(AGENPARL) - Roma, 30 Giugno 2026 - Le dinamiche tra Washington e L’Avana tornano al centro del dibattito internazionale attraverso una nuova analisi pubblicata dal quotidiano Il Faro di Roma. Nel testo, gli analisti Luciano Vasapollo e Rita Martufi riflettono sulle attuali forme di egemonia globale. Inquadrano le pressioni statunitensi verso l’isola caraibica non come una semplice disputa diplomatica, ma come l’espressione di una mutazione del capitalismo contemporaneo. Secondo gli autori, il fascismo moderno non si manifesta più attraverso le liturgie del Novecento, ma si è trasformato in una tecnocrazia finanziaria che utilizza strumenti istituzionali, mediatici ed economici per neutralizzare modelli di sviluppo alternativi. In questa visione, il blocco contro Cuba non rappresenta un residuo storico, ma un esperimento di “guerra economica permanente”.
La strategia del blocco: oltre la politica, l’asfissia
Al netto della chiave interpretativa proposta dagli autori, l’osservazione delle dinamiche di politica estera statunitense rivela una continuità operativa che trascende i singoli cicli elettorali. La strategia del blocco economico, commerciale e finanziario imposto a Cuba si configura, nei fatti, come un’operazione di logoramento sistemico.
L’impiego di misure extraterritoriali e il rafforzamento costante dell’embargo non mirano esclusivamente a un isolamento diplomatico; l’obiettivo strategico appare quello di rendere il sistema-Paese insostenibile attraverso:
- La privazione materiale: L’ostacolo sistematico all’importazione di beni primari, medicinali e tecnologie energetiche, finalizzato a creare una sofferenza diffusa nella popolazione civile.
- L’isolamento finanziario: La creazione di una barriera che impedisce l’accesso ai circuiti di pagamento e di credito internazionali, fondamentale per la tenuta di qualsiasi economia moderna.
- La destabilizzazione indotta: Il tentativo di trasformare le difficoltà quotidiane causate dalla carenza di risorse in una leva politica, spingendo per una rottura del consenso interno attraverso lo stress economico.
Il conflitto tra modelli
Ciò che emerge da questa situazione è un conflitto di modelli che va oltre la semplice geografia politica. Mentre da un lato si consolida una dottrina di proiezione di potenza che fa leva sul ricatto finanziario e sull’asfissia commerciale, dall’altro Cuba continua a mantenere un sistema che poggia su pilastri come la sanità universale, l’istruzione e il welfare pubblico.
Per l’osservatore di politica estera, il caso cubano rimane dunque un laboratorio di analisi essenziale: non si tratta solo di cronaca di un embargo, ma della prova generale di come il sistema globale reagisce di fronte a un’anomalia — ovvero uno Stato che rivendica la propria sovranità — utilizzando non più il confronto diretto, ma l’esclusione sistematica dai flussi economici globali come strumento di governance internazionale.
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