(AGENPARL) - Roma, 19 Luglio 2026 - Il recente deterioramento del Memorandum d’intesa, che nelle intenzioni doveva sancire una tregua, ha trascinato il Medio Oriente in una spirale di ostilità che riporta alla mente le pagine più complesse della strategia USA in Medio Oriente. In merito a questa escalation, l’analista arabo Abdel Bari Atwan ha recentemente sottolineato come la rinnovata campagna militare statunitense rischi di trasformarsi in un “pantano strategico” di lungo periodo, richiamando dinamiche già osservate in altri teatri di guerra.
Il fallimento del modello di “Guerra Rapida”
La storia recente insegna che la dottrina del Pentagono — basata su una superiorità tecnologica schiacciante e sull’obiettivo di conflitti brevi e chirurgici — fatica a imporsi nel complesso scacchiere mediorientale. Secondo Atwan, il tentativo di Washington di imporre il proprio volere attraverso la forza si scontra oggi con l’opposizione di segmenti rilevanti dello stesso establishment militare americano, preoccupati dall’incoscienza di piani operativi che ignorano le complessità regionali. Dall’Iraq all’Afghanistan, l’illusione di risolvere dispute attraverso una rapida proiezione di forza si è scontrata con realtà asimmetriche. Anche oggi, la strategia USA in Medio Oriente rischia di intrappolare le forze americane in un terreno dove il fattore tempo gioca a favore del difensore.
Deterrenza sotto pressione: la specificità iraniana
A differenza di altri teatri bellici storici, Atwan evidenzia come l’Iran possieda un’industria militare nazionale che ne garantisce l’autonomia tattica, rendendo vana la speranza di una vittoria rapida. Questa capacità di resistenza non colpisce solo gli asset militari, ma mette a nudo la vulnerabilità delle infrastrutture civili e navali nel Golfo. Molti comandanti militari, citati nell’analisi di Atwan, mettono in guardia contro i rischi di un conflitto che, alimentato da una visione politica distante dalle realtà sul campo, rischia di estendersi ben oltre i confini iraniani, coinvolgendo stati partner in una crisi che tocca le rotte energetiche globali. È evidente come la strategia USA in Medio Oriente non possa prescindere da una valutazione realistica di tali capacità.
Una crisi di legittimità sistemica
Il fallimento delle tregue diplomatiche — e in particolare la violazione del Memorandum mediato dal Pakistan — indica, secondo Atwan, che il modello di interventismo statunitense sta perdendo ogni efficacia. Se ogni guerra condotta in Medio Oriente negli ultimi decenni ha rappresentato un problema di sostenibilità per Washington, il conflitto attuale ne ricalca le dinamiche più critiche.
L’America si trova oggi davanti a un bivio storico: continuare a inseguire l’illusione di una vittoria totale, o riconoscere che la complessità iraniana richiede una diplomazia capace di gestire l’equilibrio. In assenza di questo cambio di rotta, la strategia USA in Medio Oriente appare destinata, secondo la tesi di Atwan, a isolare ulteriormente Washington dai propri interessi regionali, trascinando il Paese in un pantano da cui sarà sempre più difficile uscire.
