(AGENPARL) - Roma, 26 Giugno 2026 - Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui
Un'installazione agita, composta di otto arti artificiali, che svela su cosa poggia oggi un tavolo della diplomazia e del compromesso: sugli arti di persone che li hanno persi per sempre.
L'Iniziativa prodotta e organizzata da Mismaonda e promossa dall'eurodeputato Marco Tarquinio, membro del Gruppo S&D svolgerà presso il Parlamento Europeo di Bruxelles il 30 giugno alle ore 18 e riunirà esponenti delle istituzioni europee, del mondo accademico e delle organizzazioni impegnate nella promozione della pace e dei diritti umani.
A partire dalle 18.45 nella sala ASP 3H1 ci sarà un incontro con i partecipanti al "tavolo delle trattative"
A sedere al tavolo delle trattative a Bruxelles, all'interno del Parlamento Europeo:
Alessandro Bergonzoni – Artista
Farian Sabahi – Storica e scrittrice
Bernardito Auza – Arcivescovo, Nunzio Apostolico presso l'UE
Gabriele Nissim – Presidente Fondazione Gariwo
Izzeddin Elzir, Imam di Firenze
Bergonzoni officerà la performance e gli astanti saranno parte dell'azione di immedesimazione.
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«Vorrei aver le gambe!». Un anno fa ho rivolto questa richiesta a Emergency. Me le hanno fatte avere: arti artificiali provenienti da un lavoro quotidiano di cura nei territori segnati dalla guerra.
Da quel gesto è nato Il Tavolo delle Trattative: un'opera che trasforma una mutilazione in una possibilità di incontro, confronto e pace.
Da tempo volevo realizzare un'opera, un'installazione artistica per "unire", appunto, arti ad arte, per trasformare mutilazioni in azioni, un gesto, un simbolo di quanto stava accadendo e continua ad accadere nel mondo: dal Kurdistan all'Iraq, dall'Ucraina alla Palestina, dal Libano al Mozambico, fino alle tante guerre spesso dimenticate che continuano a ferire intere popolazioni (più di cinquanta conflitti, per i quali auspico e propongo l'esposizione nelle città di tutti i vessilli dei paesi coinvolti, bandiera arcobaleno e bianca compresa, perché non è una resa, ma rende, cioè restituisce l'idea di dignità, anche a chi non vuole più uccidere né sacrificare in maggior parte i civili, per qualsiasi ragione o torto subito).
Virtualmente, e spero non solo, questo tavolo deve stare in tutti i "teatri" di guerra, dove l'unico pubblico che c'è spesso è lontano migliaia di chilometri e sta a guardare più o meno impotente, o peggio ancora è pubblico pagante, cioè che, connivente, foraggia e alimenta con armi e mezzi di ogni genere quel palco dove gli attori continuano a morire a estinguersi e a soffrire, come lo stesso copione che recita: colonizzare, conquistare, invadere, profanare, bombardare, con fierezza direi atomica! Ecco perché ho pensato a un tavolo, anche "anatomico", delle trattative, per poter sedercisi attorno e cominciare un'operazione quasi clinica: "sviscerare", analizzare, osservare e studiare macroscopicamente e microscopicamente, come accordarsi, cominciare a smettere di ripetere all'infinito il sabba della guerra, stregati dagli eccidi fin dall'inizio del mondo. Per iniziare una "rievoluzione" sovrumana che possa portare al di là di ogni conflitto etnico religioso economico, attraverso la pace, che è soprattutto mezzo, non solo meta: il fine ultimo è una rinascita dell'universo (e con la parola verso chiedo, oltre all'arte, "maidellaguerra", anche alla poesia, di riscrivere ben altri spartiti, testi, teste e concordati). Trattative che, per chi ci si siederà attorno, poggiano materialmente su "arti" artificiali: quelli dei tanti chi, che le gambe le hanno perdute per sempre, ma che nonostante tutto "sostengono", metaforicamente e simbolicamente oltre che architettonicamente, proprio il peso dell'appoggiarvisi, intavolando compromessi, diplomazia, scambio di idee e strategie altre (non solo geopolitiche, ma antropologiche, filosofiche e spirituali). Sono coloro che vorranno, dovranno e sapranno imprimere (in primis), nuova energia vitale alla terra, ai suoi abitanti, spaesati e non, immigrati dell'obbligo in fuga dalle guerre, e che rischiano ancora la vita a forza di non essere salvati, anneganti o allo stremo, conosciuti o sconosciuti ai più: purché quei più non si trasformino ancora e sempre in croci. Sul tavolo terrò una conferenza stampa, aperta e pubblica, su quest'installazione: una specie di vernissage, per capire di cosa si tratta quando inizia una trattativa, e di come si dovrebbero trattare le popolazioni, la terra e il pianeta tutto, maltrattati. Una visione che svela tutti i moventi d'arti e d'arte, antimorti e antimorenti: pace, diritti, non violenza e anche vera e propria "diserzione" dall'essere "umano" (ancora incapace di "sovrumano"), se "uomo" ora è soprattutto chi, attaccando o difendendosi, perde l'unica infinita dimensione del bene, dell'altro, del limite, e nella dismisura perpetrare crimini fino al demoniaco, contro ogni essenza del sacro, di vita, considerata ormai pari al nulla.
L'essere super potenze, titolari unici della giustizia migliore o dell'appartenenza a una genia perfetta, terroristi o governi di sfondamento e conquista, multinazionali o industriali delle armi, dittatori o democratici sostenitori della rappresaglia benedetta da un qualsiasi Dio, finanza compresa, dovrebbero finire d'essere l'alibi, le "ragioni" o i "torti": credo che su questo tavolo, vadano analizzati, a cuore aperto dalle nostre anime, ad arte, non solo dai grandi o minuscoli della terra. Da noi che siamo gli esseri primi e ultimi curatori della terra, anzi dal cosmo, ereditato, in natura. Ogni natura.
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