(AGENPARL) - Roma, 26 Giugno 2026 - Nel contesto europeo della radioprotezione, l’Italia continua a distinguersi per un impianto normativo solido e pienamente allineato alla Direttiva 2013/59/Euratom, recepita attraverso il Decreto legislativo 31 luglio 2020, n. 101, che rappresenta oggi uno dei quadri regolatori più completi dell’Unione. Il documento HERCA dedicato al graded approach conferma che il nostro Paese ha adottato un modello maturo, capace di coniugare rigore tecnico, vigilanza indipendente e proporzionalità del rischio, in un momento storico in cui la protezione nucleare torna al centro dell’agenda europea.
L’Italia, pur non avendo centrali nucleari attive, è oggi impegnata su più fronti: il decommissioning degli impianti dismessi, la gestione dei rifiuti radioattivi, la sicurezza delle sorgenti utilizzate in medicina e industria, la protezione dei lavoratori e della popolazione, e la preparazione alle emergenze radiologiche. A ciò si aggiunge, nel 2026, il dibattito nazionale sul deposito unico dei rifiuti radioattivi, con la pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Idonee (CNAI) e l’avvio della fase di consultazione pubblica, che ha riportato la protezione nucleare al centro dell’attenzione politica e territoriale.
In questo scenario, il ruolo dell’ISIN – Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione è diventato ancora più strategico. L’Autorità, pienamente operativa e rafforzata negli ultimi due anni, rappresenta l’Italia nei consessi europei e internazionali, coordina la vigilanza sugli impianti in disattivazione, supervisiona la gestione delle sorgenti radioattive e garantisce l’applicazione uniforme del D.Lgs. 101/2020. L’approccio italiano alla radioprotezione si basa su una chiara distinzione tra funzioni strategiche e operative: l’Esperto di Radioprotezione (che ha sostituito l’ex Esperto Qualificato) svolge un ruolo di consulenza avanzata, mentre le figure interne alle strutture sanitarie e industriali assicurano l’attuazione quotidiana delle misure di sicurezza.
Il confronto con altri Paesi europei, come emerge dal documento HERCA, evidenzia differenze significative. La Francia ha sviluppato un sistema estremamente articolato, con organismi interni ed esterni certificati, poli di competenza nei grandi impianti e, dal 2028, una distinzione formale tra RPE e RPO. La Germania ha scelto un modello opposto, fondendo i due ruoli in un’unica figura, lo Strahlenschutzbeauftragter, affiancato da esperti indipendenti che supportano l’autorità. La Finlandia applica il graded approach in modo molto coerente, basando il livello di coinvolgimento dell’esperto su categorie di esposizione e differenziando nettamente i requisiti formativi.
L’Italia si colloca in una posizione intermedia ma solida: più strutturata della Germania, meno frammentata della Francia, più normativamente definita della Finlandia. Il nostro Paese applica il graded approach in modo sistematico, modulando obblighi, formazione e responsabilità in funzione del rischio radiologico. Questo approccio è particolarmente rilevante nel 2026, anno in cui l’Europa discute il ritorno al nucleare di nuova generazione (SMR e AMR) e in cui la Commissione europea ha ribadito la necessità di rafforzare la cultura della sicurezza e la cooperazione tra Stati membri.
Sul fronte della protezione nucleare, l’Italia sta affrontando sfide cruciali: la definizione del sito per il deposito nazionale, l’aggiornamento dei piani di emergenza radiologica, la gestione delle sorgenti orfane e il rafforzamento della sicurezza fisica delle installazioni sensibili. In questo contesto, il sistema italiano di radioprotezione, fondato sul D.Lgs. 101/2020, rappresenta una base normativa e tecnica pienamente allineata agli standard europei e internazionali, capace di garantire un elevato livello di protezione anche in assenza di un programma nucleare civile attivo.
Il documento HERCA conferma che l’Italia non solo ha recepito la direttiva europea, ma ha costruito un modello che valorizza la competenza professionale, la vigilanza indipendente e la proporzionalità del rischio. Un modello che, nel 2026, si dimostra particolarmente attuale, in un’Europa che guarda al futuro del nucleare con rinnovato interesse e che richiede sistemi di radioprotezione robusti, armonizzati e capaci di rispondere alle nuove sfide tecnologiche e geopolitiche.
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Documento disponibile sul sito ufficiale HERCA: www.herca.org (Sezione: Publications → Information Papers)