(AGENPARL) - Roma, 2 Novembre 2026 - Tucker Carlson afferma che l’amministrazione del presidente Donald Trump potrebbe essere a pochi giorni dal lancio di un attacco nucleare contro l’Iran, sotto la pressione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il giornalista americano ha affidato la denuncia a un lungo post pubblicato su X, indicando anche un possibile obiettivo e una data entro la quale, secondo le informazioni da lui raccolte, Trump potrebbe prendere una decisione.

Carlson indica come possibile bersaglio Pickax Mountain, il complesso sotterraneo nell’Iran centrale dove, secondo le valutazioni dell’intelligence israeliana da lui richiamate, Teheran avrebbe ripreso le attività di arricchimento dell’uranio.
Il giornalista sostiene che nessuna arma convenzionale disponibile nell’arsenale americano sarebbe in grado di raggiungere le gallerie protette da circa 91 metri di granito. Da qui la sua affermazione secondo cui un attacco nucleare costituirebbe l’unica opzione militare per distruggere la struttura.
Nel post Carlson attribuisce a Netanyahu pressioni insistenti su Trump. Cita un osservatore informato secondo il quale il premier israeliano telefonerebbe quotidianamente al presidente americano per discutere dell’operazione.
Secondo la ricostruzione del giornalista, Netanyahu avrebbe inoltre esercitato pressioni su esponenti dell’amministrazione statunitense, tra cui il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il comandante del CENTCOM Brad Cooper, favorevoli a una ripresa delle operazioni militari su larga scala.
Carlson colloca la possibile decisione americana entro il 7 novembre, pochi giorni dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Aggiunge però che Trump starebbe ancora ascoltando il vicepresidente JD Vance e l’inviato Steve Witkoff, entrambi orientati verso la ricerca di un accordo negoziato con Teheran.
Le reazioni: Ryan Grim, Marjorie Taylor Greene e Laura Loomer
Il post ha suscitato reazioni contrastanti negli ambienti giornalistici e politici americani.
Ryan Grim, giornalista di Drop Site News, ha invitato a prendere sul serio le parole di Carlson, osservando che il commentatore dispone di fonti particolarmente solide all’interno dell’amministrazione Trump. Grim non ha presentato una conferma autonoma dell’ipotesi nucleare, ma ha sottolineato che la denuncia non dovrebbe essere ignorata.
Marjorie Taylor Greene, esponente della destra conservatrice americana, ha condannato la prospettiva di un attacco nucleare contro l’Iran, prendendo posizione contro un’eventuale escalation di quella portata.
Di segno opposto la reazione di Laura Loomer, commentatrice vicina a Trump, che ha contestato Carlson accusandolo di diffondere una montatura politica destinata a danneggiare i repubblicani alla vigilia delle elezioni.
Il confronto si è esteso anche alla stampa internazionale. L’agenzia turca Anadolu ha ripreso ampiamente le dichiarazioni di Carlson, mentre il quotidiano israeliano Ynet ha dato rilievo sia alle pressioni attribuite a Netanyahu sia alla scadenza del 7 novembre indicata dal giornalista.
Le pressioni su Trump e il nodo di Pickax Mountain
Il contesto delle pressioni israeliane trova un ulteriore elemento nelle indiscrezioni pubblicate da Axios sulla telefonata tra Trump e Netanyahu.
Secondo il sito americano, il premier israeliano avrebbe sollecitato la ripresa degli attacchi contro l’Iran subito dopo le elezioni congressuali del 3 novembre, mentre Trump avrebbe manifestato la volontà di concedere ancora tempo ai negoziati.
La ricostruzione di Axios riguarda la ripresa delle operazioni militari e non conferma una richiesta israeliana di impiegare armi nucleari.
Intanto Pickax Mountain è tornato al centro dell’attenzione internazionale. Reuters ha riferito che gli Stati Uniti dispongono di capacità militari nella regione per condurre nuovi attacchi con breve preavviso, mentre i Paesi del Golfo temono le conseguenze di un’altra escalation.
Anche in questo caso le informazioni riguardano possibili operazioni militari contro obiettivi iraniani, senza stabilire che sia stata autorizzata un’operazione nucleare.
L’allarme sulle conseguenze internazionali
Carlson dedica una parte consistente del suo intervento alle conseguenze che, a suo giudizio, deriverebbero dall’impiego di un ordigno nucleare contro il sito sotterraneo.
Il giornalista sostiene che una detonazione potrebbe provocare una contaminazione radioattiva del Golfo Persico e compromettere le risorse idriche di milioni di persone. Avverte inoltre che l’uso americano di un’arma nucleare potrebbe incoraggiare altre potenze a considerare analoghe operazioni nei rispettivi conflitti.
La sua denuncia si conclude con un appello all’opinione pubblica internazionale affinché intervenga nel dibattito prima che venga assunta una decisione dalle conseguenze potenzialmente irreversibili.
Al 2 novembre non emerge dalle fonti consultate una conferma ufficiale dell’esistenza di un ordine di attacco nucleare né una smentita specifica, successiva al post, da parte della Casa Bianca o del governo israeliano.
Resta il fatto politico e giornalistico della dichiarazione pubblica di Carlson, della data del 7 novembre da lui indicata e delle reazioni che il suo intervento ha già provocato negli Stati Uniti e all’estero.
