(AGENPARL) - Roma, 17 Settembre 2026 - Washington blocca l’ingresso del presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), impedendogli di partecipare in presenza all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Una decisione che riaccende le tensioni internazionali e isola ulteriormente la linea diplomatica statunitense sul fronte mediorientale.
La mossa di Washington e le motivazioni ufficiali
Gli Stati Uniti hanno formalmente negato il visto d’ingresso al presidente dell’Autorità Palestinese (Anp), Mahmoud Abbas, impedendogli di volare a New York la prossima settimana per prendere parte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La notizia, confermata da fonti diplomatiche vicine al dossier, si inserisce in una linea dura già adottata in passato dall’amministrazione americana.
Il Dipartimento di Stato americano ha motivato il provvedimento puntando il dito contro l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) e la stessa Anp. Secondo Washington, le autorità palestinesi non avrebbero rispettato gli impegni di riforma presi in precedenza e continuerebbero a portare avanti azioni unilaterali incompatibili con i negoziati di pace.
Un blocco analogo era stato imposto anche lo scorso anno, costringendo il leader palestinese — figura storica e presenza fissa al Palazzo di Vetro — ad intervenire all’assemblea globale esclusivamente attraverso un collegamento video registrato.
Le accuse contro l’Olp e l’Anp
Nel comunicato ufficiale diffuso a Washington, l’amministrazione ha espresso forte disappunto per le iniziative intraprese dai vertici palestinesi in seno agli organismi internazionali. In particolare, gli Stati Uniti criticano aspramente il ricorso alla Corte Penale Internazionale (Cpi) e alla Corte Internazionale di Giustizia (Cig) per “internazionalizzare” il conflitto israelo-palestinese.
Tra i nodi critici sollevati dagli Stati Uniti figurano inoltre la ricerca di un riconoscimento unilaterale dello Stato di Palestina — in aperta rottura con il negoziato diretto — e le polemiche legate ai sussidi finanziari erogati alle famiglie dei detenuti e delle vittime, che Washington continua a denunciare come una forma di glorificazione della violenza.
Una frattura profonda con la comunità internazionale
La decisione della Casa Bianca accentua il divario tra la diplomazia statunitense e gran parte della comunità internazionale. Basti pensare che lo scorso anno ben 142 Stati membri dell’ONU hanno formalmente riconosciuto lo Stato di Palestina, a seguito della conferenza sul modello “due popoli, due Stati” co-presieduta da Francia e Arabia Saudita.
Il contesto sul campo resta drammaticamente teso. Nella Cisgiordania occupata, le violenze perpetrate dai coloni israeliani sono notevolmente aumentate negli ultimi mesi. Dall’inizio del conflitto scatenato dagli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, la Cisgiordania ha registrato la morte di almeno 1.109 palestinesi, tra combattenti e civili, secondo i dati diffusi dal ministero della Salute palestinese e ripresi dalle agenzie internazionali.
