(AGENPARL) - Roma, 25 Giugno 2026 - Sconvolge e indigna quanto accaduto martedì a Bruxelles, dove una
delegazione del regime talebano in Afghanistan è stata ricevuta,
informalmente e fuori dai luoghi delle istituzioni, da esponenti della
Commissione Europea. E pensare che solo un mese fa, il Parlamento Europeo
aveva approvato a stragrande maggioranza una risoluzione che condannava il
regime afghano per "apartheid di genere". Al centro dell'incontro, a cui
hanno partecipato rappresentanti di 15 Stati membri dell'UE fra cui
l'Italia, è stata posta la questione del rimpatrio in Afghanistan di coloro
che non avevano ottenuto asilo politico in UE e che, tramite il regolamento
rimpatri, potrebbero essere deportati in quello che è impossibile definire
"paese sicuro". L'incontro è avvenuto in spazi non istituzionali in quanto
l'UE non riconosce ufficialmente il regime al potere ma di fatto, in
maniera vigliacca e ipocrita, ne rafforza il ruolo. Non sono passati
nemmeno 5 anni, in cui non solo le donne, ma la vita delle persone è
peggiorata, le carceri sono piene di detenuti e l'Unione Europea si prepara
a darne altri ai carnefici. Inaccettabile che l'Italia che prima era fra le
forze occupanti in Afghanistan e poi si è fatta vanto di aver garantito i
corridoi umanitari per migliaia di persone in fuga, soprattutto donne, dopo
l'arrivo a Kabul dei talebani, oggi sia parte del tradimento di un popolo
intero. Siamo con i rappresentanti della diaspora che a Bruxelles
protestavano con un solo striscione recante la scritta "shame" VERGOGNA. La
sola parola adatta. Le deportazioni sono per quanto ci riguarda la fine
dell'idea stessa di Europa
Anna Camposampiero, Segretariato della Sinistra Europea
Comunista – Sinistra Europea
