(AGENPARL) - Roma, 30 Giugno 2026 - Arrestato imprenditore caporale in Romagna. Reclutava lavoratori immigrati
da impiegare in agricoltura per 5 euro ad ora. I lavoratori venivano
trasportati sulle aziende con furgoni pericolosamente sovraccarichi come
storicamente hanno fatto i caporali con le braccianti pugliesi. Dal Nord al
Sud la condizione dei lavoratori stranieri e delle italiane in agricoltura
è basata sullo sfruttamento ed in alcuni casi si esercita la riduzione in
schiavitù, specie se si tratta di lavoratori immigrati. La violazione di
ogni regola, dei contratti nazionali di lavoro, che per altro andrebbero
adeguati al costo della vita, è diventata sistematica. Nelle immense
piantagioni agricole ai sindacalisti viene impedito di entrare per parlare
con i lavoratori. Possono farlo le forze dell'ordine e gli ispettori del
lavoro, il cui numero è troppo esiguo. Le risorse per assumere i 6000 che
sarebbero necessari, ovviamente nessuna manovra le mette in bilancio.
Eppure, questi possono verificare la legalità dei rapporti di lavoro, far
punire gli sfruttatori e risarcire i lavoratori applicando le tariffe
contrattuali. Ne beneficerebbe anche il fisco. La legge che individua la
responsabilità delle aziende in materia di uso del caporalato esiste da
anni. Lo stato deve semplicemente applicarla, facendola rispettare
integralmente.
Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
