(AGENPARL) - Roma, 10 Settembre 2026 -
La parola gavetta ha un doppio significato: è innanzitutto un oggetto legato alla vita militare, ma è anche una significativa metafora del percorso di crescita personale e professionale.
Per chi ha vissuto l’esperienza della leva obbligatoria, la gavetta faceva parte del corredo del soldato. Era un semplice contenitore metallico, utilizzato per ricevere, trasportare e consumare il rancio, spesso in condizioni tutt’altro che confortevoli.
Le prime gavette erano realizzate in ferro battuto stagnato o in ottone. Successivamente, soprattutto durante le guerre mondiali, si diffuse l’alluminio, scelto per la sua leggerezza e la resistenza alla ruggine. Nei modelli più moderni si è poi affermato l’acciaio inossidabile.
Generalmente composta da due o tre parti incastrabili, la gavetta poteva trasformarsi all’occorrenza in piatto, scodella o piccolo tegame. Il manico ripiegabile consentiva di impugnarla e, nello stesso tempo, contribuiva a tenere fermo il coperchio durante il trasporto.
Ma la gavetta non era soltanto un oggetto.
Mangiare nella gavetta significava condividere con i propri commilitoni la stessa realtà, senza privilegi né scorciatoie. Era, nel bene e nel male, un piccolo simbolo di sacrificio, adattamento e condivisione.
Ed è proprio da qui che nasce il significato figurato dell’espressione “fare la gavetta”: partire dal basso, affrontare sacrifici, svolgere anche i lavori meno gratificanti e imparare, giorno dopo giorno, il mestiere.
Fare la gavetta significa:
– accettare mansioni semplici, anche lontane dai vertici, per capire come funziona un’attività dall’interno;
– mettere da parte l’orgoglio e ascoltare chi possiede maggiore esperienza;
– sbagliare, correggersi e trasformare l’errore in una lezione;
– insistere e superare i momenti difficili e le iniziali scarse gratificazioni;
– imparare la tecnica, i segreti del mestiere e il modo migliore di rapportarsi agli altri;
– essere affidabili e costanti nel tempo;
– diventare progressivamente autonomi nello svolgimento dei propri compiti;
– rivolgersi, quando necessario e senza remore, a chi ne sa più di noi;
– raggiungere, infine, la posizione desiderata con la consapevolezza di aver fatto la propria parte e di essere pronti a proseguire con impegno e maturità.
Insomma, la gavetta insegna una cosa semplice ma importante: prima di poter dire “so fare”, bisogna avere l’umiltà di imparare.
Da “vecchio” militare, di gavetta ne ho fatta parecchia. E ora, da anziano pensionato, mi sono accorto di averne ancora un po’ da fare.
Ho infatti scoperto, forse un po’ tardi (ma meglio tardi che mai) un’attività che, a quanto pare, è sempre stata nelle mie corde: scrivere.
Spinto, sostenuto ed invogliato da un giovane paracadutista (non si è mai ex) oggi direttore di un’affermata agenzia di informazione, da circa un anno mi cimento nella stesura di articoli su argomenti diversi, con l’ambizione, spero non troppo sfacciata, di renderli interessanti per chi avrà la voglia e la pazienza di leggerli.
E così eccomi qua: allievo, “giovane” apprendista, alle prime armi, in prova… insomma, ancora una volta in gavetta.
Da circa un anno studio, approfondisco e cerco di fare miei gli argomenti che scelgo, trasformando curiosità e passione in articoli. All’inizio venivano pubblicati grazie alla pazienza e alla supervisione del Direttore; poi ho cominciato a camminare un po’ più con le mie gambe, fino a pubblicarli personalmente.
È una nuova esperienza che mi sta regalando soddisfazioni e, soprattutto, il piacere di continuare a imparare.
Perché, a ben vedere, la gavetta non finisce mai. Cambiano soltanto la divisa, gli strumenti e… il tipo di rancio.
Questa volta, al posto della gavetta di metallo, ho davanti una tastiera. E, fortunatamente, il rancio non è più quello della mensa militare!
Grazie, Direttore, per avermi dato l’opportunità, alla mia età, di tornare giovane apprendista: il “maestro” che un tempo ha curato, seguito e fatto crescere l’allievo oggi ha bisogno di quello stesso allievo in qualità di maestro.
E se dopo tanti anni sono ancora in gavetta, pazienza: vuol dire che ho ancora qualcosa da imparare… e qualche articolo da scrivere!

