(AGENPARL) - Roma, 18 Luglio 2026 - Amman – In un momento di altissima tensione regionale, il ministro degli Esteri giordano, Ayman Safadi, ha rotto il silenzio definendo la posizione del Regno nel complesso scacchiere mediorientale. Durante una sessione all’Aspen Security Forum, il capo della diplomazia giordana ha smentito categoricamente la presenza di basi statunitensi nel Paese, respingendo le narrazioni che vorrebbero Amman come una pedina nel conflitto tra Washington e Teheran.
Sovranità e cooperazione
Safadi ha precisato che la presenza di forze statunitensi sul suolo giordano non è legata all’apertura di basi militari permanenti, ma rientra esclusivamente in un accordo di cooperazione difensiva mirato alla lotta al terrorismo, nel pieno rispetto della sovranità nazionale. Il ministro ha espresso ferma condanna per gli attacchi iraniani contro il Regno e i Paesi del Golfo, definendoli “privi di giustificazione” e chiedendo a Teheran di rispettare i principi di non interferenza negli affari interni degli Stati arabi.
La linea giordana: tra diplomazia e soluzioni regionali
Il Ministro ha delineato una strategia chiara per uscire dalla spirale di violenza, ponendo l’accento su alcuni punti fermi:
- De-escalation: Appello al cessate il fuoco tra Washington e Teheran e ritorno alla diplomazia.
- Questione Palestinese: Richiesta di attuare il piano USA per Gaza per fermare la catastrofe umanitaria e difesa della soluzione “a due Stati”.
- Libano: Pieno sostegno alla sovranità libanese e richiesta di ritiro israeliano dai territori occupati.
- Critica a Israele: Accusa diretta al governo israeliano, reo di rifiutare la soluzione a due Stati senza offrire alcuna alternativa concreta, alimentando così l’instabilità regionale.
“La Giordania non è parte del conflitto”, ha ribadito Safadi, sottolineando come la stabilità regionale possa passare solo attraverso un rispetto reciproco che, al momento, appare lontano.
