(AGENPARL) - Roma, 27 Agosto 2026 - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un nuovo e durissimo attacco contro il Canada, definendolo «uno dei peggiori Paesi al mondo con cui avere a che fare» e accusando Ottawa di aver approfittato per decenni delle relazioni economiche con Washington.
Le dichiarazioni arrivano in un momento di forte deterioramento dei rapporti commerciali tra i due Paesi, pochi giorni dopo il fallimento delle prospettive di un nuovo accordo e dopo l’annuncio di ulteriori dazi statunitensi contro settori strategici dell’economia canadese.
Durante un’intervista al programma di Glenn Beck, Trump ha criticato sia l’attuale governo canadese guidato dal primo ministro Mark Carney, sia la precedente amministrazione dell’ex premier Justin Trudeau, sostenendo che il problema non riguardi soltanto una singola leadership ma un rapporto commerciale che, a suo giudizio, sarebbe stato squilibrato per molti anni.
Trump: il Canada «ha approfittato degli Stati Uniti»
Il presidente ha ribadito uno dei temi centrali della sua politica commerciale: la convinzione che diversi partner storici degli Stati Uniti abbiano beneficiato eccessivamente dell’accesso al mercato americano.
Secondo Trump, il Canada avrebbe «approfittato degli Stati Uniti per molti decenni», soprattutto attraverso barriere commerciali applicate a determinati prodotti agricoli.
Il presidente ha citato in particolare il settore lattiero-caseario, facendo riferimento a tariffe che in alcuni casi possono raggiungere livelli molto elevati oltre determinate quote di importazione.
Trump ha sostenuto di aver promesso da tempo di affrontare la questione e ha presentato l’attuale escalation commerciale come il proseguimento di una battaglia iniziata durante il suo precedente mandato.
Le sue dichiarazioni devono però essere distinte dai dati economici complessivi: i rapporti commerciali tra Stati Uniti e Canada sono estremamente integrati e comprendono enormi flussi bidirezionali di automobili, energia, acciaio, alluminio, prodotti agricoli e componenti industriali.
Nuovo scontro dopo il fallimento dei negoziati
Il nuovo attacco verbale si inserisce in una fase particolarmente delicata.
Nei giorni precedenti Washington e Ottawa avevano cercato di raggiungere un compromesso commerciale, ma le prospettive di un’intesa si sono successivamente deteriorate.
Trump ha quindi annunciato nuovi dazi del 50% su automobili e acciaio canadesi, con entrata in vigore prevista dall’inizio del prossimo anno secondo quanto dichiarato dal presidente.
La decisione rischia di colpire due delle industrie più integrate tra le economie dei due Paesi.
Nel settore automobilistico, infatti, componenti e veicoli possono attraversare più volte il confine prima del completamento del prodotto finale. Una tariffa elevata potrebbe quindi produrre conseguenze anche per fabbriche e consumatori americani, oltre che per i produttori canadesi.
Lo stesso vale per l’acciaio, utilizzato in numerosi comparti manifatturieri statunitensi.
La controversia sul settore lattiero-caseario
Uno dei punti più frequentemente citati da Trump riguarda il sistema canadese di supply management, utilizzato soprattutto per latte, pollame e uova.
Il Canada controlla la produzione interna e limita le importazioni oltre determinate quote attraverso tariffe molto elevate. Washington contesta da anni questo sistema perché riduce l’accesso dei produttori agricoli statunitensi al mercato canadese.
Quando Trump parla di dazi sul latte «del 400%», fa riferimento alle aliquote applicabili ad alcune importazioni che superano i contingenti stabiliti, non a una tariffa uniforme su ogni prodotto lattiero-caseario americano.
La distinzione è importante perché il sistema canadese permette comunque l’ingresso di determinate quantità di prodotti a condizioni tariffarie differenti.
Ciò non elimina la controversia politica, ma rende il quadro commerciale più complesso rispetto alla semplice contrapposizione tra un Paese aperto e uno totalmente chiuso.
«Possiamo farcela senza il Canada»
Trump ha adottato anche una linea particolarmente dura sulla dipendenza economica americana dal vicino settentrionale.
«Non hanno niente di ciò che noi dobbiamo necessariamente avere», ha sostenuto, aggiungendo che eventuali prodotti difficili da sostituire potrebbero comunque essere acquistati altrove.
È un’affermazione politicamente significativa perché mette in discussione decenni di integrazione economica nordamericana.
Il Canada è infatti un importante fornitore degli Stati Uniti in settori come energia, petrolio, gas, potassio, alluminio, legname, uranio e componentistica industriale.
Sostituire completamente queste forniture sarebbe teoricamente possibile in molti casi, ma potrebbe comportare costi più elevati, tempi più lunghi e una riorganizzazione significativa delle catene di approvvigionamento.
Trump parla di una perdita da 60 miliardi di dollari
Il presidente ha inoltre affermato che gli Stati Uniti perderebbero «60 miliardi di dollari all’anno» nei rapporti economici con il Canada.
Anche in questo caso è importante chiarire cosa rappresentino tali cifre. Trump utilizza spesso il deficit commerciale come indicatore di una presunta perdita economica, ma un deficit commerciale non equivale automaticamente a denaro “perso”.
Un disavanzo significa che un Paese importa beni e servizi per un valore superiore a quello che esporta verso un determinato partner. Non misura direttamente profitti, investimenti, salari, valore aggiunto o benefici ottenuti dai consumatori.
Nel caso USA-Canada, inoltre, una parte importante dello squilibrio commerciale può dipendere dall’importazione americana di energia e materie prime canadesi.
L’idea di rinominare il lago Ontario
Alle tensioni commerciali si è aggiunto anche un elemento simbolico e provocatorio.
Trump ha dichiarato di voler ribattezzare il lago Ontario come «Lake America», prendendo come riferimento la sua precedente decisione di utilizzare la denominazione «Golfo d’America» per il Golfo del Messico nelle comunicazioni ufficiali statunitensi.
Il lago Ontario fa parte del sistema dei Grandi Laghi e il confine internazionale tra Stati Uniti e Canada attraversa le sue acque.
Un eventuale cambio di denominazione deciso unilateralmente da Washington non modificherebbe naturalmente la sovranità canadese sulle proprie acque né obbligherebbe Ottawa ad adottare la stessa terminologia.
La proposta appare dunque soprattutto come un messaggio politico in un momento nel quale i rapporti bilaterali sono estremamente tesi.
Le accuse sulle ambizioni territoriali
La retorica di Trump nei confronti del Canada non si è limitata al commercio.
Il presidente ha più volte fatto riferimento in termini provocatori alla possibilità che il Canada possa diventare parte degli Stati Uniti, dichiarazioni che hanno provocato forti reazioni nell’opinione pubblica e nella classe politica canadese.
Per molti canadesi, questo tipo di commenti ha trasformato una disputa tariffaria in una questione più ampia di sovranità e identità nazionale.
È anche per questa ragione che le tensioni commerciali hanno prodotto boicottaggi spontanei contro prodotti statunitensi, campagne per comprare canadese e un peggioramento dell’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti degli Stati Uniti.
Mark Carney davanti a una scelta difficile
Per il governo di Mark Carney, la sfida è particolarmente complessa.
Da una parte il Canada dipende profondamente dal mercato statunitense. Gli Stati Uniti rappresentano di gran lunga il principale partner commerciale del Paese e una parte importante dell’industria canadese è costruita attorno all’accesso senza ostacoli al mercato americano.
Dall’altra, concedere troppo a Washington potrebbe essere politicamente costoso.
Il governo deve quindi cercare di proteggere i settori più vulnerabili, mantenere aperti i canali negoziali e contemporaneamente dimostrare all’opinione pubblica di non accettare passivamente le pressioni della Casa Bianca.
Il rischio di una guerra commerciale più ampia
Se i dazi annunciati da Trump entreranno effettivamente in vigore, Ottawa potrebbe rispondere con contromisure.
Una nuova escalation avrebbe conseguenze per entrambi i Paesi.
Per il Canada il rischio principale è rappresentato dalla forte dipendenza dal mercato americano. Per gli Stati Uniti, invece, tariffe elevate potrebbero aumentare i costi di componenti, materie prime e prodotti importati dal vicino settentrionale.
Le industrie più esposte sarebbero probabilmente automobile, metalli, edilizia, agricoltura ed energia.
Inoltre, un conflitto commerciale prolungato potrebbe incentivare il Canada a diversificare maggiormente i propri rapporti economici verso Europa e Asia, riducendo gradualmente la dipendenza dagli Stati Uniti.
Da alleati storici a rivali commerciali
Il dato politico più significativo è proprio la profondità della trasformazione.
Stati Uniti e Canada sono legati da una delle relazioni economiche, diplomatiche e militari più strette al mondo. Condividono migliaia di chilometri di frontiera, catene produttive integrate, infrastrutture energetiche e una lunga storia di cooperazione nella NATO e nella difesa del Nord America.
Eppure il linguaggio utilizzato da Trump descrive ormai Ottawa più come un rivale commerciale che come un alleato privilegiato.
Definire il Canada «uno dei peggiori Paesi al mondo con cui avere a che fare» rappresenta quindi una nuova escalation non soltanto retorica.
È il segnale di una politica economica nella quale anche i partner storici devono dimostrare, secondo la Casa Bianca, di offrire agli Stati Uniti condizioni commerciali considerate pienamente reciproche.
La questione centrale sarà ora capire se questa pressione porterà Ottawa e Washington nuovamente al tavolo delle trattative oppure se le due economie entreranno in una fase ancora più dura di dazi, rappresaglie e progressivo disaccoppiamento commerciale.
