(AGENPARL) - Roma, 18 Luglio 2026 - OGGI IL FALLIMENTO DELLA GLOBALIZZAZIONE NEOLIBERISTA È SOTTO GLI OCCHI DI
TUTTI"
"La storia ha dato ragione a chi, nel luglio del 2001, scese in piazza a
Genova per contestare il modello di globalizzazione neoliberista. Quello
che allora veniva liquidato come estremismo si è rivelato una straordinaria
capacità di leggere il futuro". Lo dichiara Giovanni Barbera, della
Direzione nazionale di Rifondazione Comunista, in occasione del
venticinquesimo anniversario del G8 di Genova.
"A Genova non ricordiamo soltanto una delle pagine più drammatiche della
storia democratica del nostro Paese, segnata dall'uccisione di Carlo
Giuliani, dall'irruzione alla scuola Diaz e dalle torture di Bolzaneto.
Ricordiamo soprattutto un movimento che denunciava con anni di anticipo la
finanziarizzazione dell'economia, il potere delle multinazionali, la
privatizzazione dei beni comuni, la devastazione ambientale e un modello di
sviluppo fondato sul profitto a ogni costo."
"Oggi, dopo la crisi finanziaria globale, il ritorno della guerra come
strumento ordinario delle relazioni internazionali, l'emergenza climatica e
l'aumento delle disuguaglianze, è evidente che quelle analisi erano
tutt'altro che ideologiche."
"Rifondazione Comunista fu parte integrante di quella straordinaria
mobilitazione, scegliendo di stare al fianco di movimenti, associazioni,
sindacati e reti sociali che chiedevano un mondo più giusto, più
democratico e più solidale. Una scelta di cui continuiamo a essere
orgogliosi."
"Genova rappresentò anche uno spartiacque sul piano dei diritti
democratici. La risposta repressiva dello Stato non colpì soltanto migliaia
di manifestanti, ma lanciò un messaggio inquietante a chiunque mettesse in
discussione l'ordine economico dominante. È una lezione che non possiamo
dimenticare, soprattutto oggi, mentre assistiamo a un crescente tentativo
di criminalizzare il dissenso sociale e di comprimere gli spazi della
partecipazione democratica."
"Il modo migliore per ricordare Genova non è la commemorazione rituale, ma
raccoglierne l'eredità politica. Di fronte al riarmo, alle guerre,
all'aumento delle disuguaglianze e alla crisi climatica, quella parola
d'ordine – 'Un altro mondo è possibile' – non appartiene al passato:
rappresenta ancora oggi una necessità politica e una sfida per chiunque
voglia costruire un'alternativa fondata sulla pace, sulla giustizia
sociale, sulla democrazia e sulla tutela dei beni comuni."