(AGENPARL) - Roma, 25 Giugno 2026 - La riunione dei Ministri della Difesa della NATO, tenutasi a Bruxelles il 18 giugno 2026, ha segnato un passaggio cruciale. L’incontro ha preparato il terreno per il vertice di Ankara del 7-8 luglio. Secondo l’analisi della Prof.ssa Dott.ssa Aylin Ünver Noi, vicerettore dell’Università di Beykoz e specialista senior presso il CASSIS dell’Università di Bonn, non si è trattato di un semplice confronto tecnico. L’evento riflette una profonda trasformazione in atto nell’Alleanza.
Dal “2.0” al “3.0”: il ritorno al potere duro
L’agenda di Bruxelles ha evidenziato una transizione netta. La “NATO 2.0”, nata dopo la Guerra Fredda, si era focalizzata sulla gestione delle crisi, sulle operazioni di stabilità e sulle politiche di partenariato. Oggi, la dottrina “NATO 3.0” segna un ritorno al “potere duro” (hard power) e alla deterrenza convenzionale.
Questo nuovo corso impone cambiamenti tangibili:
- Revisione strategica: Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha annunciato la revisione della presenza militare americana in Europa. Il processo avverrà nei prossimi sei mesi, dopo consultazioni con il Congresso.
- Condivisione degli oneri: L’Alleanza richiede ai membri europei di assumersi maggiori responsabilità. Devono aumentare i bilanci per la difesa, come sottolineato frequentemente dal Segretario Generale Mark Rutte.
- Deterrenza nucleare: La sessione del Gruppo di pianificazione nucleare ha riaffermato il ruolo delle forze strategiche. Esse restano il pilastro della sicurezza alleata e la base della deterrenza ampliata.
- Capacità offensive: È stato formalizzato l’Accordo europeo di approccio a lungo raggio (ELSA). Francia, Germania, Italia, Polonia, Svezia e Regno Unito collaboreranno per sviluppare capacità offensive convenzionali a lungo raggio. L’iniziativa concretizza una decisione politica presa due anni fa.
Il posizionamento di Ankara: verso il vertice di Ankara
Il Ministro della Difesa turco, Yaşar Güler, ha delineato le priorità di Ankara a Bruxelles. Ha confermato la determinazione della Turchia: il Paese non vuole essere un semplice spettatore, ma un protagonista di questa nuova architettura di sicurezza.
I punti chiave dell’intervento del Ministro includono:
- Spesa per la difesa: La Turchia punta a raggiungere rapidamente l’obiettivo del 5% del PIL per la difesa. Il traguardo è supportato dai progressi nella localizzazione tecnologica dell’industria bellica nazionale.
- Sicurezza marittima: Ankara ha accolto con favore la riduzione della tensione tra Iran e Stati Uniti. Güler ha dichiarato la disponibilità turca a sostenere attività di sminamento nello Stretto di Hormuz. La Turchia può esportare l’esperienza acquisita nel contrasto alle mine nel Mar Nero durante il conflitto Russia-Ucraina.
- Impegno diplomatico: Oltre al supporto bilaterale e NATO all’Ucraina, la Turchia continua a promuovere iniziative diplomatiche per la pace. Si pone come un interlocutore indispensabile per la stabilità globale e la sicurezza energetica.
Una nuova era di sicurezza collettiva
Il vertice di Ankara (7-8 luglio 2026) si prospetta come un punto di svolta critico. La NATO sta evolvendo verso una struttura capace di decidere con maggiore rapidità. L’Alleanza punta a un alto livello di preparazione militare. In questo scenario, la Turchia si distingue per la sua posizione geostrategica, l’industria della difesa e l’esperienza operativa. I messaggi inviati da Bruxelles confermano che Ankara mantiene la pretesa di essere uno dei pilastri fondamentali della futura architettura di sicurezza occidentale.
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