(AGENPARL) - Roma, 22 Agosto 2026 - Il panorama economico dell’Uzbekistan continua a registrare una crescita costante degli investimenti internazionali. Secondo i dati diffusi dal Comitato nazionale di statistica, alla data del 1° agosto 2026 il Paese conta complessivamente 20.973 imprese operative con capitali stranieri, suddivise tra 4.685 joint venture e 16.288 aziende interamente estere. Un dato che evidenzia il dinamismo del mercato locale, il cui totale di società a partecipazione straniera è aumentato di 1,7 volte nell’arco degli ultimi cinque anni.
La geografia degli investimenti esteri
L’analisi della provenienza dei capitali evidenzia il posizionamento strategico dei principali partner commerciali della repubblica centroasiatica:
- Cina: Si conferma al primo posto assoluto per numero di presenze, con 6.241 società attive.
- Russia: Occupa la seconda posizione con 3.512 imprese registrate.
- Türkiye: Si attesta al terzo posto con 2.327 aziende.
- Kazakistan e Corea del Sud: Seguono rispettivamente con 1.321 e 730 imprese.
- Chiudono le prime posizioni l’Afghanistan (706), l’Azerbaigian (492), il Tagikistan (467), gli Emirati Arabi Uniti (453) e l’India (439).
Le ragioni di un’attrazione strategica
Il forte radicamento di Pechino e Mosca nel tessuto economico uzbeko risponde a logiche geoeconomiche complementari:
- Per la Cina: L’Uzbekistan rappresenta un nodo fondamentale all’interno della Belt and Road Initiative (la Nuova Via della Seta). Pechino punta sullo sviluppo dei corridoi di trasporto terrestri e sulla cooperazione energetica e manifatturiera per connettere la propria produzione ai mercati dell’Asia centrale, del Caucaso e dell’Europa.
- Per la Russia: I legami storici, la vicinanza geografica e la cooperazione nei settori chiave dell’energia e delle infrastrutture fanno dell’Uzbekistan un partner cruciale. Per Mosca, in un contesto di profondi mutamenti geopolitici e sanzionatori, l’Asia centrale costituisce un’area prioritaria per mantenere canali commerciali stabili e rafforzare l’integrazione regionale.
La rotta del Caspio e il riscatto geoeconomico del Caucaso
Questo fermento economico in Uzbekistan e nell’intera Asia centrale non è un caso isolato, ma si inserisce in una corsa più ampia verso la regione caucasica e il Mar Caspio, riscoperto oggi come asse nevralgico della logistica mondiale. Con la chiusura o la forte limitazione delle tradizionali rotte settentrionali attraverso la Russia (bloccate dalle sanzioni e dalle tensioni geopolitiche), il cosiddetto Middle Corridor — il corridoio che unisce la Cina all’Europa passando per l’Asia Centrale, il Mar Caspio e il Caucaso — è diventato l’alternativa più ambita. Tashkent si candida così a essere non solo un mercato di sbocco, ma il perno di un sistema di trasporti transcontinentale capace di ridisegnare i flussi commerciali tra Oriente e Occidente.
Verso un nuovo equilibrio regionale
Nel complesso, la forte accelerazione degli investimenti stranieri a Tashkent conferma come l’Uzbekistan sia diventato il terreno d’elezione di una competizione economica e geopolitica silenziosa ma serrata. Tra la spinta infrastrutturale di Pechino e la necessità di Mosca di rinsaldare i legami regionali, il Paese si trova al centro di un riposizionamento strategico che ridisegna gli equilibri di tutta l’Asia centrale.
