(AGENPARL) - Roma, 6 Luglio 2026 - Il vertice NATO di Ankara segna il momento della verità per la classe dirigente europea. Le vecchie certezze novecentesche – l’atlantismo fideistico e l’asse immutabile franco-tedesco – si sono sciolte. Al loro posto, Bruxelles deve imparare a gestire una “geometria variabile” basata non più su ideologie condivise, ma su interessi contingenti e alleanze di scopo.
Oltre i proclami: l’Europa ad Ankara
Il summit turco non sarà una passerella, ma un test di resilienza politica. L’Europa che si presenta al tavolo deve dimostrare di saper operare in un contesto dove:
- Il pragmatismo detta l’agenda: Bruxelles deve distinguere nettamente tra l’impianto militare dell’Alleanza e la politica personalistica della presidenza Trump, che rende ogni impegno preso potenzialmente reversibile.
- La stabilità ucraina è una variabile critica: Le fratture politiche interne a Kyiv e la complessità di un conflitto che spesso scivola in regolamenti di conti privati mettono a dura prova la tenuta del supporto europeo.
- L’asimmetria diventa risorsa: Il riavvicinamento tra leader distanti come Meloni e Macron dimostra che l’Europa sta cercando di fare di necessità virtù, sfruttando l’utilità reciproca per evitare l’irrilevanza nel nuovo scacchiere globale.
Una mutazione necessaria
Il rapporto Draghi sulla competitività ha già suonato il campanello d’allarme: senza investimenti di scala, l’Europa rischia una lenta agonia economica e politica.
Non c’è più spazio per le comfort zone del passato. La strategia europea ad Ankara dovrà misurarsi su fatti concreti, non su dichiarazioni di intenti. Per l’Unione, questo vertice è il momento in cui decidere se salire sul treno della nuova realtà geopolitica o restare a guardare. Come suggerito dagli osservatori, ‘the proof of the pudding is in the eating’: la validità di questo nuovo corso europeo si misurerà soltanto provandolo sul campo
