(AGENPARL) - Roma, 30 Luglio 2026 - Immigrazione, scontro frontale tra Roma e Madrid: Meloni, Tajani e Salvini aprono alla sospensione del trattato europeo. Dura replica del governo spagnolo
Un’improvvisa ondata migratoria nell’exclave spagnola di Ceuta, nel Nord Africa, ha scatenato un vero e proprio caso diplomatico tra Roma e Madrid. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i ministri Antonio Tajani e Matteo Salvini si sono detti favorevoli a una misura straordinaria e dirompente: la sospensione del Trattato di Schengen nei confronti della Spagna.
La mossa, che comporterebbe il ripristino dei controlli alle frontiere, arriva dopo le “immagini impressionanti” arrivate da Ceuta, dove migliaia di migranti provenienti dal Marocco hanno varcato i confini.
Il fronte italiano: “Minaccia per la sicurezza” Da Palazzo Chigi la linea è netta. La premier Giorgia Meloni ha definito l’immigrazione clandestina fuori controllo “una minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei”, confermando l’apertura a strumenti straordinari. Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che su X ha definito la scelta del governo di Madrid di regolarizzare oltre 500mila immigrati “profondamente sbagliata e un incentivo al traffico di esseri umani”. Un giudizio condiviso anche dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che ha bollato come “doveroso” lo stop a Schengen.
La furia di Madrid: convocato l’ambasciatore La reazione della Spagna non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha definito le parole di Roma un “messaggio inappropriato da parte del ministro degli Esteri di un Paese partner e amico, dal quale ci aspettiamo solidarietà europea e non demagogia di parte”, annunciando l’immediata convocazione dell’ambasciatore italiano per la giornata di domani.
Cosa prevede il Trattato di Schengen La sospensione dello spazio Schengen è regolata dall’articolo 25 del trattato stesso, che la definisce una “misura di extrema ratio” residuale. Può essere attivata in via eccezionale in presenza di una “minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna”, consentendo di ripristinare i controlli per un periodo limitato di trenta giorni (prorogabile in casi estremi fino a un massimo complessivo di sei mesi), previa notifica immediata alle istituzioni europee e agli altri Stati membri.
