(AGENPARL) - Roma, 19 Maggio 2026 - Direttore Responsabile: Laura Sutto
"Per settimane hanno provato a raccontare che esiste un'anomalia tutta pugliese. Oggi non è la Puglia a contestare il Governo Meloni, sono le Regioni italiane, tutte insieme, a chiedere la sospensione dell'iter del disegno di legge sulla riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale e l'apertura di un confronto vero con i territori. La posizione espressa dalla Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, attraverso il coordinatore Massimo Fabi, è chiarissima, non si può riformare la sanità pubblica con decisioni calate dall'alto, senza coinvolgere le Regioni, senza confronto con chi ogni giorno organizza servizi, cure, assistenza e presidi sanitari sui territori".
Così il capogruppo del Partito Democratico, Stefano Minerva, a seguito della richiesta avanzata al Governo dal coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, Massimo Fabi, di ritirare il ddl delega e aprire un confronto con le Regioni nel segno della leale collaborazione.
"La crisi della sanità – ha detto – non è un problema della Puglia ma una questione nazionale che riguarda tutte le Regioni, indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni. Ed è esattamente dentro questa contestazione delle Regioni che si inserisce il tema dei medici di medicina generale. Perché quando la Conferenza delle Regioni denuncia un metodo imposto dall'alto e l'assenza di un confronto reale sulla riorganizzazione della sanità territoriale sta parlando anche del ruolo di chi ogni giorno tiene in piedi il rapporto tra cittadini e Servizio sanitario nazionale. I medici di famiglia non sono una componente marginale del sistema, sono il primo presidio pubblico di cura, continuità assistenziale e presa in carico nei territori. Sono il punto di riferimento che evita l'abbandono sanitario nelle aree interne, nei piccoli comuni e nelle periferie. Sono quelli che riducono la pressione sugli ospedali e garantiscono prossimità, ascolto e assistenza ai cittadini".
"Per questo – prosegue – le forti preoccupazioni espresse in queste settimane dai medici di medicina generale non possono essere liquidate come una resistenza corporativa, sono parte dello stesso allarme lanciato dalle Regioni: non si può riorganizzare la sanità territoriale senza coinvolgere chi quella sanità la garantisce ogni giorno. Se il Governo pensa di intervenire sul modello delle cure territoriali senza ascoltare Regioni, operatori sanitari e medici di famiglia, rischia di indebolire ulteriormente il sistema pubblico, aumentare le disuguaglianze territoriali e rompere definitivamente il rapporto di fiducia tra cittadini e sanità pubblica".
