(AGENPARL) - Roma, 22 Agosto 2026 - L’Iran ha espresso una ferma condanna ufficiale nei confronti dei piani delineati da Washington per l’introduzione di nuove sanzioni economiche, una mossa che promette di aggravare ulteriormente la crisi della Repubblica islamica e di inasprire le tensioni con i suoi principali partner commerciali internazionali.
Il giro di vite di Washington e la pressione sui partner commerciali
A circa sei mesi dall’inizio degli attacchi aerei condotti congiuntamente da Stati Uniti e Israele lo scorso 28 febbraio, il quadro della sicurezza regionale rimane in una fase di stallo conflittuale, privo di reali spiragli diplomatici. In questo scenario, il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent si appresta a varare un nuovo pacchetto di restrizioni, preannunciando quelle che l’amministrazione definisce come le sanzioni più severe della storia contro Teheran.
Il piano americano mira esplicitamente a colpire la rete di supporto economico e commerciale iraniana, accendendo i riflettori su attori chiave come la Cina. Secondo i dati della società di analisi Kpler relativi al 2025, Pechino assorbe oltre l’80% del greggio esportato da Teheran. Di fronte alle richieste di isolare la Repubblica islamica avanzate da Washington — con l’avvertimento esplicito del presidente Donald Trump contro chiunque offra un’ancora di salvezza economica al Paese — il governo cinese continua a opporre una linea di cautela, invocando la priorità della diplomazia.
La risposta di Teheran: asse politico e deterrenza militare
La replica iraniana non si è fatta attendere né sul piano formale né su quello strategico. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha bollato le imminenti sanzioni secondarie come un’illegittima “affermazione di sovranità extraterritoriale” rivolta contro Stati membri indipendenti delle Nazioni Unite, sottolineando che tali misure sono prive di qualsiasi fondamento nel diritto internazionale.
Sul versante della deterrenza e della cooperazione militare, Teheran continua a rinsaldare i propri canali strategici bilaterali, a partire dal consolidato asse di fornitura e cooperazione militare con la Russia. Per ribadire la propria capacità di resistenza, la televisione di stato ha trasmesso le immagini di un impianto sotterraneo per la produzione di missili balistici, evidenziando come i siti produttivi abbiano incrementato standard qualitativi e quantitativi nonostante i pesanti bombardamenti subiti nei mesi precedenti.
Lo Stretto di Hormuz e il collasso della logistica petrolifera
Il vero epicentro della crisi resta tuttavia lo Stretto di Hormuz, dove il traffico marittimo ha subito un arresto quasi totale. Con il blocco di fatto delle navi iraniane nei porti di origine e le minacce di Teheran di colpire qualsiasi petroliera non autorizzata in transito, i volumi del greggio globale sono precipitati.
I dati di tracciamento evidenziano una situazione di paralisi: giovedì scorso sono transitate appena quattro navi mercantili, escludendo totalmente i grandi vettori di greggio e i carichi di gas naturale liquefatto. In questo scenario di fortissima restrizione, l’unica eccezione rilevante è rappresentata dai permessi speciali concessi da Teheran a un contingente limitato di petroliere irachene, un’istanza prioritaria avanzata da Baghdad durante la visita ufficiale del presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf.
Dati alla mano, il segretario all’Energia degli Stati Uniti Chris Wright ha confermato che l’assistenza logistica e militare americana ha permesso di traghettare attraverso lo stretto una media di appena 8 milioni di barili al giorno. Un tonfo verticale se confrontato con gli oltre 20 milioni di barili giornalieri movimentati prima dello scoppio del conflitto (pari a circa un quinto del consumo mondiale).
Il baricentro si sposta a Nord: la partita del Mar Caspio
Mentre il Golfo Persico resta ostaggio della crisi e della tenaglia occidentale, l’Iran sta cercando di riposizionare i propri assi strategici ed economici guardando a nord. Sulla scia delle recenti dichiarazioni del viceministro degli Esteri e rappresentante speciale per gli affari del Caspio, Kazem Gharibabadi, Teheran ha ribadito con forza che la sicurezza del Mar Caspio è un’esclusiva responsabilità endogena dei Paesi rivieraschi, escludendo tassativamente qualsiasi presenza militare di potenze extra-regionali.
In un momento di isolamento e di stringente pressione economica, la valorizzazione del bacino del Caspio e la spinta verso nuovi accordi di cooperazione con i vicini rappresentano per la Repubblica islamica la chiave di volta per costruire un sistema di traffici e alleanze alternativo ai diktat di Washington.
