(AGENPARL) - Roma, 30 Giugno 2026 - ROMA, 30 giugno – "Stavo cercando la parola merito in questo provvedimento, ma non l'ho trovata. Non c'è nel titolo, non c'è nel testo, c'è solo nei comunicati stampa del Governo. Ci parlano di merito mentre stanno mettendo in piedi un sistema dove non c'è trasparenza, i giudizi non sono motivati, le regole non sono chiare. Questo provvedimento rende più semplice una pratica vecchia come il mondo: la raccomandazione, l'amichettismo. Infatti, sono stati respinti tutti i nostri emendamenti che servivano proprio a garantire che le valutazioni del merito avessero basi solide. Faccio un esempio: è giusto che un funzionario entrato per concorso possa crescere dentro l'amministrazione, il problema è come questa legge decide chi da funzionario può diventare dirigente. L'esame resta, ma accanto a quell'esame è previsto un colloquio esperienziale, attitudinale e motivazionale. C'è quindi il rischio che si esamini non quanto sai ma quanto piaci al capo. La pubblica amministrazione non è un'azienda privata, non ha un padrone da compiacere: ha cittadini da servire. Passando a un altro punto critico: il punteggio apicale potrà andare al massimo a trenta lavoratori su cento e il riconoscimento di eccellenza al massimo al 20% di quei trenta. Quindi il Governo decide quante persone lavorano bene prima ancora di sapere come hanno lavorato. Non voglio negare che ci sia un problema: oggi i voti sono tutti alti e c'è qualcosa che non va. Ma quando un termometro è guasto non si misura la febbre per legge: si aggiusta il termometro. Inoltre, il premio in denaro legato ai risultati dipende dal punteggio, ma se il punteggio pieno può andare solo a tre lavoratori su dieci, si sta dicendo che non tutti possono raggiungere i premi legati ai risultati. E chi sceglie i tre su dieci? Sempre lui: il capo. Per chiudere il cerchio manca un solo tassello: togliere di mezzo chi dovrebbe controllare. Infatti questa legge mette a tacere gli organismi indipendenti di valutazione: i loro pareri non saranno più vincolanti e i loro presidenti saranno di nomina politica, guarda un po'. Questo provvedimento non è merito, è raccomandazione; non è valutazione, è numero chiuso; non è indipendenza, è obbedienza al capo".
Lo ha detto il senatore Roberto Cataldi, capogruppo M5S in commissione Affari Costituzionali, nella dichiarazione di voto sul ddl Sviluppo carriera dirigenziale e valutazione performance del personale delle pubbliche amministrazioni.
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