(AGENPARL) - Roma, 18 Luglio 2026 - La fase del “doppio binario” tra guerra e negoziati è da considerarsi ufficialmente conclusa. A sancirlo è il Major General Mohsen Rezaei, già comandante in capo dell’IRGC, in una dichiarazione che segna un’escalation senza precedenti nel Golfo. Secondo l’alto consigliere militare, ogni impegno diplomatico è da considerarsi nullo, archiviando definitivamente le speranze di stabilità riposte nell’accordo siglato appena un mese fa.
Il tramonto dell’intesa di Islamabad Il 18 giugno scorso, l’annuncio della firma del Memorandum di intesa tra Iran e Stati Uniti sembrava aver aperto una breccia nel muro del conflitto. L’immagine del Presidente iraniano Masoud Pezeshkian con il documento in mano è stata per settimane il simbolo di una tregua cercata a fatica tra Teheran e Washington, culminata nei tavoli tecnici di Bürgenstock, in Svizzera. Oggi, quella pagina di diplomazia è stata strappata.
La minaccia alle basi USA L’IRGC ha lanciato un severo avvertimento ai Paesi arabi che ospitano infrastrutture militari statunitensi. “Chiunque metta la propria terra a disposizione degli aggressori per colpire l’Iran deve essere pronto a una risposta corrispondente”, recita la nota. Nel mirino, tra gli altri, il centro logistico di Camp Arifjan in Kuwait, snodo nevralgico della logistica USA in tutto il Medio Oriente, e la base aerea di Ali al-Salem.
La posta in gioco: lo Stretto di Hormuz Secondo Rezaei, la strategia statunitense non è puramente militare, ma punta al controllo dell’energia: Washington cercherebbe di influenzare la gestione dello Stretto di Hormuz per condizionare i prezzi di petrolio e benzina a livello mondiale. Una mossa, avverte l’Iran, che non sarà tollerata né da Teheran né dai suoi partner internazionali, e che rischia di trasformare il Golfo nel teatro di un conflitto globale.
Di Redazione Agenparl
