(AGENPARL) - Roma, 24 Settembre 2026 - REGIONE DEL VENETO
– Giunta Regionale –
(AVN) – Venezia, 24 settembre 2026
"Nel Vicentino non dobbiamo aspettare che l'infestazione da tarlo asiatico si allarghi ancora. Stiamo cercando di fermarlo adesso, quando il focolaio è ancora circoscritto e quindi esiste una concreta possibilità di contenerlo ed eradicarlo".
La Giunta regionale ha infatti approvato l'Accordo di collaborazione con l'Ateneo patavino per un progetto da 265.925 euro complessivi. L'obiettivo è conoscere con la massima precisione possibile dove si trova l'Anoplophora glabripennis, capire come si sta muovendo e intervenire rapidamente per cercare di fermarne la diffusione.
"Sappiamo che abbattere alberi è una scelta pesante e che sul territorio viene vissuta con preoccupazione – aggiunge Bond -. Ma proprio per questo dobbiamo fare tutto il possibile per essere sempre più precisi nell'individuazione delle piante colpite. Non possiamo permetterci né di sottovalutare il problema né di intervenire alla cieca. La scienza deve aiutarci a capire dove il parassita è presente e dove può arrivare".
Il tarlo asiatico del fusto è un coleottero originario dell'Asia e considerato dall'Unione europea un organismo da quarantena prioritario. E' in grado di attaccare numerose latifoglie, tra cui aceri, ippocastani, betulle, pioppi, salici, frassini e olmi, provocandone progressivamente il deperimento fino alla morte.
Il nuovo programma regionale-Università punta quindi a potenziare gli strumenti a disposizione dei tecnici del Servizio Fitosanitario regionale. Nei prossimi mesi saranno effettuati controlli sistematici sugli alberi presenti nell'area interessata, con particolare attenzione alle specie più sensibili.
Un elemento importante sarà anche l'implementazione della mappatura delle piante e dei focolai attraverso sistemi georeferenziati, che consentiranno di seguire nel tempo l'evoluzione dell'infestazione. Saranno inoltre individuate e controllate specifiche piante sentinella, particolarmente sensibili al tarlo asiatico, per intercettare tempestivamente eventuali nuove presenze anche fuori dall'area già interessata.
"Grazie a questo accordo, dimostriamo di saper affrontare le specie invasive con strumenti nuovi e con una collaborazione stretta tra istituzioni, territorio e mondo della ricerca. Abbiamo già visto con altre emergenze fitosanitarie quanto sia importante non perdere tempo. Quando un parassita entra in un territorio, ogni settimana può fare la differenza. Per questo vogliamo essere presenti sul campo, controllare, studiare e intervenire. L'obiettivo è semplice: salvare più alberi possibile e impedire che un focolaio circoscritto diventi un'emergenza per tutto il territorio", conclude Bond.
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(AGRICOLTURA – FORESTE)
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