(AGENPARL) - Roma, 16 Maggio 2026 - In un messaggio ufficiale indirizzato a Papa Leone XIV, il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha espresso gratitudine per la posizione “morale e razionale” del Pontefice contro le aggressioni militari subite dall’Iran. Il documento, che cita sia il Sacro Corano che la Bibbia contro il peccato d’orgoglio, trasforma il dialogo interreligioso in un potente atto di accusa politica.
Il bilancio delle vittime e l’accusa di crimini di guerra
Pezeshkian ha ricordato l’attacco del 28 febbraio 2026, denunciando l’assassinio del Leader Supremo Ayatollah Khamenei e la morte di 3.468 civili, tra cui i bambini della scuola di Minab. Il Presidente ha descritto la distruzione di infrastrutture civili, siti religiosi (moschee e chiese) e patrimonio culturale come “chiari esempi di crimini di guerra”, accusando gli USA di voler riportare l’Iran all’età della pietra.
Avviso ai vicini: “Le basi USA rendono i vostri territori bersagli”
Il punto politicamente più caldo riguarda i vicini del Golfo Persico. Pezeshkian è stato categorico: l’uso delle basi americane in quei territori per colpire l’Iran ha costretto Teheran alla “legittima difesa” contro gli interessi degli aggressori anche all’interno dei paesi ospitanti.
Hormuz: la normalizzazione è condizionata
Il Presidente ha ribadito che la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz tornerà alla normalità solo quando cesseranno l’insicurezza e il blocco navale statunitense. L’Iran, pur dicendosi impegnato nella diplomazia (citando la mediazione del Pakistan a Islamabad), rivendica il diritto di monitoraggio professionale sulla via d’acqua strategica.
