(AGENPARL) - Roma, 14 Settembre 2026 - Il quadrante energetico mediorientale e il sistema globale della non-proliferazione nucleare registrano una doppia accelerazione di rilevanza strategica. Da un lato, l’Arabia Saudita ha annunciato ufficialmente la scoperta di circa 110 milioni di tonnellate di minerali delle terre rare e risorse contenenti uranio nella regione di Madinah. Dall’altro, la Conferenza generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) in corso a Vienna è stata teatro di un duro scontro diplomatico, segnato dalle proteste formali di Teheran in seguito al blocco imposto alla delegazione iraniana.
La scoperta mineraria saudita, svelata dal ministro dell’Energia Prince Abdulaziz bin Salman durante la 70ª sessione ordinaria della conferenza AIEA, si basa su studi geologici avanzati condotti presso il sito di Jabal Sayid. Il giacimento presenta alte concentrazioni di elementi pesanti delle terre rare e promettenti volumi di uranio, elementi chiave per la transizione energetica globale, lo sviluppo tecnologico avanzato e la nascente strategia nucleare del Regno. Riyadh punta così a consolidare il proprio ruolo non solo come superpotenza degli idrocarburi, ma anche come attore primario nella catena di approvvigionamento dei minerali critici.
Parallelamente, i lavori dell’AIEA sono stati infiammati dalla dura reazione diplomatica dell’Iran. A seguito delle pressioni esercitate dal governo degli Stati Uniti, al vicepresidente iraniano e capo dell’Organizzazione per l’energia atomica (AEOI), Mohammad Eslami, è stato di fatto impedito di prendere parte ai lavori e di intervenire in plenaria. Il rappresentante permanente di Teheran presso le organizzazioni internazionali a Vienna, Reza Najafi, ha duramente stigmatizzato l’accaduto definendolo una palese violazione dello statuto dell’AIEA e del principio di uguaglianza sovrana tra gli Stati membri, oltre che una violazione degli accordi di sede con l’Austria. Un braccio di ferro diplomatico che evidenzia quanto il dossier atomico e il controllo delle infrastrutture energetiche strategiche rimangano al centro dello scontro geopolitico globale.
