(AGENPARL) - Roma, 30 Settembre 2026 - Direttore Responsabile: Laura Sutto
Con l'approvazione della mozione presentata dai consiglieri di maggioranza, prima firmataria la capogruppo M5S Maria La Ghezza, in merito al disegno di legge Buongiorno che introduce, per la definizione di violenza sessuale, il concetto di "dissenso", con soli voti della maggioranza (26) e il non voto delle opposizioni, si sono conclusi i lavori del Consiglio regionale
La mozione riguarda la "Modifica dell'articolo 609-bis del Codice penale in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso", riformulato dalla presidente della Commissione Giustizia del Senato, senatrice Giulia Bongtorno, adottato dalla Commissione medesima come testo base per il prosieguo dell'iter parlamentare e che interviene su una materia di estrema rilevanza costituzionale e sociale, incidendo sulla definizione giuridica del reato di violenza sessuale e, in particolare, sul ruolo del consenso della persona offesa.
Nel testo della mozione si rileva che il modello del consenso approvato dalla Camera fonda la definizione di violenza sessuale sull'assenza di un consenso libero, esplicito, attuale e revocabile, in linea con la Convenzione di Istanbul e con le più avanzate legislazioni europee; il testo base adottato al Senato, invece, reintroduce in modo una centralità del dissenso, ponendo l'attenzione su comportamenti di resistenza, opposizione o rifiuto, anziché sulla responsabilità di chi compie l'atto di verificare la presenza di un consenso.
Secondo i firmatari della mozione, tale impostazione rischia di riprodurre schemi culturali e giuridici già ampiamente criticati, nei quali l'onere della prova e della credibilità ricade sulla persona che subisce la violenza. Inoltre, è evidenziato che il testo base omette di riconoscere esplicitamente che il silenzio, l'immobilità, lo shock, la paura o la dissociazione non possono mai essere interpretati come consenso, in contrasto con le evidenze scientifiche e con le pratiche di tutela delle vittime. Ed è stato rilevato anche, che una riforma della disciplina della violenza sessuale non possa prescindere da un chiaro riconoscimento del principio secondo cui solo un sì è sì, e che ogni altra situazione costituisce violenza.
