(AGENPARL) - Roma, 7 Luglio 2026 - In un’intervista a Eunews, l’eurodeputata Morace (M5S) denuncia i doppi standard della FIFA: “Ingerenze politiche e silenzio su Gaza. Il sistema è in crisi”
Lo sport come “terra di nessuno”, spazio neutrale di dialogo tra nazioni, sembra essere ormai un lontano ricordo. A denunciarlo con forza è Carolina Morace, eurodeputata del Movimento 5 Stelle e già figura iconica del calcio internazionale. In un’intervista rilasciata a Eunews, l’ex calciatrice e allenatrice – ora impegnata nelle commissioni Affari costituzionali e Diritti delle donne a Strasburgo – traccia un bilancio impietoso della gestione attuale dello sport mondiale, con il mirino puntato dritto verso i vertici della FIFA.
Il precedente pericoloso di Donald Trump
Al centro della polemica c’è la lettera firmata da un gruppo di eurodeputati, tra cui la stessa Morace, per chiedere chiarezza sulle recenti dinamiche interne alla Federazione calcistica mondiale. L’episodio scatenante è il cosiddetto “caso Balogun”, relativo a un calciatore statunitense prima squalificato e poi riabilitato in seguito all’intervento diretto del presidente USA, Donald Trump.
“È la prima volta che un capo di Stato interviene con tale forza su una competizione globale”, osserva l’eurodeputata. “Il calcio ha sempre rivendicato la propria autonomia dalla politica, ma il precedente creato da Trump è pericoloso e mina alla base la credibilità di tutto il sistema, che ne esce profondamente screditato”.
La critica ai “doppi standard”
La riflessione di Morace si allarga però a una questione di sistema, quella che definisce una politica di “doppi standard” adottata dalla FIFA. Secondo l’esponente M5S, l’esclusione di Russia e Bielorussia dalle manifestazioni internazionali — giustificata con la necessità di isolare nazioni belligeranti — stride violentemente con l’accoglienza riservata ad altri Paesi.
“Sport e cultura dovrebbero rimanere canali di dialogo aperti, non armi di propaganda”, sostiene Morace. “Ma se si sceglie di escludere qualcuno, allora bisogna essere coerenti. Non si può ignorare il comportamento di Israele, che partecipa regolarmente agli eventi sportivi nonostante le politiche attuate a Gaza”. L’eurodeputata non usa mezzi termini, definendo la situazione nella Striscia un “genocidio” e puntando il dito contro il supporto degli Stati Uniti.
La gestione dei grandi eventi e il ruolo dell’Europa
La posizione di Morace non risparmia nemmeno le scelte fatte in seno all’Unione Europea, ad esempio in merito alla Biennale di Venezia. La contrarietà dell’UE alla presenza russa è, a suo avviso, un errore di impostazione: “Nello sport e nella cultura ci sono avversari, non nemici da annientare. Israele, invece, passa per l’unica democrazia del Medio Oriente, nonostante anni di azioni di pulizia etnica”.
Verso un nuovo monitoraggio
Sebbene lo sport rimanga una competenza nazionale e non direttamente europea, Morace sottolinea come il Parlamento di Strasburgo non intenda restare a guardare. Il prossimo passo potrebbe essere un’istanza ufficiale al comitato etico della FIFA per chiedere conto delle scelte di Infantino.
Un confronto, quello tra il passato e il presente della governance sportiva, che porta l’eurodeputata a una riflessione amara: “La reputazione della FIFA è compromessa. Paradossalmente, guardando alla storia, si può dire che per il calcio femminile Blatter fece molto più di quanto stia facendo Infantino oggi”.
Un’affermazione che chiude il cerchio su una visione del calcio — e dello sport in generale — che, secondo Morace, ha smarrito la propria missione originaria, sacrificando l’etica sull’altare della geopolitica.
