*’$) - *( -++- . )/$)*,0.$$’NKÞ $-$!$0/$
esportati e solamente lo 0,01% di quelli importati.
Per i flussi in entrata e in uscita di rifiuti urbani è stat
inoltre
effettuata una prima
stima
valore
economico
uesta
prima stima emerge che il prezzo medio di
rifiuto importato è più
alto rispetto
al prezzo medio del rifiuto esportato. Questa
differenza di valori può essere spiegata dalla scarsa dotazione infrastrutturale
nazionale che
non permette
a chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti, con un
contestuale
recupero di materia o di energia dai rifiuti urbani. Questo comporta che i
rifiuti che vengono esportati siano di bassa qualità
mentre vengono importati
rifiuti di
maggiore qualità, con uno s
quilibrio di valore.
Relativamente al trasporto transfrontaliero dei rifiuti
si richiama la posizione della
Commissione che ha intenzione di revisionare le norme in materia di spedizione di
rifiuti COM/2021/709
final
per disincentivare l’esportazione di rifiuti extra UE e
promuovere l’autosufficienza europea nella gestione dei propri rifiuti. Di rilievo la
¨MKMK¨QQN
final
in cui la Comm
issione afferma che il 26% delle emissioni di origine
antropica è originato dal settore rifiuti, dove il maggior contributo proviene dalle
emissioni incontrollate dei gas di discarica. Considerato il sensibile ricorso alla
discarica soprattutto in alcune a
ree del nostro paese, il corposo pacchetto di
provvedimenti per limitare la
carbon footprint,
primo fra tutti la revisione della direttiva
discariche, potrebbe avere un effetto decisivo sulla filiera dell’igiene ambientale
Il decreto legge 77/2021 (cosidde
tto “decreto Semplificazioni”), convertito
.0 ..$1( )/ $)’ “” *)(*$!$# ”r “” LKS¨MKML‚#$)/-**//*’0) 
misure di semplificazione delle procedure amministrative relative al mondo dei rifiuti.
Tra queste, si segnala l’estensione delle s
emplificazioni proprie delle procedure
autorizzative per gli impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili a tutte le opere
infrastrutturali necessarie a collegare gli impianti di produzione di biometano alla rete
di trasporto e distribuzione del ga
s naturale. Altri interventi semplificativi, sebbene
non risolutivi, riguardano la disciplina della responsabilità del produttore dei rifiuti in
caso di loro conferimento a impianti di smaltimento intermedi. È stata semplificata la
disciplina relativa alla
cessazione della qualifica di rifiuto, sebbene ancora restino
alcune criticità: all’articolo 184
ter del decreto legislativo 152/2006 sono state
apportate alcune modifiche finalizzate a eliminare il terzo livello di controllo, ovvero
�� GREEN BOOK
NORMATIVA “END
OF WASTE”
RECEPIMENTO
DIRETTIVA SUP E IL
PARERE DELLA
COMMISSIONE
INCENTIVI AL
BIOMETANO
L’AVVIO DELLA
REGOLAZIONE DEL
SETTORE
ITALIA UNO DEI
POCHI PAESI IN
EUROPA CON UN
REGOLATORE
INDIPENDENTE
PER IL SETTORE
quello del Ministero
della transizione ecologica, sugli esiti delle istruttorie condotte
dall’ISPRA o dall’ARPA eventualmente delegata.
Con il decreto legislativo 1968 /2021, è stata recepita la direttiva europea 2019/904 che
si configura come
lex specialis
, ovvero con disposi
zioni che prevalgono sulle norme
incompatibili della quarta parte del decreto legislativo 152/2006. Oggetto della
direttiva, la quale si incardina nel meccanismo della responsabilità estesa del
produttore, sono i prodotti in plastica monouso (dettagliati n
ei vari allegati), i prodotti
in plastica oxo
degradabile (cioè plastica contenente additivi che comportano la
frammentazione in micro
frammenti), e agli attrezzi da pesca contenenti
plastica.
Commissione ha espresso il parere circostanziato sul decreto
, evidenziando che
questo non è in linea con le disposizioni e gli obiettivi della Direttiva SUP.
Importanti iniziative per incentivare il biometano provengono dal decreto legislativo
199/2021, che recepisce la direttiva UE 2018/2001 sulla promozione dell’
dell’energia da fonti rinnovabili. Si stabilisce un regime speciale delle tariffe del
biometano per il settore trasporti e altri usi, che saranno coperte da quelle del gas. Si
prevedono misure di semplificazione per il procedimento autorizzativo delle
opere
infrastrutturali funzionali alla produzione del biometano. Di rilievo il principio che
stabilisce che il biometano prodotto a partire da rifiuti cessa di essere considerato
rifiuto, ai sensi dell’art. 184
ter del decreto legislativo 152/2006, se risp
Da 5 anni ARERA ha assunto compiti di regolazione e controllo nel settore dei rifiuti con
la legge n. 205/2017, che le conferisce competenze sul ciclo dei rifiuti urbani e
ssimilati. Nel contesto internazionale, l’Italia è uno dei pochi Paesi che ha previsto un
Regolatore indipendente per il settore: ad oggi, in Europa, solo il Portogallo ha avviato
una regolazione più strutturata, soprattutto in merito ai livelli di qualità
del servizio,
applicando la
sunshine regulation
, mentre in tema tariffario la regolazione è presente
sin dal 2014.
Con l’approvazione della delibera 363/2021/R/Rif l’Autorità ha configurato una
disciplina tariffaria per il secondo periodo regolatorio (20
2025) che inserisce nel
tracciato della precedente delibera 443/2019/R/Rif alcune importanti novità che
tendono ad assorbire il
framework
delle direttive europee sull’economia circolare
(decreto legislativo 116/2020). L’aspetto di maggior rilievo riguar
da l’avvio della
regolazione delle tariffe di accesso agli impianti di trattamento con perimetrazione
degli ambiti applicativi della disciplina.
I diversi modelli industriali e di mercato esistenti nel territorio nazionale sono
inquadrati attraverso la se
gmentazione della filiera impiantistica in 3 ambiti: integrata,
impianti minimi, impianti aggiuntivi. Ne deriva uno scenario regolatorio asimmetrico
(che distingue flussi regolati e i flussi che rimangono a libero mercato), che ha come
obiettivi sistemic
i l’incentivo allo sviluppo impiantistico in un’ottica di economia
circolare e l’ottimizzazione dei flussi in una logica di prossimità. Nello specifico, la non
applicazione della regolazione alle tariffe al cancello degli impianti aggiuntivi è la
diretta c
onseguenza del fatto che l’efficienza del prezzo dovrebbe essere garantita
dalla pressione competitiva del mercato. La definizione di impianto aggiuntivo è
residuale, ovvero avviene per esclusione, e si tratta di quel segmento industriale che
�� GREEN BOOK
TARIFFE DI
ACCESSO AGLI
IMPIANTI DI
CHIUSURA DEL
CICLO
INCENTIVI A
MODELLI DI
GESTIONE
IMPRONTATI ALLA
GERARCHIA DEL
RIFIUTO
non opera in
una filiera integrata a valle, e non possiede una programmazione dei flussi
definita da strumenti di pianificazione.
La previsione di specifiche leve a livello tariffario per favorire la gestione secondo la
gerarchia del rifiuto è in linea con l’articolo
4 comma 1 della direttiva 2008/98, recepita
nell’ordinamento nazionale dall’articolo 179 del d.lgs. 152/2006. La nuova
regolamentazione ha introdotto 3 nuove componenti MTR2:
���
����
tratta delle cosiddette
“componenti ambientali” (
polluter pays principle
), aggiuntive
rispetto ai corrispettivi applicati al cancello, che intercettano le esternalità negative o
positive dei sistemi impiantistici, alimentando il sistema perequativo attivato con la
Cassa per i Ser
vizi Energetici e Ambientali (CSEA), in base al quale, a seconda dei
sistemi a cui si conferisce, se coerenti con i criteri della gerarchia del rifiuto, viene
riconosciuto un incentivo/disincentivo a compensazione/maggiorazione del
corrispettivo.
FIGURA
LE COMPONENTI AMBIENTALI
Fonte: Utilitatis ed elaborazione su
delibera 363/2021/R/Rif
Le approvazioni tariffarie del primo periodo regolatorio fanno riferimento a una
popolazione di 8,4 milioni di abitanti,
relativa a 256 Comuni, per complessivi 1,8
miliar
i di euro di entrate tariffarie. Si tratta di un campione esiguo se paragonato
all’intera popolazione; d’altro canto esso riflette il ritmo di approvazione dell’Autorità,
che risente dell’estrema frammentar
economico finanziari (PEF) sottoposti ad approvazione.
FIGURA
PIANI TARIFFARI APPROVATI PER SOGGETTO
Fonte: Utilitatis ed elaborazione su
deliber
e di approvazione dei PEF ARERA
Distribuzione
percentuale
delle entrate tariffarie
per soggetto competente che ha predisposto il
Numero di comuni sottesi ai PEF per soggetto
competente
�� GREEN BOOK
ESITI PRIME
APPROVAZIONI
DELLE ENTRATE
TARIFFARIE
CAMPIONE DI
APPROVAZIONI
TARIFFARIE PER
OLTRE 2 MILIARDI
DI EURO
Dalla documentazione esaminata si osserva che, in termini assoluti, sono 35 gli Enti
territorialmente competenti (ETC) coincidenti con il Comune per i quali ARERA ha
concluso l’istruttoria di approvazione del PEF 2020, e rappresentano un volume di
entrate
tariffarie di oltre 900 milioni di euro, mentre le residue approvazioni hanno
riguardato PEF presentati da ETC coincidenti con Enti di governo dell’ambito (EGA), a
cui sono sottesi 225 Comuni, e le entrate tariffarie corrispondenti sono pressoché
allineate
all’altro gruppo e raggiungono il miliardo di euro.
Gli approfondimenti svolti circa il posizionamento negli schemi regolatori dei PEF
approvati, tra cui i livelli di performance assegnati attraverso le leve tariffarie,
risentono delle peculiarità del ca
mpione di approvazioni che è sbilanciato su ETC
coincidenti con Comuni di grande dimensione, oltre che sulle realtà in cui vi è già una
regolazione locale sovracomunale e sono stati collaudati modelli di organizzazione del
servizio su scala di ambito. Ciò
premesso si osserva che nel 45% dei PEF approvati
l’incremento delle entrate tariffarie non supera il 2%, mentre il rimanente 55% degli
ETC ha indirizzato la pianificazione su incrementi più elevati utilizzando i parametri di
crescita in corrispondenza di
variazioni di perimetro di servizio o territorio (variabile
PG) e/o modifiche dei livelli qualitativi (QL). Meno incisivo il ricorso alla componente
straordinaria C19, che intercetta i costi legati all’emergenza epidemiologica Sars
Covid
FIGURA
PIANI TARIFFARI APPROVATI PER SOGGETTO
Fonte: Utilitatis ed elaborazione su
deliber
e di approvazione dei PEF ARERA
Considerando le entrate tariffarie pro capite del campione esaminato, pari a 190 euro
per abitante (riferito ai PEF 2020), l’estensione alla popolazione nazionale non censita
origina una stima del costo del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani
compresa
tra i 12,6 miliardi di euro e i 10,3 miliardi di euro, ipotizzando una variabilità del 10%
delle entrate tariffarie pro capite. La stima fornisce un primo ordine di grandezza del
giro d’affari sottoposta alla regolazione.
�� GREEN BOOK
STIMA
NAZIONALE
DELLE ENTRATE
TARIFFARIE DEL
SERVIZIO
INTEGRATO DI
IGIENE URBANA
IL QUADRO
REGOLATORIO SI
ARRICCHISCE CON
LA QUALITÀ
CONTRATTUALE E
TECNICA
FIGURA
STIMA DELLE ENTRATE TARIFFARIE DEL SERVIZIO
INTEGRATO DI IGIENE URBANA PER REGIONE (anno 2020,
miliardi di euro
Fonte: Utilitatis ed elaborazione su
deliber
e di approvazione dei PEF ARERA
La delibera 15/2022/R/Rif approvata il 18 gennaio 2022 recante il
Testo unico per la
regolazione della qualità del servizio di gestione dei rifiuti urbani
(TQRIF) ha creato la
saldatura con la disciplina tariffaria concatenando le scelte operate nel MTR2 a
quelle
adottate nello schema del TQRIF. Il quadrante tariffario che governa il fattore
��
unitamente al riconoscimento di costi operativi di gestione associati a specifiche
finalità, in particolare le componenti
��
��
��
preposte
ad accogliere i riflessi
economici delle opzioni ammesse dall’ETC nell’ambito del TQRIF, determinano un
quadro unico tra: qualità ambientale del servizio, qualità contrattuale e qualità
tecnica.
FIGURA
CONCATENAMENTO TRA REGOLAZIONE
DELLA
QUALITA’
DEL SERVIZIO E METODO TARIFFARIO
Fonte: Utilitatis ed elaborazione su
deliber
e ARERA
L’Autorità di regolazione si inserisce in un contesto in cui le competenze sono ripartite
tra Ministero dell’ambiente, Regioni, Province, Comuni ed Enti di governo dell’ambito.
Il settore risulta infatti caratterizzato da una governance multilivello in cui
, di norma,
l’organizzazione del servizio di gestione dei rifiuti urbani è stabilita per ambiti
territoriali ottimali (ATO) al fine di raggiungere gli obiettivi di efficientamento dei costi
e di efficacia del servizio, attraverso il superamento della framm
entazione della
�� GREEN BOOK
GOVERNANCE
MULTILIVELLO
PROCESSO DI
GOVERNANCE
LOCALE
INCOMPLETO
ETEROGENEITÀ DEI
MODELLI DI
GOVERNANCE
LOCALE
PERIMETRAZIONI
SU PIÙ LIVELLI:
ATO, SUB
AMBITI E
BACINI DI
AFFIDAMENTO
gestione. Spetta alle Regioni l’istituzione degli ATO all’interno dei propri confini e
l’individuazione dell’Ente di governo dell’ambito con compiti organizzativi e di
gestione del servizio.
In diversi casi, oltre alla perimetrazione per a
mbiti territoriali ottimali, le Regioni hanno
previsto dei sub
ambiti per l’affidamento dei servizi. Frequentemente, infatti, la
perimetrazione in ambiti per la pianificazione e organizzazione del servizio non
coincide con i bacini di affidamento della ges
tione. Quello che ne deriva è
un’articolazione su più livelli che vede il territorio regionale suddiviso in ambiti, sub
ambiti o bacini di affidamento che possono variare anche a seconda del segmento
della filiera
In alcuni casi, questa struttura reticola
re ha natura transitoria, finalizzata a guidare
gradualmente i territori nel passaggio da una gestione del servizio strettamente locale
a una gestione su scala d’ambito. Si rileva inoltre che le Regioni con grandi centri
urbani, caratterizzati da superfici
estese, ad alta densità abitativa ed elevati flussi
turistici e pendolari, hanno previsto bacini coincidenti con un solo Comune. In altri
contesti, le Regioni non hanno disegnato una ripartizione in ambiti, e infatti, nel
FIGURA
SUDDIVISIONE DEL TERRITORIO NAZIONALE IN ATO E
Non sono rappresentati gli 8 comprensori gestionali della Provincia di Bolzano (non definiti dalla normativa
provinciale come sub
ambiti) i 26
ambiti della Campania e gli 86 sub
ambiti della Sicilia.
Fonte: Elaborazioni Utilitatis su
leggi regionali
L’attuazione della normativa in essere, declinata in modelli di governance differenti
talvolta anche in funzione delle diverse fasi del servizio,
la contemporanea presenza di
deroghe e l’assenza, o inoperatività, di Enti di governo in alcune aree del Paese,
restituiscono la fotografia di una governance locale eterogenea. Nonostante
) ”0’/$(*$ ))$*.$)* )/-/$$)*+ -/$1$/$1 -.$)/$$”*
verno, laddove le
Regioni hanno optato per una governance locale, il processo di attuazione rimane
)*-$)*(+’ /*$)(*’/  “$*)$‚ ’*-“)$555$*)  ‘. -1$5$*+ -($/$
/ –$/*-$’$*//$(’$.-””$0)/.*’*$)+*#  “$*)$*””$‚.*’*$)
12 Regioni
�� GREEN BOOK
EGA PIENAMENTE
OPERATIVI IN 12
REGIONI
OLTRE 670
OPERATORI E
6.000 ENTI LOCALI
PER LA GESTIONE
DELLE DIVERSE
FASI DEL
SERVIZIO
FRAMMENTAZIONE
VERTICALE E
ORIZZONTALE
DELLA GESTIONE
IL 55% DEGLI
OPERATORI
REGISTRA UN
FATTURATO
INFERIORE AI 10
MILIONI DI EURO
gli EGA risultano operativi in tutti gli ATO previsti, mentre nelle restanti aree si
osservano situazioni di parziale operatività o totale inoperatività. Laddove gli EGA non
risultano operativi, i Comuni rappresentano gli enti territorialmente c
ompetenti.
FIGURA
LIVELLO DI OPERATIVITÀ DEGLI ENTI DI GOVERNO
DELL’AMBITO
Elaborazioni Utilitatis su
Sul fronte gestionale, come è noto, il settore si contraddistingue per
l’elevata
dispersione orizzontale, dovuta all’elevato numero di operatori attivi in territori di
dimensione spesso comunale, e verticale, con la presenza di numerosi gestori
specializzati nelle fasi a monte o a valle della filiera e pochi grandi operatori
in grado di
chiudere il ciclo.
Secondo gli ultimi dati forniti dalla banca dati Utilitatis, il numero di aziende attive
nella gestione del ciclo dei rifiuti risulta pari a oltre 650 (escluse gestioni in economia):
il 52% specializzate nelle fasi di raccolt
a e trasporto, il 20% operative sia nelle fasi di
raccolta sia nella gestione diretta di uno o più impianti di recupero e/o smaltimento
dei rifiuti, mentre il restante 29% delle aziende risulta specializzato nella gestione
ano attivi numerosi enti locali che gestiscono in
economia il servizio o parti di esso, soprattutto la fase di riscossione delle tariffe e il
rapporto con le utenze. Secondo i dati pubblicati da
ARERA,
i Comuni attivi in una o più
fasi del servizio risulte
rebbero pari a oltre 6.300 unità, per un totale complessivo, tra
enti locali e aziende, di 7.253 gestori attivi nel comparto, il 70% dei quali dichiara di
svolgere solo un’attività, mentre il ciclo integrato è svolto solo dal 2,4% (circa 170
L’i
ntegrazione della filiera è raggiunta effettivamente solo da pochi operatori, nella
maggioranza dei casi le attività di raccolta e avvio a recupero e smaltimento sono
gestite da soggetti differenti in virtù di procedure di affidamento diverse, o, in talune
situazioni, nonostante l’affidamento del servizio sia avvenuto per l’intero ciclo
�� GREEN BOOK
AFFIDAMENTI
SEPARATI PER
RACCOLTA E AVVIO
A RECUPERO E/O
SMALTIMENTO
85% DEI BANDI DI
GARA PER
L’AFFIDAMENTO
DEL SERVIZIO IN 1
SOLO COMUNE
DURATA
AFFIDAMENTI:
PARI O INFERIORI
A 5 ANNI NELL’85%
DEI CASI
18 GARE D’AMBITO
PER LA
CONCESSIONE DEL
SERVIZIO (13%
POPOLAZIONE
NAZIONALE)
integrato, l’assenza di impianti di proprietà comporta per alcuni necessariamente
l’esternalizzazione dei servizi di recupero e smaltimento.
Su un numero di 2.092 gare esple
tate dal 2014 al 2021 per l’affidamento dei servizi di
gestione dei rifiuti urbani, il 59% sono gare per i servizi di raccolta, spazzamento e
/-.+*-/*‚$’MKÞ.- ‘/$1*”!!$( )/*+ -$’- 0+ -**.(’/$( )/* $-$!$0/$‚
( )/- $’MLÞ-$”0-’
!!$( )/* ”$)/ -*$’*$)/ “-/*n)/ -($)$
$( ).$*)’$‚’SPÞ $)$)’$55/$+- 1  ’!!$( )/* ‘. -1$5$*+ -0).*’*
Comune (Osservatorio gare Utilitatis).
Alla frammentazione gestionale si affianca anche una forte discontinuità tempo
rale
della conduzione del servizio: l’85% delle gare per l’affidamento dei servizi di gestione
dei rifiuti ha una durata pari o inferiore a 5 anni. Questo si traduce in un repentino
cambio di gestione nei territori che, in assenza di una governance locale
forte e di una
pianificazione di lungo periodo, può incidere sui possibili livelli di miglioramento della
gestione. Analizzando i bandi per tipologia di attività affidata, si rileva per le fasi della
raccolta una durata media degli affidamenti pari a 4 an
ni, mentre per le attività di avvio
a recupero e smaltimento la durata media è pari a 2,5 anni.
FIGURA
GARE D’AMBIT
O IN ITALIA
Elaborazioni Utilitatis su
bandi di gara
Le gare per la concessione del servizio per territori di dimensione provinciale risultano
scarse. Negli ultimi 11 anni si contano 18 gare espletate da Enti di governo per una
popolazione complessiva di 7,8 milioni abitanti (13% della popolazione nazionale)
Delle 18 gare, 11 hanno completato l’iter procedurale individuando il gestore, 5
risultano in corso, 1 è stata annullata e 1 è in corso. Le Regioni più interessate dalle
procedure di concessione sono Toscana e Emilia
Romagna, Regioni in cui gli Enti di
overno dell’ambito risultano operativi da diverso tempo.
Rispetto alla sostenibilità finanziaria del servizio, sia lato famiglie sia utenze non
domestiche, la spesa per la TARI assume valori differenziati in funzione delle aree
geografiche di riferimento,
mantenendo una certa stabilità nel tempo.
�� GREEN BOOK
SPESA MEDIA PER
TARI PER UNA
FAMIGLIA TIPO:
318€
ANNUI
SPESA PER LE
FAMIGLIE PIÙ
ELEVATA AL SUD,
(359€) E AL
CENTRO, (334€),
SOTTO LA MEDIA IL
NORD (282€
FIGURA
TREND SPESA PER TARI FAMIGLIA DI 3 COMPONENTI
IN 100 MQ
Elaborazioni Utilitatis su
delibere di approvazione della TARI
Per una famiglia di 3 componenti in un’abitazione di 100 metri quadri, nel 2021 la spesa
per il servizio è stata pari a 318 euro, con forti differenze territoriali tra le macroaree:
282 euro per il Nord, 334 euro per il Centro e 359 euro per il Sud. Tali d
ifferenze si sono
conservate nel tempo: in un arco temporale di 8 anni (2014
2021), al Nord la spesa per
il servizio si è mantenuta mediamente pari a 272 euro, al Centro la spesa si attesta a
livelli superiori al dato medio (329 euro), così come per le are
e del Sud (356 euro).
La maggiore spesa per le famiglie del Centro
Sud può derivare da diversi fattori, tra i
quali sicuramente figura il maggior costo sostenuto per il trasporto dei rifiuti fuori
regione in assenza di un assetto impiantistico adeguato al
fine di fronteggiare i
fabbisogni dell’area.
FIGURA
COMPOSIZIONE DELLA SPESA MEDIA MENSILE
FAMILIARE PER LE UTILITIES (anno 2020)
Elaborazioni Utilitatis su
dati ISTAT
Rispetto alla spesa media mensile familiare di
2.328 euro (Istat; 2020), la spesa per la
TARI ha un’incidenza dello 0,81%. Se confrontata con i costi sostenuti per i servizi
energetici, idrico, telefonia e spese condominiali, la TARI ha un’incidenza dell’8%.
�� GREEN BOOK
Riguardo alle utenze non domestiche, si è sv
iluppato un focus specifico su 3 macro
raggruppamenti di attività economiche. Nel 2021, la spesa media per queste categorie
di utenze è pari a:
379 euro per negozi di abbigliamento, calzature, librerie, cartolerie,
ferramenta ed altri beni durevoli
50 me
tri quadri;
5.319 euro per la categoria ristoranti, trattorie, osterie, pizzerie, pub
metri quadri;
865 euro per uffici, agenzie, studi professionali
100 metri quadri.
Nel caso delle utenze non domestiche
la spesa più elevata si registra nel Centr
o per
tutte le categorie analizzate (533 euro per la categoria dei negozi, 6.415 per i ristoranti
e 1290 per gli uffici). Al Sud e al Nord la spesa media si attesta al di sotto della media
nazionale, con valori rispettivamente pari a 377 e 277 euro per la
categoria dei negozi,
4.918 e 4.813 euro per i ristoranti e 800 e 615 euro per gli uffici.