(AGENPARL) - Roma, 28 Agosto 2026 - La decisione dell’amministrazione Trump di catalogare il gruppo Palestine Action come organizzazione terroristica incassa la netta bocciatura delle Nazioni Unite. L’ufficio per i diritti umani dell’ONU ha definito la misura una restrizione immotivata. Si tratta, nello specifico, di un taglio sproporzionato alla libertà di espressione.
L’avvertimento è chiaro: l’estensione arbitraria del concetto di terrorismo finisce per soffocare lo spazio civico. Il provvedimento annunciato da Washington rientra nella linea di contrasto ai movimenti della sinistra radicale voluta dalla Casa Bianca, un’iniziativa che ha subito raccolto l’appoggio formale del governo israeliano.
Il monito di Volker Turk e i precedenti nel Regno Unito
Per Volker Turk, capo dei diritti umani delle Nazioni Unite, l’etichetta di terrorismo applicata all’attivismo politico rappresenta un pericoloso precedente. La misura comprime il diritto all’assemblea pacifica, all’associazione e alla partecipazione pubblica.
Una linea repressiva simile era già stata adottata in precedenza dalla Gran Bretagna, dove Palestine Action è stata messa al bando. Anche in quel caso, l’iniziativa britannica aveva scatenato aspre critiche dai vertici ONU. Sulla questione si pronuncerà prossimamente anche la Corte Suprema del Regno Unito, chiamata a esaminare il ricorso sulla legittimità del divieto.
Le azioni del gruppo e la reazione della Casa Bianca
Nel mirino del collettivo attivista ci sono storicamente le aziende della difesa che operano in territorio britannico in connessione con Israele, con un’attenzione particolare verso il colosso Elbit Systems.
Le proteste si distinguono spesso per:
- Blocchi d’accesso ai siti strategici.
- Blitz dimostrativi con vernice rossa.
- Azioni eclatanti come il blitz del giugno 2025 nella base di Brize Norton, costato circa tremila arresti tra i manifestanti.
Dall’altra parte dell’Atlantico, la stretta dell’amministrazione Trump non si ferma al fronte interno. Si registrano infatti tentativi di espulsione per i manifestanti stranieri filo-palestinesi, minacce di tagli ai fondi per gli atenei coinvolti nelle proteste, controlli stringenti sui social per i migranti e sanzioni mirate contro chi contesta la politica di Israele.
Le voci degli esperti e la difesa dei diritti
Diverse figure di spicco del panorama internazionale hanno espresso forte preoccupazione per questa deriva. Tra questi figurano:
- Ben Saul: relatore speciale ONU per i diritti umani e l’antiterrorismo.
- Francesca Albanese: esperta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi, a sua volta sanzionata dagli Stati Uniti per le sue prese di posizione su Gaza.
- Sarah McLaughlin: analista senior del gruppo di pressione FIRE, che ha sottolineato l’urgenza di arginare questa censura anziché importarla.
