(AGENPARL) - Roma, 30 Agosto 2026 - «Il Mater Olbia è un’eccellenza già pronta a scaricare liste d’attesa e mobilità passiva. A impedirlo non è la struttura, è la direzione sanitaria pubblica e una politica che preferisce i vuoti di governance alla rete». Così l’onorevole Marinella Pacifico, già senatrice della Repubblica, interviene sul mancato inserimento pieno dell’ospedale gallurese nel Servizio sanitario regionale.
«Da anni il Mater offre tempi, tecnologie e volumi che il pubblico in Gallura non riesce a garantire: chirurgia complessa, oncologia, radioterapia, diagnostica interventistica. I sardi continuano però a prenotare fuori regione o a rinunciare alle cure. Non è un paradosso clinico, è un fallimento politico».
Pacifico elenca le criticità: nomenclatore e CUP non allineati con il gestionale regionale; impegnative dei medici di famiglia respinte per codici diversi; specialisti del Mater senza piena capacità prescrittiva; PDTA e rete oncologica ancora incompleti; agende pubbliche chiuse mentre l’unica struttura in grado di erogare certi esami resta ai margini. «Il paziente fa il giro tra MMG, CUP regionale e CUP Mater. Nel frattempo il sospetto oncologico aspetta. Questo non è governo della sanità, è scaricabarile».
Sullo sfondo, secondo Pacifico, c’è l’uso politico delle nomine. «Commissariamenti, sentenze della Consulta, ricorsi, direttori che cambiano ogni pochi mesi: chi dovrebbe firmare convenzioni, aprire agende e costruire i percorsi di rete spesso non è legittimato o non resta in carica. Lo spoils system ha sostituito la programmazione. Le ASL non sono un premio di maggioranza, sono il diritto alla salute dei cittadini».
L’ex senatrice chiede tre atti immediati: allineamento informatico e tariffario tra Mater e CUP regionale; riconoscimento pieno del Mater come nodo della rete ospedaliera e oncologica, con poteri prescrittivi e PDTA vincolanti; stop alle sostituzioni di vertice slegate dai risultati. «Finché la politica userà la sanità come pedana di potere, l’eccellenza resterà un’isola e le liste d’attesa un alibi. I malati non possono aspettare il prossimo ricorso o la prossima giunta».

